Bruxelles – Popolari, socialisti e liberali insieme, come dovrebbe essere da accordi politici di inizio legislatura, ma con il sostegno dei conservatori, come invece non dovrebbe, sempre secondo gli accordi. Mentre estrema destra e sinistra radicale confermano il ruolo di opposizioni. L’accordo interistituzionale sui dazi produce, all’interno dell’istituzione UE direttamente eletta dai cittadini, convergenze e divergenze, per un dossier che fa discutere ma che ha, tra i fili conduttori, la soddisfazione di PPE, S&D, RE ed ECR, per lasciare invece spazio ai malumori di laSinistra e dei sovranisti di PfE, con questi ultimi che scelgono il silenzio.
Sono soprattutto i popolari ad esultare per l’intesa trovata tra Parlamento e Consiglio: “L’accordo offre maggiore certezza alle imprese europee, contribuendo a proteggere gli investimenti e la stabilità economica“, il commento del gruppo del PPE, fedele alla linea per cui “l‘Europa non può permettersi un conflitto commerciale con il suo partner strategico ed economico più importante”. Il gruppo S&D, invece, esulta perché “l‘accordo tariffario UE-USA ora include reali tutele per i lavoratori e le imprese europee“. Il coordinatore dei socialisti in commissione Commercio internazionale, Brando Benifei (PD), ricorda come “l’accordo id Tumberry non è mai stato quello che volevamo“, ma “anziché accettare l’accordo così com’era, abbiamo insistito per l’introduzione di garanzie concrete a tutela degli interessi europei”.
Anche gli europarlamentari del gruppo di Renew Europe si dicono “lieti” per l’inclusione, nell’accordo inter-istituzionale sui dazi, delle clausole “a prova di Trump”. Per Karin Karlsbro, la responsabile dei liberali europei per il file, “l’Europa ha ora definito le condizioni per le relazioni transatlantiche”, e con la finalizzazione dell’accordo “stiamo facendo tutto il possibile per garantire a noi stessi e alle imprese europee la massima stabilità possibile nelle circostanze attuali”. Soddisfatti anche i conservatori. “Il gruppo ECR ha sempre sostenuto la necessità di una relazione commerciale transatlantica pragmatica e lungimirante, incentrata su crescita, stabilità e cooperazione. L’accordo odierno va in questa direzione”, sostiene Kris Van Dijck, negoziatore del gruppo.
Scettici i Verdi, con l’europarlamentare belga, Sara Matthieu, che domanda: “Quanto vale un accordo con Trump? L’estate scorsa ha firmato l’accordo, quest’inverno ha semplicemente annunciato tariffe del 25 per cento sulle auto europee rispetto a tutti gli accordi”. Sul piede di guerra Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo: “Siamo davanti a una Caporetto per il nostro Made in Italy, che verrà penalizzato da dazi unilaterali del 15 per cento rispetto ai prodotti a stelle e strisce che, in alcuni casi, non pagano nemmeno le tasse sui profitti che generano”. Ma è tutto il gruppo de laSinistra a criticare: “L‘accordo UE-USA prevede dazi del 15 per cento sulle esportazioni dell’UE e dazi zero sulle importazioni statunitensi. Nel frattempo, l’Europa sarà costretta ad acquistare oltre 1.000 miliardi di euro di petrolio, gas naturale liquefatto e prodotti per la difesa dagli Stati Uniti”.

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