Bruxelles – L’arrivo è quasi da star. La stragrande maggioranza approva gli impegni espressi ieri da Ursula von der Leyen e dimostra di non temere le minacce di ritorsioni di Donald Trump. Il primo ministro canadese, Mark Carney, entra nell’aula plenaria del Parlamento europeo, a Strasburgo, e i deputati europei lo accolgono con applausi, selfie, strette di mano, abbracci. La co-presidente dei Verdi, Terry Reintke, indossa, forse esagerando un po’ nell’operazione simpatia, la maglia del Canada Hookey. Carney la vede e ricambia il segnale di cortesia fermandosi per una foto. Strette di mano tra Carney e il presidente del PPE, Manfred Weber, e il copresidente di ECR e parlamentare di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini. Dopo il discorso di apertura della presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, Carney si alza per andare al podio per prendere la parola, qualcuno grida “USA, USA”, lui sorride e inizia il discorso.
Il centro del suo intervento sta nell’autonomia da costruirsi insieme, Europa e Canada. “Ieri, la presidente von der Leyen ha parlato di andare oltre il CETA per creare un’alleanza per il futuro, aprendo al Canada la possibilità di diventare il primo membro associato dell’Unione europea. Il Canada accoglie con favore questa ambizione. I sondaggi mostrano che la stragrande maggioranza dei canadesi è favorevole a legami molto più stretti con l’Europa”, afferma accolto da forti applausi dell’Aula. Per Carney, “un’alleanza per il futuro rappresenta un approccio unico e positivo che definiremo insieme”. E, chiarisce, “Canada ed Europa devono garantire la propria autonomia strategica attraverso una profonda cooperazione che abbracci l’intera gamma delle capacità strategiche, inclusi i minerali critici, la capacità industriale nel settore della difesa, l’intelligenza artificiale e la potenza di calcolo, la sicurezza energetica, lo spazio e i sistemi di pagamento”, scandisce. “Dobbiamo puntare a un commercio digitale fluido, esteso ai beni non agricoli e a un’ampia gamma di servizi. Dobbiamo inoltre rafforzare i legami tra le persone, consentendo ai nostri giovani di lavorare, studiare e vivere dove desiderano, su entrambe le sponde dell’Atlantico”, precisa accolto da applausi ancora più forti.
Le parole del primo ministro canadese fanno leva sugli storici legami tra le due parti. Una “profondità di legami” che “non si misura sulla base degli scambi commerciali né è iscritta nei nostri trattati” perché “sono profondamente radicati nelle nostre terre”. Relazioni sottolineate anche dalla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nel suo discorso di presentazione di Carney. “Molti di coloro che hanno contribuito a costruire la vostra nazione erano europei in cerca di una vita migliore. E nei momenti più bui del nostro continente, i canadesi sono stati al nostro fianco”, sottoliea Metsola. “Nel 1914, quando la guerra sconvolse il nostro continente, i canadesi combatterono fianco a fianco con noi” e “nel 1944, i vostri ragazzi vennero di nuovo in nostro aiuto, sbarcando sulle spiagge della Normandia al fianco di britannici e americani per contribuire a liberare l’Europa dal fascismo”, aggiunge. “L’Europa sarà sempre grata per il sacrificio di tanti che ci sono stati accanto e hanno difeso la libertà e la democrazia. Non lo dimenticheremo mai” ed “è con il peso di questa storia che ora guardiamo insieme al futuro. L’annuncio di ieri, che apre le porte a un rafforzamento della nostra alleanza, è un enorme passo avanti”, commenta la presidente.
Da questo terreno comune, Carney coglie e approfondisce gli annunci di ieri di von der Leyen. Oggi, di fronte a un mondo in cui “le nostre società sono sottoposte a nuove sfide e a un nuovo uso geopolitico del commercio come arma”; dove “le istituzioni multilaterali sono contese e indebolite”; dove “la sovranità e l’apertura sono oggi difficilmente conciliabili”; “l’integrazione economica è ormai utilizzata come un’arma e i dazi doganali come uno strumento di pressione”; dove “i meccanismi finanziari sono utilizzati per coercizione” e “le catene di approvvigionamento rappresentano punti di vulnerabilità”, il primo ministro mostra all’Unione i vantaggi di un’alleanza ancora più stretta. “L’adesione del Canada a Erasmus Plus offrirebbe ai vostri e ai nostri studenti maggiori opportunità di formazione presso alcune delle migliori università al mondo” e “la partecipazione del Canada alla prossima generazione del programma Horizon ci consentirebbe di mettere in comune le risorse, cooperare su tecnologie di frontiera e valorizzare i nostri istituti di ricerca e le nostre università di eccellenza mondiale”, descrive. In merito all’annuncio di ieri di von der Leyen di una nuova iniziativa europea sulle materie prime critiche, poi, “vorrei far notare che il Canada possiede giacimenti di oltre 34 minerali critici e figura tra i principali produttori dei 10 minerali più essenziali per la transizione energetica”. Dunque, “la nostra alleanza può contribuire a soddisfare il fabbisogno europeo di forniture affidabili e l’aspirazione del Canada a disporre di capacità di lavorazione avanzate, oltre a realizzare il nostro obiettivo comune di completare le catene del valore per la transizione e la difesa“. Non solo. “Il Canada può fornire GNL e idrogeno su larga scala a sostegno della sicurezza energetica europea, anche attraverso lo sviluppo e l’utilizzo di nuove infrastrutture portuali nell’estremo nord e sulla costa orientale; a sua volta, il Canada può trarre vantaggio dalla vostra leadership in molte tecnologie per l’energia pulita” e “possiamo mettere in comune nuove capacità di calcolo sovrane e costruire connessioni a banda larga più sicure tra Europa e Asia, sfruttando la nostra geografia condivisa”, aggiunge.
Carney ha ben chiara l’immagine. Non nomina esplicitamente il presidente Donald Trump e gli Stati Uniti d’America perché l’obiettivo è quello di guarda oltre e altrove. E il modello che propone, in affinità con Bruxelles, è antitetico a quello della Casa Bianca. “Canada ed Europa possono unire le forze per sviluppare protocolli di sicurezza per l’IA, coordinare standard comuni e rafforzare la trasparenza” così come “dovrebbero valutare la creazione di un mercato integrato dei servizi finanziari per ampliare la scelta e ridurre i costi per i cittadini, migliorando al contempo l’accesso al capitale per le nostre imprese e preservando la nostra resilienza finanziaria, leader a livello mondiale”. La conseguenza, per Carney, è che “approfondire ed estendere la nostra relazione rafforzerà la nostra sovranità, migliorerà l’accessibilità economica, le opportunità e la sicurezza per i cittadini, tutelando al contempo la nostra libertà di vivere come desideriamo”.
Infine, alcune parole per provare a rassicurare Washington che, dopo l’annuncio di von der Leyen di ieri, ha già paventato l’uso dell’arma commerciale e dell’imposizione di dazi. Il primo ministro canadese allora snocciola quello che i suoi piani non includono. “Non propongo un terzo blocco che aspiri a diventare una grande potenza rivale, semplicemente dotata di modi più gentili. Non cerchiamo il potere per dominare gli altri. Al contrario, perseguiamo la resilienza affinché nessuno possa controllare i nostri mercati aperti, compromettere la nostra sovranità, minacciare la nostra integrità territoriale o intaccare le nostre libertà, le nostre democrazie e il nostro Stato di diritto”, spiega, evidenziando che “un’alleanza tra Canada e UE rappresenterebbe un punto di riferimento per le altre democrazie; un’alleanza definita non da ciò a cui ci opponiamo, ma da ciò che sosteniamo: libertà, solidarietà, prosperità, sostenibilità”. Si tratterebbe di un’alleanza che “costruisce resilienza grazie a ciò che ci consente di fare per i cittadini”; “forte da impedire a chiunque di dettare le nostre scelte, abbastanza aperta da accogliere nuovi membri e fondata su principi tali per cui la nostra forza rafforza il diritto internazionale anziché cercare di sostituirlo”.
Al termine del discorso, Carney è tornato alla storia ricordando i canadesi che hanno combattuto su suolo europeo nella Prima Guerra Mondiale durante la battaglia di Vimy Ridge, del 1917, in Francia. “Le migliaia di canadesi che non fecero ritorno da quella battaglia sacrificarono la propria vita per qualcosa di molto più grande di loro stessi. Chi fece ritorno a casa si fermò prima a raccogliere delle ghiande: oggi, le stesse querce di Vimy crescono sia in Canada che in Francia, a dimostrazione vivente che ciò che coltiviamo insieme può sopravvivere all’inverno più cupo per tornare a prosperare. Approfondiamo dunque quelle radici”, ha concluso accolto da una lunga standing ovation.








