Bruxelles – A poco più di una settimana dalle elezioni politiche in Ungheria, si acuisce lo scontro tra il premier polacco, Donald Tusk, e il primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orbán. Il casus belli non è solo la questione energetica, con i prezzi e le forniture messe a rischio dalla crisi scatenata dall’attacco israelo-statunitense contro l’Iran. Ma, più nel complesso, il veto di Budapest agli aiuti UE da dare a Kiev, i suoi sussurri di informazioni europee a Mosca, la sua postura davanti alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina e alla leale cooperazione con i membri della famiglia europea. Tutti i puntini, insomma, sembrano unirsi, dall’Ucraina al Medio Oriente. Con un post pubblicato questa mattina (2 aprile), il leader polacco ha lanciato una non troppo velata critica al suo omologo ungherese: “La minaccia di disgregazione della NATO, l’allentamento delle sanzioni contra la Russia, una grave crisi energetica in Europa, la sospensione degli aiuti all’Ucraina e il blocco del prestito a Kiev da parte di Orbán: sembra proprio il piano ideale di Putin“, ha scritto Tusk, con un chiaro riferimento al veto che Orbán mantiene da diverse settimane sul nuovo pacchetto da 90 miliardi di euro di aiuti europei a Kiev .
Alla stoccata di Varsavia è seguita, nel giro di poche ore, la risposta di Budapest. “L’Europa ha di fronte una delle crisi economiche peggiori della sua storia e tutto il mondo sta affrontando una seria crisi energetica”, ha tracciato il quadro – sempre su X – il primo ministro ungherese. Per questo, “l’unica via d’uscita è quella di rimuovere le sanzioni imposte sulle fonti energetiche russe: non dobbiamo pensare a Putin, ma al nostro Paese e alla nostra gente”, ha aggiunto prima di chiudere con una provocazione direttamente rivolta al leader polacco: “Donald, invece di comportarti da guerrafondaio, pensa ad amare e a salvare il tuo Paese!”.
Il post di oggi conferma quanto era già emerso a più riprese nelle scorse settimane, ossia che la strategia del leader magiaro sul dossier degli aiuti a Kiev si basa su una sorta di ‘do ut des‘: il via libera al prestito UE per l’Ucraina arriverà solo quando il petrolio russo tornerà a scorrere verso Budapest attraverso l’oleodotto Druzhba, che passa dall’Ucraina e che è stato danneggiato proprio da un drone di Mosca lo scorso gennaio.
In un altro post su X di questa mattina, il primo ministro ungherese ha ribadito il concetto. Questa volta il ‘capro espiatorio’ è stata una lettera della Commissione Europea in cui si chiede a Budapest di interrompere il meccanismo che garantisce prezzi dei carburanti più bassi ai cittadini ungheresi rispetto a quelli praticati per gli stranieri. Dopo aver definito la missiva di Palazzo Berlaymont “una lettera minatoria“, Orbán ha aggiunto che “Bruxelles deve capire che l’Ungheria sta soffrendo, sia per il blocco di Druzhba da parte dell’Ucraina che per la crisi energetica globale che sta bussando alle nostre porte”. “Non permetteremo che le nostre famiglie soffrano a causa del ricatto ucraino“, ha proseguito, “e per questo l’Ungheria manterrà il sistema di protezione dei prezzi dei carburanti: l’Europa non è un impero governato da Bruxelles e per noi l’Ungheria viene prima di tutto”.
L’escalation nei toni del primo ministro in carica va di pari passo con l’approssimarsi delle elezioni parlamentari del prossimo 12 aprile, appuntamento al quale Orbán arriverà per la prima volta da sfavorito, dopo 16 anni di indiscusso dominio politico. Secondo un sondaggio pubblicato oggi dall’istituto Publicus, Fidesz – il partito di Orbán – otterrebbe soltanto il 35 per cento dei consensi, venendo preceduto con il 41 per cento delle preferenze da Tisza, la creatura politica di Peter Magyar, ex alleato e ora principale rivale del primo ministro. Nonostante questi numeri – confermati dalla maggior parte delle rilevazioni di queste settimane – la sfida resta aperta specialmente a causa della percentuale piuttosto alta di indecisi (intorno al 24 per cento).
Alla luce di ciò, non stupisce che l’eco della campagna elettorale ungherese si stia riverberando ben oltre i confini nazionali, coinvolgendo personaggi e partiti politici a livello europeo. Proprio oggi, si terrà a Budapest un’iniziativa – organizzata dal Partito Democratico Europeo (PDE), formazione transnazionale di orientamento liberale e europeista – per lanciare messaggi a difesa dell’Europa dalle interferenze di Mosca sul voto, dalla corruzione e dalla deriva democratica. Secondo gli organizzatori, tra cui figura l’eurodeputato italo-francese Sandro Gozi (Renew Europe) – mobilitarsi è necessario poiché in questa consultazione sono in gioco “valori non negoziabili che devono essere difesi: la sovranità, la sicurezza e lo Stato di diritto”.









![[foto: Wikimedia Commons]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Hormuz_map-120x86.png)
