Bruxelles – Irregolarità e modifiche in corse d’opera per ‘far tornare i conti’, e nascondere così misure approssimative finanziate dai fondi del Recovery Fund: gli Stati membri avrebbero corretto gli obiettivi dichiarati di intervento e riforma ai fini del finanziamento dei piani per la ripresa (PNRR) per occultare fallimenti annunciati. È la denuncia contenuta nella speciale relazione della Corte dei conti dell’UE sull’attuazione del bilancio nel 2025. Nel corposo documento viene denunciato che “numerose decisioni esecutive del Consiglio sono state modificate dopo la presentazione della domanda di pagamento per adeguarle a quanto effettivamente conseguito“.
In pratica, i governi nazionali hanno cambiato in corso d’opera il piano di azione di riforme e di interventi utili a intercettare le risorse del Recovery Fund, che finanzia i PNRR. La Corte dei conti ha verificato se la Commissione abbia valutato le modifiche sulla base di elementi probatori sufficienti a sostegno della giustificazione fornita dagli Stati membri. La risposta è ‘no’. “Le circostanze oggettive non sono sempre state spiegate a sufficienza e, spesso, non sono state suffragate da elementi probatori appropriati”.
Due esempi vengono utilizzati per spiegare la volontà di ‘far tornare i conti’, con Irlanda e Svezia chiamate direttamente in causa con tanto di box specifici, ma sotto la lente d’ingrandimento della Corte dei conti dell’UE sono finite le modifiche di Irlanda, Grecia, Spagna, Italia, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia. Ci sono i governi di questi Paesi sul banco degli imputati, assieme alla Commissione europea che avrebbe lasciato correre.
Per 13 traguardi e obiettivi analizzati (relativi a 13 delle 32 modifiche complessive), la Corte ha constatato che i requisiti della decisione esecutiva del Consiglio per tali traguardi e obiettivi sono stati modificati dopo che gli Stati membri avevano presentato la rispettiva domanda di pagamento alla Commissione. In nove casi, la richiesta di modifica della decisione esecutiva è stata presentata solo dopo la domanda di pagamento. Le decisioni del Consiglio “sono state adottate durante la valutazione preliminare del conseguimento soddisfacente e sono state allineate alle realizzazioni effettive conseguite, rendendo così possibile il pagamento”.
Pratiche utili a insabbiare misure altrimenti da bocciare, con la conseguente mancata mobilitazione di fondi da usare per il bene del funzionamento del meccanismo per la ripresa post-pandemica e la sua riuscita, fondamentale per immaginare strumenti analoghi in futuro. A giudizio della Corte dei conti dell’UE, “la pratica di modificare i requisiti dei traguardi e degli obiettivi in funzione del pagamento riduce l’efficacia della leva finanziaria dell’UE e invia il messaggio che il conseguimento insoddisfacente può essere evitato modificando una decisione esecutiva del Consiglio per sbloccare il pagamento”.
Alcune modifiche hanno “eliminato importanti fasi di attuazione” dalla misura de Recovery Fund, denuncia ancora i revisori di Lussemburgo. Ci sono cinque casi di “decisioni che hanno eliminato, in tutto o parzialmente, la parte della misura relativa alla fase di attuazione“. Ciò è stato fatto, ad esempio, sostituendo la consegna concreta delle realizzazioni con fasi preparatorie. Con i traguardi e obiettivi rivisti, i pagamenti sono collegati a risorse o processi, lasciando le realizzazioni sostanziali al di fuori del periodo di attuazione dell’RRF. Tali casi dimostrano che “alcune modifiche della decisione esecutiva del Consiglio sono andate oltre l’adeguamento della tempistica o delle specifiche tecniche e invece hanno eliminato, in tutto o in parte, le realizzazioni che inizialmente costituivano elementi chiave per il completamento delle misure”.
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