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    Home » Industria e Mercati » Portale unico europeo e meno discrezionalità agli Stati: l’UE riforma gli appalti

    Portale unico europeo e meno discrezionalità agli Stati: l’UE riforma gli appalti

    La Commissione europea intende raggruppare le tre direttive in materia in un unico regolamento: opera di semplificazione da 650 milioni di risparmi

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    9 Settembre 2026
    in Industria e Mercati
    Il vice presidente esecutivo per Prosperità e Strategia industriale, Stéphane Séjourné, e la commissaria a Startup, ricerca e innovazione, Ekaterina Zaharieva, in conferenza stampa (9 settembre 2026). Source: EC Commission

    Il vice presidente esecutivo per Prosperità e Strategia industriale, Stéphane Séjourné, e la commissaria a Startup, ricerca e innovazione, Ekaterina Zaharieva, in conferenza stampa (9 settembre 2026). Source: EC Commission

    Bruxelles – Troppe regole, troppi passaggi, troppi ostacoli all’accesso: gli appalti pubblici sono un giungla e la Commissione intende mettere ordine a un settore considerato funzionale all’attrazione di investimenti e di capitali. La legge sugli appalti pubblici, il regolamento concepito allo scopo, intende operare una riforma del settore volto alla semplificazione e alla maggiore competitività. L’iniziativa, sostiene il vicepresidente esecutivo per la Strategia industriale, Stephane Séjourné, “contribuirà a completare il mercato unico degli appalti pubblici“, che vale circa 2.500 miliardi di euro e rappresenta circa il 15 per cento del PIL dell’Unione europea.

    La proposta di revisione delle regole sugli appalti mira a preservare e rilanciare il settore attraverso semplificazioni complessive che l’esecutivo comunitario stima produrranno fino a 649 milioni di euro di risparmi, tra riduzione degli oneri per le stazioni appaltanti (80 milioni di euro) e per gli operatori economici (570 milioni di euro). Soldi da poter re-investire altrove.

    Piattaforma unica europea per tutti gli appalti

    Principale elemento di novità la proposta di creazione di un unico portale telematico europeo per ogni singola gara di appalto. Per l’esecutivo comunitario la chiave per la semplificazione e la riduzione degli oneri amministrativi è la creazione di un mercato digitale integrato per gli appalti, costituito da piattaforme di ‘e-procurement’ (appalti elettronici, appunto) degli Stati membri interconnesse e interoperabili. Digitalizzando procedure e registrazioni si otterrà un sistema più rapido, immediato, senza rischi di duplicazioni di iter.

    Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea responsabile per la Strategia industriale, Stephane Séjourné [Bruxelles, 9 settembre 2026]
    Le stime della Commissione europea indicano che il mercato degli appalti digitali potrebbe generare risparmi annuali ricorrenti pari a 220 milioni di euro per gli acquirenti pubblici (4.700 euro per acquirente pubblico o 700 euro per procedura).

    Meno flessibilità per gli Stati

    In realtà la principale novità riguarda la natura politica del provvedimento: la proposta di legge sugli appalti pubblici mira a rendere le norme più semplici e chiare attraverso un riordino che toglie margini di manovra agli Stati, accorpando le tre direttive vigenti in materia in un unico regolamento. Discrezionalità degli Stati addio, dunque, in nome della competitività. La scelta si spiega anche alla luce delle “ampie” consultazioni con acquirenti pubblici, imprese, sindacati e società civile tenute in questi mesi. Insomma, Bruxelles prova a mettere le altri capitali con le spalle al muro e procedere a normative più europee e meno nazionali.

    Migliori condizioni, non conta più solo il prezzo

    Il regolamento unico per gli appalti pubblici introduce il metodo di aggiudicazione standard basato sul ‘miglior rapporto qualità-prezzo’ (BPQR). Quello che cambia rispetto alle regole attuali è che “non conta più solo il prezzo“, scandisce Séjourné. Conteranno perciò criteri di qualità ambientale o sociale per almeno il 30 per cento del valore dell’appalto, che sale al 50 per cento per i contratti ad alta intensità di manodopera. Chi si aggiudica un appalto ha la possibilità di discostarsi dalle soglie, purché venga garantita la sostenibilità in altro modo, ad esempio attraverso requisiti minimi di qualità, ma previa comunicazione e dimostrazione.

    È in questo ambito che ricade la condizione di reciprocità, che vale in particolare per gli operatori di Paesi non-UE: qualora non fossero rispettati gli impegni assunti o le regole UE la Commissione potrebbe vietare l’accesso al mercato unico ed escludere dal comparto degli appalti gli operatori del Paese straniero. “Con questa riforma riduciamo la burocrazia, offriamo maggiore flessibilità alle stazioni appaltanti e facilitiamo la concorrenza delle nostre PMI in tutto il mercato unico”, assicura ancora Séjourné.

    Appalti sensibili e strategici, la clausola di sicurezza

    Previsti, infine, dispositivi di sicurezza per quelle gare da aprire per infrastrutture chiave: le proposta di legge unica sugli appalti consente, e in alcuni casi impone, agli acquirenti pubblici di affrontare i rischi relativi alla sicurezza e alla pubblica sicurezza dell’Unione o degli Stati membri, alle informazioni sensibili, alla sicurezza informatica e all’indebita influenza di Paesi terzi.

    Le nuove disposizioni in materia di sicurezza degli approvvigionamenti si applicherebbero ai contratti che coinvolgono entità collegate alle infrastrutture critiche e mirano a sostenere la diversificazione delle catene di approvvigionamento, la sicurezza degli approvvigionamenti e la preparazione alle crisi.

    Tags: appalti pubblicicompetitivitàSemplificazioneStephane sejourneue

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