Bruxelles – La seconda morsa di calore dell’anno che sta attanagliando parte del Vecchio Continente “sta causando pericolosi picchi di inquinamento da ozono troposferico con conseguenze devastanti per la salute umana e ambientale“. L’allarme arriva dall’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) – la più grande rete europea di ONG ambientaliste che ricorda che “le temperature estreme hanno gravi ripercussioni sulla salute”, “l’impatto dello smog fotochimico, che si forma a seguito dell’inquinamento da ozono troposferico, rimane poco conosciuto” e che, “nel 2022, l’esposizione all’inquinamento da ozono, causato in gran parte dal metano derivante dalle pratiche agricole industriali, ha portato a circa 70mila morti premature e a perdite di raccolto per 2 miliardi di euro in tutta l’UE”.
In particolare, avverte l’EEB, i livelli di ozono stanno già superando gli standard di qualità dell’aria dell’UE (qualsiasi valore superiore a 120 mg/m³) e mettono a rischio la vita umana. Le ondate di calore aggravano il problema, portando al superamento della soglia di allarme (oltre i 240 mg/m³), mentre le attuali misure di tutela della salute stabiliscono una media giornaliera massima di otto ore di 120 microgrammi per metro cubo (µg/m³), da non superare più di 18 volte all’anno. Le conseguenze sono già visibili. Nel 2025, l’85,4 per cento delle stazioni di monitoraggio europee ha superato i limiti di sicurezza per l’ozono, in aumento rispetto al 77,4 per cento del 2024. Tra le aree più colpite spicca la Pianura Padana, dove Legambiente Lombardia ha registrato sei superamenti della soglia di allarme già entro giugno 2025. E il 2026 non mostra segnali di miglioramento: già a maggio sono stati segnalati nuovi episodi critici nella stessa regione, confermando una tendenza preoccupante.
Questa situazione preoccupante, inoltre, prende corpo sullo sfondo degli avvisi degli scienziati sull’arrivo questa estate di un “super El Niño” – l’anomala corrente calda che colpisce e innalza le temperature globali di qualche grado ogni qualche anno.
“Ancora una volta, pericolosi picchi di inquinamento da ozono troposferico, alimentati dalle ondate di calore, stanno investendo il continente. Lo smog fotochimico che ne deriva soffoca l’aria che respiriamo, danneggia le colture e esercita un’ulteriore pressione su ecosistemi già sotto stress“, ha dichiarato Luc Powell, responsabile senior delle politiche per la qualità dell’aria e l’agricoltura presso l’EEB.
Il metano è uno dei principali responsabili della formazione dell’ozono troposferico. Quando questo gas reagisce con gli ossidi di azoto (NOx) sotto l’azione della luce solare, si innescano processi chimici che portano alla formazione di smog fotochimico, una miscela tossica che compromette la qualità dell’aria, danneggia i raccolti e mette sotto pressione ecosistemi già fragili. Secondo l’ultimo rapporto della società di consulenza globale Ricardo, il metano è responsabile del 35–37 per cento dell’ozono nocivo a livello del suolo, rendendolo uno dei bersagli più urgenti su cui intervenire.
Eppure, nonostante il suo impatto, il metano resta largamente fuori dal radar delle politiche europee. Attualmente non esistono obiettivi vincolanti per ridurre le emissioni di metano provenienti dall’agricoltura, settore che da solo rappresenta il 57 per cento delle emissioni totali. Questa lacuna normativa indebolisce sia le ambizioni climatiche dell’Unione sia gli sforzi per migliorare la qualità dell’aria.
“Essendo uno dei principali fattori che contribuiscono alla formazione dell’ozono, la riduzione del metano rappresenta uno dei modi più rapidi ed economicamente vantaggiosi per ridurre l’inquinamento e raffreddare il pianeta. Eppure all’agricoltura intensiva, principale fonte di emissioni di metano, viene ancora concesso di inquinare impunemente”, ha precisato Powell. “L’UE ha attualmente un’opportunità fondamentale per intervenire sul metano e pulire la nostra aria, proteggere la salute e rallentare il collasso climatico”, ha continuato.
Organizzazioni della società civile chiedono ora un cambio di rotta deciso. Il metano è attualmente escluso sia dalla Direttiva NEC (National Emission Reduction Commitments) sia dal Protocollo di Göteborg, ignorando un’opportunità cruciale per affrontare il problema alla radice. Con i negoziati in corso, l’Unione europea ha oggi l’occasione di colmare questo vuoto normativo e proteggere concretamente la salute pubblica. Le proposte sono chiare: introdurre obiettivi vincolanti per la riduzione del metano e sostenere gli agricoltori nella transizione verso pratiche agroecologiche. Ciò include la riduzione della densità degli allevamenti, una gestione più efficiente dei liquami e dei mangimi, e tecniche di irrigazione migliorate per le risaie. Interventi concreti, capaci di ridurre rapidamente le emissioni e offrire benefici immediati sia per il clima che per la qualità dell’aria.









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