Bruxelles – Supervisione europea dei mercati finanziari, i ministri dell’Economia e delle Finanze dell’UE trovano l’accordo: l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) potrà sostituirsi alle autorità degli Stati solo per le entità più grandi e rilevanti. È questo il punto centrale dell’intesa raggiunta nel corso della riunione del consiglio Ecofin di oggi (9 ottobre) su una delle proposte della Commissione europea considerata come chiave per completare l’unione dei mercati di capitali.
È un compromesso, certo, ma non scontato, visto che i ministri si erano detti contrari alla supervisione europea. Alla fine si opta per una supervisione parziale, con vigilanza da parte dell’ESMA sulle più significative sedi di negoziazione transfrontaliere, nonché delle più significative entità post-negoziazione come i depositari centrali di titoli (CSD) e le controparti centrali (PCC).
Passa la linea dei governi, esultano gli Stati
L’intesa ricalca lo schema che si adottò quando l’UE avviò il processo di unione bancaria, con la supervisione diretta della BCE alle sole banche più grandi, quelle ‘sistemiche’, e per questo più difficili da risanare in caso di shock di liquidità. La soluzione piace all’Italia e al suo ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: “La centralizzazione deve concentrarsi sulle attività e sulle infrastrutture per le quali una dimensione europea della vigilanza produce un reale valore aggiunto”, così ad avere un’architettura “proporzionata” e capace di “tener conto delle specificità nazionali”. In tal senso, sottolinea il titolare del Tesoro, “ritengo che il compromesso sia un grande successo politico”, afferma nel corso della sessione pubblica dei lavori.

Contento anche il ministro delle Finanze olandese, Eelco Heinen: “Con questo accordo andiamo nella giusta direzione”. Mentre il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, non ha dubbi: “Questo accordo cambia le regole del gioco”. Di “buon lavoro” parla il ministro delle Finanze francese, Roland Lescure, Non del tutto contenta l’Austria, ma “in nome del compromesso sosteniamo questo testo”, la concessione del ministro Markus Marterbauer. Non sottoscrive il compromesso il Belgio, che si astiene per dubbi non completamente fugati.
Salvi i ruoli nazionali, la Commissione “deplora” il compromesso
La questione di attribuzioni nazionali è l’elemento principale di un dibattito che ha visto resistenza da praticamente ogni parte. Il gruppo di Paesi che chiedeva garanzie nazionali contro una centralizzazione tutta europea era numeroso (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Polonia, Repubblica ceca, Svezia, con riserve anche di Paesi Bassi, Romania e Francia), e la presidenza irlandese del Consiglio dell’UE ha dovuto trovare la proposta di compromesso per poter rendere possibile l’accordo.
In base all’approccio generale raggiunto, il testo garantisce un ruolo alle autorità nazionali mantenendo un Consiglio dei supervisori distinto, che resterebbe l’organo principale dell’ESMA per le decisioni normative, la strategia, il bilancio e la convergenza della vigilanza. Il Consiglio di amministrazione formulerebbe inoltre raccomandazioni in merito alle decisioni del Consiglio dei supervisori destinate alle autorità competenti, anche con riferimento alla risoluzione delle controversie e alle violazioni del diritto dell’Unione.
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Il compromesso, però non piace affatto alla Commissione europea: “Così si riduce il livello di ambizione del pacchetto, e se ne indebolisce le logiche“, commenta la commissaria per i Servizi finanziari, Maria Luis Albuquerque. Se i rappresentanti dei governi nazionali esultano, diverso è lo stato dell’esecutivo comunitario. “La Commissione deplora profondamente questo compromesso“, rincara la dose Albuqerque, sottolineando come “la Commissione chiedeva che l’intero settore dei fornitori di crypto asset fosse oggetto di supervisione dell’ESMA, invece ve ne finiranno solo alcuni”.
Perplessità anche della BCE
Non è raro che i vertici della Banca centrale europea prendano parte ai lavori di Eurogruppo ed Ecofin, ma meno frequente è l’intervento dei presidenti della BCE. Il più delle volte l’attuale presidente, Christine Lagarde, ha lasciato che fosse il suo vice a prendere la parola. Per l’occasione, invece, è lei stessa a chiedere l’intervento dopo i ministri Francia e Germania, per bacchettare i governi: “Condivido le preoccupazioni per governance e ambito di applicazione” delle nuove regole, scandisce. Quindi avverte: “L’uso di diverse tecnologie di registro distribuito (DLT) rischia di produrre nuove frammentazioni”, l’esatto contrario di ciò che dovrebbe essere la proposta per un’unione dei mercati di capitali.
Le DLT sono sistemi informatici che usano un database condiviso, replicato e sincronizzato simultaneamente. È ciò che permette il superamento di frammentazione, e sono tecnologie fondamentali per l’economia digitale e le transazioni digitali, visto che potrebbero diventare il vero e proprio sistema operativo dei mercati finanziari.
Restano ancora lavori ulteriori da fare per finalizzare il pacchetto, ma l’accordo raggiunto in sede di Consiglio Ecofin appare lontano dall’essere una vittoria vera e propria. Si registra un’Europa a trazione degli Stati, con lo scollamento tra Consiglio da una parte, e Commissione e BCE dall’altra. Ora si attende il Parlamento.
![AMF, Autorità dei mercati finanziari francesi [foto: Franchini/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_258598-750x375.jpg)
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