Bruxelles – Emissioni di anidride carbonica: la Pubblica Amministrazione italiana sembra aver innestato la retromarcia. Secondo un nuovo studio pubblicato oggi (21 aprile) da T&E (Transport & Environment) – la Federazione europea per i trasporti e l’ambiente – la transizione ecologica delle ‘auto blu’ ha subito una brusca frenata negli ultimi anni, con dati che mostrano una crescente violazione delle norme ambientali che lo Stato stesso si è imposto.
Il dato più critico riguarda il mancato rispetto dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) introdotti a fine 2021. Questa normativa richiede che almeno il 38,5 per cento dei nuovi mezzi a disposizione di politici o di alti funzionari dello Stato o della pubblica amministrazione, sia a zero o basse emissioni (uguali o inferiori a 50 g/km di anidride carbonica). Tuttavia, questa soglia non è mai stata raggiunta a livello aggregato: se nel 2022 la quota si era attestata al 30,5 per cento, nel 2025 è crollata drasticamente al 14 per cento. Questo si riflette direttamente sulle emissioni medie di anidride carbonica delle nuove immatricolazioni: dopo un minimo di 89 g/km registrato nel 2022, la media è risalita a 124 g/km nel 2025.
Nel frattempo, nel 2020 la legge di Bilancio ha stabilito che il 50 per cento delle nuove immatricolazioni di auto blu dovesse essere elettrico, ibrido o a idrogeno. L’obiettivo mai raggiunto fino al 2022, è stato allora ampiamente superato con il 70 per cento.
Il rapporto evidenzia come “la compresenza di due norme che utilizzano parametri diversi – il tipo di alimentazione (ibrido, elettrico, idrogeno) per una, il livello di emissioni per l’altra – genera incertezze applicative e compromette, nel suo complesso, l’efficacia dell’impianto regolatorio”. Il vicolo cieco è rappresentato dall’ibrido perché più immatricolazioni vogliono dire più emissioni. La crescita delle immatricolazioni di questo tipo di auto è stata notevole e rapida: dal 10 per cento del 2020 al 64 per cento del 2025. Tuttavia, solo una piccola parte dei veicoli di questa categoria rientra nei limiti di 50 g/km di emissioni: spesso si tratta di veicoli Plug-in (PHEV) le cui emissioni reali possono essere fino a 5 volte superiori ai valori di omologazione. L’unica tecnologia a zero emissioni, l’elettrico puro, ha perso slancio, passando dal 29,7 per cento del 2022 a un modesto 14,1 per cento nel 2025.
L’analisi rivela disparità profonde tra le diverse amministrazioni. I Ministeri e gli Enti regionali e provinciali risultano essere i meno virtuosi: i limiti emissivi vengono superati rispettivamente dal 96 per cento dei veicoli acquistati dai primi e dal 76 per cento dei secondi e terzi. Oltre alle nuove immatricolazioni, lo studio scatta una fotografia “complessa” del parco auto esistente. Un veicolo su cinque ha più di vent’anni e circa 6mila mezzi appartengono ancora alle classi ambientali più inquinanti (Euro 0-3). I Comuni detengono la quota maggiore di questo parco, con oltre 15mila veicoli.
Dal primo gennaio 2026, infine, i requisiti diventeranno ancora più severi, stabilendo che per rientrare nella quota del 38,5 per cento di veicoli “green”, questi dovranno avere emissioni pari a 0 g/km. In pratica, solo le auto puramente elettriche saranno ammesse. Per invertire la rotta, T&E suggerisce di chiarire la prevalenza dei CAM come standard normativo, rafforzare le immatricolazioni di auto elettriche e istituire un sistema di monitoraggio trasparente e accessibile per garantire l’effettivo rispetto delle leggi.



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