Bruxelles – Internet e libertà di pensiero, un problema che investe il dibattito politico e finisce per diventare un caso in Italia, dove la campagna per il referendum sulla riforma della giustizia e la proposta di separazione delle carriere – respinta dagli elettori – vede una presa di posizione delle piattaforme social considerata come controversa. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle in Parlamento europeo, Gaetano Pedullà, Carolina Morace, Mario Furore, Danilo Della Valle e col sostegno di Dario Tamburrano, sollevano il caso del video in cui lo storico Alessandro Barbero esprime la propria opinione che, denunciano nell’interrogazione, “ha avuto una limitazione di visibilità da Meta che lo segnalava come ‘Informazione falsa: esaminata da fact-checker di parti terze'”.
In sostanza, “il fact-checking non può essere censura” su internet, denunciano i pentastellati, secondo cui l’episodio che riguarda Barbero è emblematico delle “preoccupazioni sul ruolo delle piattaforme nella moderazione dei contenuti di pubblico interesse”. Meta è l’azienda che controlla Facebook e Instagram, e già al centro di numerosi contenziosi con la Commissione europea per il mancato rispetto delle regole UE in materia di servizi digitali, ultimo dei quali politiche considerate inadeguate per la protezione dei minori sulle proprie piattaforme.
La Commissione europea non si sbilancia, ma garantisce di essere a conoscenza del ‘caso Barbero’ e di intervenire, se necessario, in un secondo momento. “La Commissione ha avviato un procedimento nei confronti di Meta per la presunta declassazione di contenuti politici attraverso i sistemi di raccomandazione di Facebook e Instagram”, la risposta fornita a nome dell’intero collegio da Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica e la democrazia. Si tratta del procedimento avviato il 30 aprile 2024, e ancora aperto. L’esecutivo comunitario si sta prendendo il tempo che ritiene opportuno per verifiche non semplici. Ma, assicura ancora Virkunnen, “entro il 17 novembre 2027 la Commissione valuterà il regolamento sui servizi digitali (noto come DSA, ndr) esaminando, tra l’altro, il suo impatto sul rispetto del diritto alla libertà di espressione e di informazione“.
Il ‘caso Barbero’ dunque potrebbe essere evitato in futuro. Agli eurodeputati del Movimento 5 Stelle Virkkunen assicura: “La Commissione monitora costantemente il rispetto degli obblighi imposti dal regolamento sui servizi digitali”.
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