Bruxelles – Daphne Caruana Galizia, non c’è giustizia. Il presunto mandante dell’omicidio della giornalista maltese, morta il 16 ottobre 2017 per l’esplosione di un’autobomba è stato assolto: Yorgen Fenech, miliardario maltese, non è dietro l’uccisione della donna. Così hanno stabilito i giudici, e così, a quasi nove anni dall’accaduto tutto resta senza responsabili. Niente di fatto e tutto da rifare, per un caso che continua a far parlare non solo nell’isola, ma in tutta l’Unione europea.
Nel 2017 la giornalista aveva fatto venire alla luce lo scandalo di corruzione e riciclaggio di denaro a Malta, per quello che sarebbe stato un vero e proprio sistema ramificato. Un’inchiesta scomoda per qualcuno, tanto che Daphne Caruana Galizia è stata messa a tacere una volta per tutte. Ma l’omicidio ha prodotto un vero e proprio terremoto nel Paese: si sono dimessi due ministri, e l’UE ha iniziato a chiedersi dove fosse lo Stato di diritto a Malta. Si è arrivati persino ad accusare governo e autorità maltesi di voler insabbiare le indagini, e a distanza di anni il pronunciamento dei giudici produce nuovi timori per sospetti antichi.
When they assassinated you, in broad daylight, outside your family home, we promised that we would not let them sweep it under the carpet.
— Roberta Metsola (@RobertaMetsola) September 3, 2026
“Abbiamo promesso che non avremmo permesso che insabbiassero la verità“, scrive la presidente del Parlamento europeo, Roberto Metsola, suo account personale X. Parole di sconforto, ma allo stesso tempo di nuovo impegno a fare luce e, soprattutto, giustizia. Dopo la sentenza che respinge tutte le accuse sul principale sospettato morale dell’omicidio, Metsola sceglie di rivolgersi alla giornalista come se fosse ancora viva. Una scelta precisa, che indica la volontà di andare avanti. Che vuol dire ricominciare daccapo, almeno per un filone di inchiesta e indagini.
Gli esecutori materiali sono stati individuati e condannati a ottobre 2022: i i fratelli George e Alfred Degiorgio sono stato condannati a 40 anni di carcere, assieme al pregiudicato maltese Vincent Muscat, in carcere con pena ridotta a 12 anni per aver collaborato con le autorità. Resta però da capire chi ha ordinato di uccidere la giornalista.
“La decisione della giuria maltese di assolvere Yorgen Fenech, accusato di essere il mandante dell’assassinio di Daphne Caruana Galizia, ci lascia sgomenti”, il commento dell’europarlamentare del PD, Sandro Ruotolo. Come Metsola anche Ruotolo dice che “non possiamo rassegnarci”, e che pertanto “la ricerca della verità e della giustizia deve continuare”. Perché, scandisce ancora, “il caso Daphne Caruana Galizia non riguarda soltanto Malta. Riguarda l’Europa“.
Intanto piovono critiche dal Consiglio d’Europa: “È profondamente sconvolgente che, a quasi nove anni dall’omicidio di Daphne Caruana Galizia, i mandanti non siano ancora stati chiamati a risponderne”, commenta Shami Chakrabarti, menbro del Consiglio d’Europa che proprio sui ritardi nella gestione del caso Caruana Galizia sta redigendo un relazione per l’Assemblea parlamentare dell’organismo internazionale. In gioco c’è molto, avverte: “La mancata garanzia di responsabilità individuale per l’omicidio rischia di perpetuare una cultura dell’impunità”. Ecco perché “tutti i responsabili dell’ordine di assassinio devono essere assicurati alla giustizia e le raccomandazioni più ampie dell’inchiesta pubblica devono essere attuate integralmente”.











