Bruxelles – Brutte notizie per l’eurozona: l’inflazione ha già smesso di ridursi, per tornare a crescere ancora. A luglio si attesterà al 2,9 per cento, in aumento rispetto ai livelli di giugno (2,8 per cento). E’ quanto emerge dai dati preliminari diffusi oggi (31 luglio) da Eurostat. L’istituto di statistica europeo pubblicherà i dati consolidati il 19 agosto, e solo allora si potrà avere il quadro definito della situazione, ma intanto le indicazioni che arrivano sembrano confermare quanto paventato dalla presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, e cioè che l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno.
La situazione sembra davvero peggiorare. Il calo dell’inflazione a giugno viene rimesso immediatamente in discussione e la ripresa delle ostilità nel golfo Persico rischia di peggiorare ancora di più il tutto. Intanto però si registra un aumento importante per la parte energetica del paniere di riferimento. Si prevede che a luglio la voce ‘energia’ registri quota 10 per cento (rispetto all’8,5 per cento di giugno). Aumenti, anche se non così marcati, beni industriali non energetici (0,9 per cento, rispetto allo 0,7 per cento di giugno) e per i servizi (3,3 per cento, rispetto al 3,2 per cento di giugno). In controtendenza i generi alimentari, gli alcolici e il tabacco (1,2 per cento, rispetto all’1,5 per cento di giugno).
Come risultato di queste tendenze è una zona euro che vede ogni singolo Paese oltre la soglia di riferimento del 2 per cento. Tre le principali economie di eurolandia si registrano rialzi marcati per Germania (da 2,4 per cento a 2,8 per cento) e Francia (da 2 per cento a 2,4 per cento). In rialzo anche l’inflazione della Spagna (da 3,6 per cento a 3,8 per cento), in controtendenza invece l’Italia (da 3 per cento a 2,9 per cento). Si segnala la frenata della Bulgaria (da 5,2 per cento a 4,1 per cento), Paese entrato nell’area dell’euro a gennaio e che ha visto esplodere la propria inflazione nel giro di pochi mesi.
La BCE tornerà a riunirsi il 10 settembre. Ci sono ancora tutti i dati consolidati di luglio e quelli preliminari di agosto per le decisioni che il consiglio direttivo sarà chiamato a prendere. Se queste informazioni dovessero continuare sulla scia dei dati preliminari di luglio un nuovo aumento dei tassi di interesse a settembre appare come probabile.
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