Bruxelles – La Commissione europea lo ammette: il sistema informatico di ingressi/uscite per i cittadini di Paesi terzi dà problemi. “C’è ancora molto lavoro da fare per risolvere le questioni tecniche”, aveva dichiarato la stessa presidente dell’esecutivo, Ursula von der Leyen venerdì scorso.
Il sistema di ingressi/uscite – in inglese Entry/Exit System, EES – è un sistema informatico automatizzato che mira a registrare i cittadini dei Paesi terzi che viaggiano per periodi di breve durata, ogni volta che attraversano le frontiere esterne dei ventinove Paesi europei che utilizzano il sistema. Implementato l’anno scorso ed entrato pienamente in vigore lo scorso 10 aprile, nelle ultime settimane l’EES è diventato oggetto di critiche a causa dei problemi operativi che si stanno verificando in molti luoghi di frontiera dell’Unione, aeroporti in primis. In molti lamentano che con il passaggio dai timbri alla registrazione biometrica – immagini del volto e impronte digitali -, le procedure richiedono molto più tempo per passeggero. Una situazione che si sta aggravando ulteriormente con l’arrivo della stagione estiva e l’aumento del traffico aereo.
La questione è stata sollevata anche oggi (6 luglio) durante il briefing quotidiano della Commissione europea con la stampa. Uno dei portavoce di von der Leyen, Markus Lammert, ha annunciato che domani si terrà una riunione con il settore aeroportuale, a cui parteciperanno anche alcuni funzionari della Direzione generale della Migrazione e degli affari interni dell’esecutivo. “Il commissario Brunner sta intensificando i suoi contatti con i ministri degli Stati membri interessati per capire esattamente quale tipo di supporto sia necessario”, ha dichiarato, sottolineando che in un paio di mesi, il sistema ha “impedito l’ingresso nell’UE a 1.000 persone”, identificate come “potenzialmente pericolose”.
Alla domanda sul come la Commissione intende risolvere le difficoltà riscontrate dai cittadini europei durante i loro viaggi, il portavoce ha risposto che “in realtà l’impatto del sistema è limitato”, in quanto è stato applicato solo a “1.500 i valichi di frontiera”, a fronte dei “quasi 110 milioni di ingressi e uscite registrati nei 29 Paesi in cui opera. Inoltre, poiché si tratta “di un aspetto che deve essere verificato e registrato al primo ingresso”, secondo Lammert “una volta che i dati sono nel sistema”, gli ingressi successivi saranno processati molto più velocemente. Il sistema presenta inoltre “delle flessibilità intrinseche pensate appositamente per la prossima estate”, ha aggiunto. Ciò significa che “ in situazioni di pressione eccezionalmente elevata su un determinato valico di frontiera, esiste la possibilità di sospendere temporaneamente la registrazione dei dati biometrici”. Per far fronte alle difficoltà riscontrate in alcuni aeroporti “che non riguardano il sistema di ingresso e uscita in quanto tale”, ma le loro “problematiche strutturali”, il rappresentante della Commissione ha paventato la disponibilità di dispiegare Frontex – l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera -, ma solo su richiesta degli Stati membri e per sorvegliare i confini.
Prima del lancio del sistema a ottobre dello scorso anno, “gli Stati membri ci hanno comunicato, di essere pronti per implementarlo”, ha ribadito il portavoce, pertanto la Commissione ha proceduto “con un lancio graduale”. Spetta ora agli Stati membri “implementare correttamente questo nuovo sistema ovunque e la Commissione continuerà a fornire assistenza”, ha concluso.









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