Bruxelles – Cipro Nord, la Turchia lega ancor più a sé quella parte dell’isola staccandola sempre di più dal sud europeo. La scelta del governo di Ankara di garantire collegamenti energetici attraverso investimenti mirati ripropone la questione mai superata di un’isola più che mai contesa per scenari tutti nuovi che includono ragionamenti su sanzioni contro uno Stato membro della NATO.
Oggetto del contendere il protocollo d’intesa del 10 luglio tra Turchia e Repubblica di Cipro Nord (stato riconosciuto solo da Ankara) e che prevede la realizzazione di un gasdotto da 101 chilometri – 97 chilometri sottomarini e 4 chilometri di terra – per uso di gas e produzione di energia elettrica. La conduttura colleghrerà l’isola al continente per un’opera che a Bruxelles viene letta come la dichiarata intenzione di controllare sempre di più la parte di territorio rivendicata dal governo di NIcosia.

La Commissione europea sembra prendere atto e prendere tempo, così almeno traspare dalla risposta offerta dall’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, che in materia di sanzioni ricorda come l’esecutivo comunitario non abbia potere di iniziativa: “È prerogativa esclusiva del Consiglio dell’UE, tramite i suoi Stati membri, adottare, all’unanimità, le decisioni relative all’adozione di regimi sanzionatori”. Tradotto: la richiesta va inoltrata altrove.

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