Bruxelles – “Nessuno è entrato nell’area Schengen, anche grazie alla cooperazione con il Marocco”. Per il commissario europeo agli Affari interni e l’immigrazione, Magnus Brunner, la sintesi della crisi migratoria di Ceuta è tutta qui. Il passaggio chiave nell’Aula del Parlamento europeo serve a rimettere tutto in ordine: non ci sono problemi con le autorità marocchine, ma neppure c’era o c’è motivo per chiudere le frontiere. Un riferimento velato all’Italia, al suo governo, e al suo ministro degli Esteri, Antonio Tajani, bravi a creare una crisi diplomatica con Madrid a fini elettorali che si trascina anche nel giorno in cui ci si dovrebbe occupare di altro.
“Che lezioni può impartire Meloni nella gestione dei confini esterni, e di quello che è successo a Lampedusa?“, chiede in tono critico e accusatorio Iratxe García Peres, la capogruppo dei socialdemocratici (S&D). È qui, al secondo intervento dopo le dichiarazioni della Commissione europea, che il dibattito sulla strumentalizzazione della crisi migratoria di Ceuta e la necessità di risposta coordinata smette di essere terreno utile per serenità e unità europee e diventa scontro aperto. “Voglio essere chiara con Vox e Partito popolare spagnolo: quando invocate ritorni non considerate minori e diritti”, insiste la capogruppo S&D, che attacca: “È violazione di Stato di diritto. E quando parlate di invasione alimentate xenofobia e disinformazione“.
Il punto all’ordine del giorno nell’agenda dei lavori segue il suo corso annunciato quando la lista degli oratori mostra il gran numero di europarlamentari spagnoli previsti, che non tradiscono le attese e tramutano la discussione in Parlamento europeo in dibattito di politica interna, con la destra tutta che accusa il governo socialista di Pedro Sanchez – è il caso di Dolors Montserrat (PPE), Jorge Buxadé Villalba (PfE), Diego Solier (ECR) – e la sinistra che replica. A García Perez si aggiunge Estrella Galàn (La Sinistra), che accusa la voluta assenza di solidarietà per calcoli elettorali: “Crisi come queste sono preziose per chi vuole cavalcarle per far pagare il prezzo alla Spagna progressista“.
Il dibattito che avrebbe dovuto censurare la strumentalizzazione dei flussi migratori a Ceuta e trovare una quadra europea si traduce nell’esatto contrario, complice anche l’estrema destra anti-tutto: “La Spagna deve essere espulsa temporaneamente da Schengen“, tuona la nazionalista intransigente Mary Khan (AfD/ESN). Mentre nell’UE di nostalgie e nostalgici Kinga Gàl trova anche modo e tempo di rendere onore all’ex premier ungherese: “Il governo Orbán innalzò una barriera per proteggere l’Europa e invece di ringraziamenti ha avuto migliaia di euro al giorno”.
L’alternanza di oratori non cambia la sostanza, sposta al massimo la direzione degli attacchi e allarga il fronte delle divisioni e degli scontri. Sandro Ruotolo (PD/S&D) torna a prendersela con il governo Meloni: “Che facciamo? Invochiamo la solidarietà europea quando l’emergenza riguarda Lampedusa e la neghiamo quando riguarda Ceuta? Troppo comodo”. La liberale spagnola Oihane Agirregoitia Martínez invece riapre il fronte anti-Rabat: “Il Marocco si è impegnato a riprendere tutti quanti non hanno diritto di restare, ma le immagini mostrano il contrario”.
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