Bruxelles – Mario Draghi, con il suo rapporto per le competitività, ha mostrato la via da seguire. Ora spetta ai governi, nessuno escluso, stabilire cosa fare. La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, incalza l’Europa degli Stati, e chi davvero tira le fila nell’Unione di stampo confederale. Sono i capi di Stato e di governo che dovranno dare risposte: “Sono loro che devono decidere se questo momento diventa un’altra occasione persa, o un altro passo nella costruzione dell’Europa“, scandisce Lagarde in occasione della cerimonia di consegna del premio Carlo Magno, quest’anno consegnato a Draghi proprio per il suo lavoro per il rilancio della competitività (che Eunews ha tradotto interamente in italiano).
Lagarde chiede uno scatto d’orgoglio e un’assunzione di responsabilità. Parte da lontano, per spiegare i limiti strutturali e storici dell’Europa. Ripercorre, in estrema sintesi, il periodo che va dall’800 all’814, e che è il momento dell’impero di Carlo Magno. “Quello che era sembrato essere un momento di unità europea divenne, in termini storici, solo quello: un momento“, scandisce la presidente della BCE, che quindi puntualizza: “Il successo di Carlo Magno dipendeva, in misura straordinaria, dallo stesso Carlo Magno. Ma le istituzioni al di sotto di esso non erano abbastanza forti per sopravvivere allo shock della sua assenza”. Tradotto: “La leadership non è sufficiente“. Vuol dire, spiega ancora Lagarde, che “il compito dello Stato è quello di trasformare momenti decisivi in istituzioni che durano”.
Da qui il richiamo all’azione. Nell’Europa il vero leader è Draghi, e Lagarde lo riconosce pubblicamente. Il ‘whatever it takes’ pronunciato dall’ex governatore della Banca d’Italia è stato uno passaggi chiave della storia recente: “Il suo impegno a fare ‘tutto il necessario’ (whatever it takes, appunto) per preservare l’euro, all’interno del mandato della BCE, è diventato il punto di svolta della crisi” economica dell’UE e della sua monete unica. “È stato un atto di leadership istituzionale: il punto in cui la banca centrale ha chiarito che l’euro era un impegno irreversibile”. Allo stesso tempo “è stato anche un atto di leadership personale“.
Ora questo esempio di leadership deve venire da altrove, vale a dire le capitali. Perché “Mario può diagnosticare il problema, può usare la sua autorità per rompere la compiacenza, ma non può, dall’esterno, costruire le istituzioni che mancano all’Europa. Questa responsabilità è dei leader europei“. È l’invito di Lagarde a tradurre in atto il rapporto Draghi, già in ritardo. “Ora i leader europei devono costruire ciò che dura”, vale a dire istituzioni solide e un’Unione europea capace di tenere il passo della Storia. “Quello di cui hanno bisogno è il coraggio di agire“.
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