Bruxelles – I “membri associati” dell’Unione europea non esistono. Ma Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione che ha tenuto questa mattina (16 settembre) davanti al Parlamento europeo ha annunciato: “Vogliamo portare le relazioni con il Canada al livello più alto possibile. Dobbiamo ripensare urgentemente le nostre partnership. Quindi, vorrei collaborare con te (il primo ministro canadese Mark Carney, presente in Aula, ndr) per aprire le porte al Canada affinché diventi il primo membro associato dell’Ue“.
Dopo queste parole ci sono stati applausi scroscianti, von der Leyen e Carney hanno lasciato i loro posti e si sono baciati ed abbracciati. Una scena studiata a tavolino, per dare il massimo pathos a un progetto che piace a molti, probabilmente a moltissimi, come idea generale, ma del quale la presidente della Commissione non ha parlato con nessuno in Europa, del quale non sono note le basi legali, del quale non sono note le tappe. Non proprio un progetto cristallino, dunque.
A sottolinearlo per prima è stata la capogruppo de “La Sinistra”, Manon Aubry, che intervenendo in Aula ha chiesto alla presidente della Commissione: “Chi le ha dato il mandato?”. Von der Leyen non ha parlato con nessuno del suo progetto, dicevamo, ed ha anzi già annunciato l’esito, senza neanche porsi il problema di coinvolgere il Parlamento (e probabilmente neanche tutti i governi), il che pone un problema di legittimità e dunque di democrazia.
Quello della politica tedesca è più che altro un annuncio, forse una forzatura per raggiungere l’obiettivo. “Membro associato” non è una categoria prevista dai Trattati dell’Unione europea. L’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea (TUE), che regola l’adesione al gruppo, prevede solo che uno “Stato europeo” possa chiedere formalmente di aderire. Il Canada, ovviamente, non è uno Stato europeo. Dunque forse von der Leyen pensa a una nuova relazione strutturata e più profonda dell’attuale accordo di libero scambio CETA.
Si tratta dunque di qualcosa di nuovo, che deve trovare una base legale nei Trattati dell’Unione, e della quale devono essere definiti i contorni, i doveri e gli obblighi. Un lavoro che può richiedere anche un decennio.
La presidente ha dato una traccia: “Passeremo dal CETA a un’Alleanza per il Futuro per creare uno spazio comune di prosperità e sicurezza economica. Lavoreremo sulla produzione intelligente. Creeremo un’alleanza tecnologica. Integreremo le basi industriali della difesa. Faremo dell’Artico un progetto comune di punta”. E poi ancora: “Lavoreremo su energia, minerali critici e batterie. Su intelligenza artificiale, tecnologia quantistica, sicurezza informatica e sicurezza economica”. Insomma, su tutto ciò che riguarda difesa, sicurezza e crescita economica. “Si tratta – ha sottolineato von der Leyen – di un partenariato non contro altri, ma a favore della nostra forza comune”.
Va osservato che la proposta arriva mentre i rapporti commerciali tra Canada e Stati Uniti si sono deteriorati, con il presidente Donald Trump che in più occasioni ha evocato l’ipotesi di un’annessione del Canada agli USA. Carney ha già detto di cercare un'”alleanza unica” con l’UE, ma non l’adesione. Domani toccherà a lui parlare nell’Aula di Strasburgo, ascolteremo se si porrà i problemi che von der Leyen non si è posta.


![La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, pronuncia il discorso sullo Stato dell'Unione [Strasburgo, 26 settembre 2026. Foto: Fred MARVAUX Copyright: © European Union 2026 - Source : EP]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/09/soteu26_2-350x250.png)
![La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen [Strasburgo, 16 settembre 2026. Foto: Fred MARVAUX Copyright: © European Union 2026 - Source : EP]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/09/soteu26-350x250.png)







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