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    Home » Politica » Draghi invoca il ‘federalismo pragmatico’ a velocità variabili: “Gli Stati che vogliono agire lo facciano”

    Draghi invoca il ‘federalismo pragmatico’ a velocità variabili: “Gli Stati che vogliono agire lo facciano”

    L'ex presidente della BCE e autore del rapporto sulla competitività, suggerisce di abbandonare la via dell'unanimità per un modello di Europa più a misura di tempi contemporanei: "Siamo soli insieme, schiacciati da Stati Uniti e Cina"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    14 Maggio 2026
    in Politica
    Mario Draghi, in occasione della laurea honoris causa conferita dall'università di Leuven [Leuven, 2 febbraio 2026. Foto: imagoeconomica]

    Mario Draghi, in occasione della laurea honoris causa conferita dall'università di Leuven [Leuven, 2 febbraio 2026. Foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – L’Unione europea è a un bivio: o continuare come fatto finora, e soccombere alla Storia, o trovare  il coraggio di rilanciarsi e riformarsi, iniziando dal superamento delle decisioni all’unanimità che paralizzano l’Europa. Mario Draghi sprona i capi di Stato e di governo dell’UE, provando a metterli con le spalle al muro: “Il mondo che un tempo contribuiva alla prosperità dell’Europa non esiste più”, dice nel discorso pronunciato in occasione del conferimento del premio Carlo Magno. In questo nuovo mondo, avverte, “per la prima volta a memoria d’uomo, siamo veramente soli insieme“.

    A oriente come a occidente “l‘Europa deve gestire dipendenze sempre più complesse sia dagli Stati Uniti che dalla Cina“. Se a est Pechino non è mai stato un vero partner, a ovest le relazioni con Washington sono probabimente il vero e proprio dilemma esistenziale dell’Unione europea di oggi. Intanto, avverte Draghi, “dall’altra parte dell’Atlantico, non possiamo più dare per scontato che i custodi dell’ordine postbellico siano ancora impegnati a preservarlo”. Ma non è solo una questione di difesa, che comunque è vista come “opportunità” per rilanciare il settore europeo. “Un’alleanza in cui l’Europa dipende dagli Stati Uniti per la sua difesa è un’alleanza in cui la dipendenza dalla sicurezza può ripercuotersi su ogni altro negoziato: commercio, tecnologia, energia“, esattamente quello che l’attuale amministrazione Trump ha iniziato a fare. Ecco perché, secondo l’autore del rapporto per la nuova competitività dell’UE (che Eunews ha tradotto interamente in italiano), “il cambiamento di posizione americana sulla sicurezza europea non dovrebbe essere visto solo come un pericolo. È anche un necessario risveglio”.

    Questo risveglio invocato da Draghi passa per un completamento europeo, nel senso di un modo tutto nuovo di prendere quelle decisioni che si impongono. E’ il processo decisionale a essere messo sotto accusa: “Il problema non è la mancanza di ambizione tra i leader, ma ciò che accade dopo che l’ambizione entra nel meccanismo”. Intese e accordi vengono elaborati attraverso commissioni che “li annacquano e li ritardano, fino a quando il risultato finale non ha quasi più nulla a che vedere con le intenzioni iniziali”. Il risultato è un’azione che può rivelarsi “talmente inadeguata rispetto alla portata della sfida da risultare peggiore dell’inazione“. Ecco il passaggio chiave di un lungo intervento atto a preparare il terreno per la proposta ‘bomba’: aggirare l’unanimità e procedere a maggioranze variabili.

    “I Paesi che sentono maggiormente il peso di questo momento, e che comprendono che la finestra di opportunità per agire non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di procedere“. E’ questa la chiave di volta per quel cambio di passo che il nuovo mondo richieste. “Questo è ciò che ho definito ‘federalismo pragmatico‘”, e che vuol dire, nella pratica, che i” Paesi che hanno la volontà di agire dovrebbero intensificare la cooperazione in ambiti concreti”. Certo, riconosce Draghi, “questo approccio sarà necessariamente sperimentale”, ma non può essere altrimenti. “Alcune iniziative funzioneranno, altre no: ecco perché è pragmatico. Ma è anche federalismo, perché gli esperimenti non sono casuali”. Al contrario, sottolinea, “sono guidati da un obiettivo comune: la convinzione che gli europei debbano imparare a esercitare il potere insieme se vogliono preservare i propri valori“.

    Tags: cinafederalismofuturo dell'Uemario draghiriformestati unitiue

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