Bruxelles – Dal dialogo strategico con gli eurodeputati, il commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, non è uscito rafforzato. Anzi. Tra i dubbi emersi in aula, si sono imposte soprattutto le questioni legate al peso della Salute nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034 e alla regolamentazione dei prodotti del tabacco (TPD). In entrambi i casi, il commissario ha dovuto affrontare un’aula scettica sul suo operato, nonostante lui stesso si sia definito “più navigato” sul tema del bilancio — trattandosi del suo secondo mandato in Commissione europea — e “totalmente orientato al benessere dei cittadini” sul dossier tabacco. Il tutto in un quadro politico completamente nuovo, nel quale viene messo in discussione anche il futuro dello stesso Várhelyi: la vittoria elettorale di Péter Magyar in Ungheria potrebbe infatti portare a una richiesta di dimissioni del commissario.
Per il prossimo bilancio europeo, la Commissione UE ha proposto uno stanziamento di 121,1 miliardi di euro per salute e coesione sociale. Su un totale di 2.000 miliardi, molti eurodeputati considerano però il fondo dedicato alla sanità “troppo basso”. A portarlo in aula l’eurodeputata della Sinistra europea, Catarina Martins, che attacca: “Abbiamo davanti una Commissione UE che non si occupa di salute. Ritiene che la sanità non sia importante per l’Unione?”. In risposta, Várhelyi ammette: “Sono d’accordo con la proposta della Commissione europea sul QFP? Ovviamente sì, è una decisione collegiale”, ma assicura che “continueremo con tutti i programmi sulla salute”, a partire da EU4Health, il piano finanziario europeo con una dotazione iniziale di 5,3 miliardi di euro adottato per rispondere alla pandemia di COVID-19. “Il bilancio UE è una bestia enorme e complessa, non decido solo io”, ha ribadito il commissario. “Ognuno di noi fornisce il proprio contributo alla proposta”.
Várhelyi ha poi reiterato la sua posizione sui prodotti alternativi alle sigarette tradizionali: “Devono essere considerati allo stesso livello di rischio del tabacco normale. È chiaro che vogliamo una tassazione identica”. Una linea che ha suscitato le perplessità di diversi parlamentari, tra cui l’eurodeputata popolare svedese Jessica Polfjärd, che ha ricordato come “lo snus sia un elemento culturalmente importante per la Svezia e uno strumento fondamentale nella nostra lotta efficace contro il fumo, poiché i suoi effetti nocivi sono notevolmente inferiori”. Secondo Polfjärd, “norme comuni europee sarebbero positive, ma devono basarsi sui dati scientifici e sui relativi effetti dannosi, senza interferire con il modello svedese di successo nella riduzione del fumo”.
Il tema continua a dividere profondamente anche gli esperti del settore. Per Smoke Free Partnership, “nessun prodotto è innocuo” e “la crescente popolarità delle sigarette elettroniche, delle bustine di nicotina e dei prodotti del tabacco riscaldato tra i giovani dimostra il chiaro effetto di ricaduta che questi prodotti possono avere”. Da qui la richiesta di “parità di tassazione e regolamentazione”, ritenuta essenziale “per evitare che l’industria del tabacco si limiti a spostare i consumatori — soprattutto i giovani — da una forma di dipendenza all’altra”.
Di tutt’altro avviso Heino Stöver, docente di Scienze applicate all’Università di Francoforte, secondo cui “c’è stato un completo fraintendimento da parte della Commissione” sui prodotti alternativi. “I nuovi prodotti contengono solo nicotina e aromi”, sostiene. “Quando si parla di confronto dei rischi, mi discosterei fortemente dalla posizione dell’esecutivo europeo: prodotti come sigarette elettroniche, vape, snus bianco e altri strumenti alternativi per il consumo di nicotina sono molto meno pericolosi di qualsiasi sigaretta tradizionale”. Per questo, conclude il professore, “abbiamo bisogno di una differenziazione” nella tassazione dei prodotti del tabacco.
Il commissario Várhelyi ha dunque dovuto incassare più di un colpo sul proprio operato. Critiche che arrivano in un momento particolarmente delicato, in cui la vittoria elettorale di Magyar in Ungheria apre interrogativi sul futuro politico del commissario europeo indicato da Budapest. Il leader ungherese ha infatti fatto della sostituzione degli alti funzionari legati a Fidesz uno dei principi cardine della sua campagna, promettendo di liberare il Paese da tutti i “burattini” che avrebbero aiutato Viktor Orbán a consolidare il controllo sulle istituzioni chiave dell’Ungheria. Resta ora da capire se, agli occhi di Magyar, anche Várhelyi rientri in questa categoria.

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