Bruxelles – Nel secondo trimestre del 2026 il tasso di risparmio delle famiglie nell’area euro è sceso al 14,2 per cento, contro il 14,4 per cento del primo trimestre, secondo una prima pubblicazione dei conti trimestrali settoriali diffusa da Eurostat. Il calo si spiega con i consumi cresciuti più rapidamente del reddito disponibile lordo, rispettivamente dell’1,3 per cento e dell’1,1 per cento.
Nello stesso periodo è diminuito anche il tasso di investimento delle famiglie, passato dall’8,4 per cento all’8,3 per cento.
Sul fronte opposto, la quota di profitto delle imprese non finanziarie è salita dal 38,4 per cento al 39,0 per cento, poiché i costi del lavoro (retribuzioni e contributi sociali a carico dei datori) più le imposte nette sulla produzione sono cresciuti più lentamente del valore aggiunto lordo, rispettivamente dell’1,0 per cento e del 2,0 per cento. Il tasso di investimento delle imprese è salito dal 22,5 per cento al 22,7 per cento, con la formazione lorda di capitale fisso aumentata più del valore aggiunto, rispettivamente del 2,9 per cento e del 2,0 per cento.
I dati, che confermano un peggioramento della situazione economica delle famiglie, dovuta anche alla crescita dell’inflazione (che nell’Area dell’euro tocca il 3,8 per cento), mostrano quindi una divaricazione netta tra le due dinamiche: mentre le famiglie riducono la propria capacità di risparmio, le imprese vedono aumentare i propri margini.




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