Bruxelles – Ancora più tagli. La soluzione proposta dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’UE per il negoziato sul bilancio pluriennale dell’UE (MFF 2028-2034), è all’insegna di riduzioni ulteriori a quelle già proposte dal governo di Cipro, Paese con la precedenza di turno precedente. Il compromesso negoziale (nego-box) produce levata di scudi di Parlamento europeo, Comitato europeo delle regioni, mondo agricolo, per un ridimensionamento generalizzato di bilancio che porta tutti sul piede di guerra.
Risorse complessive, spariscono altri 108 miliardi. Tagli a coesione e PAC
La prima grande novità che salta agli occhi è la dotazione complessiva di risorse. La Commissione europea, nella sua proposta iniziale, aveva chiesto di mettere circa 1.763 miliardi di euro (prezzi costanti al 2025), Cipro ha ridotto l’ammontare complessivo di circa 33 miliardi, a 1.730 miliardi di euro. Adesso la presidenza irlandese propone impegni complessivi per 1.622 miliardi di euro, 141 miliardi di euro in meno rispetto alla proposta della Commissione e ulteriori 108 miliardi di meno rispetto alla proposta di Cipro.
Per politica agricola comune (PAC) e politica di coesione, programmi accorpati per la prima volta in uno stesso, unico, strumento di finanziamento, viene proposto un tetto massimo di risorse pari a 914,2 miliardi di euro, tutti da ripartire. Per agricoltura e coesione si tratta di una riduzione di 27,8 miliardi di euro rispetto alla precedente proposta della presidenza cipriota (942 miliardi).
La presidenza irlandese opera tagli anche al capitolo ‘competitività’, che pure è una priorità politica dichiarata e da tutti riconosciuta, con tanto di patto politico. Qui si pone il tetto massimo di risorse da impegnare a 455, 6 miliardi, rispetto a 502 miliardi di euro che aveva indicato Cipro (-46,4 miliardi di euro).
Il programma ‘Europa globale’, l’insieme degli strumenti per promuovere politica estera, cooperazione e sviluppo, si vede destinati circa 157 miliardi, per tagli di 26 miliardi di euro (la presidenza cipriota aveva indicato 183 miliardi). Tagli anche per i costi amministrativi, vale a dire stipendi, uffici, rappresentanza: la presidenza irlandese rende disponibili 95,3 miliardi di euro, circa 10 miliardi in meno rispetto a quanto concesso dai ciprioti (104 miliardi).
L’Irlanda accontenta gli Stati smentendo sé stessa, e complicando il negoziato
La presidenza irlandese presenta in sostanza una proposta di compromesso che risponde alle richieste degli Stati, in particolare i frugali, che chiedevano tagli generalizzati e pressoché indiscriminati. Una scelta, quella del governo di Dublino, dettata dalla consapevolezza dell’esistenza di una maggioranza di Paesi difficile da scardinare, e la riduzione si spiega con la volontà di trovare un accordo.
L’intesa politica però non va trovata solo in seno al Consiglio europeo. Serve l’accordo inter-istituzionale con il Parlamento europeo, dove il premier irlandese aveva promesso un bilancio pluriennale ambizioso. La proposta invece sconfessa dichiarazioni e intenzioni, incidendo negativamente nei rapporti inter-istituzionali, nel negoziato, e nelle velleità irlandesi di chiudere la presidenza con un successo politico.
Al via la presidenza irlandese dell’UE, che ruota attorno al bilancio pluriennale
“La proposta della Presidenza irlandese non può costituire il punto di partenza per un accordo“, tuona Sigfried Muresan, vicepresidente del gruppo dei popolari (PPE), e co-responsabile del dossier per il Parlamento. “Siamo pronti a negoziare, ma l’accordo deve fondarsi sull’ambizione, non sulla logica dei saldi netti”, critica ancora. Quindi censura Dublino: “La Presidenza irlandese non ha tenuto conto di alcuna delle proposte del Parlamento“.
Per il PPE rincara la dose Danuše Nerudová, correlatrice del PPE sulle risorse proprie, correlatrice sulle risorse proprie: “Siamo particolarmente delusi dal fatto che nessuna delle proposte del Parlamento sia stata accolta, nonostante il riscontro positivo ricevuto da molti Stati membri”.
Critica anche Carla Tavares (S&D): “Il taglio del 12,8 per cento alla competitività e quello del 17,4 per cento all’azione esterna rischiano di lasciare gli europei esposti”. In particolare, lamenta, gli europei si trovano “meno attrezzati per colmare il divario in termini di innovazione e investimenti, sostenere i partner dell’Europa, rispondere alle crisi e difendere i propri interessi e valori, proprio mentre cresce l’instabilità globale”. Mentre Sandra Gómez López (S&D), avverte: “Senza progressi sulle risorse proprie non c’è bilancio pluriennale“.
Anche il Comitato delle regioni (CoR) boccia senza appella quanto messo sul tavolo dalla presidenza irlandese: “Il prossimo bilancio dell’UE rischia di sostituire una politica di investimenti per la competitività — che valorizza i territori, ne accresce le capacità e li connette all’economia europea — con una competitività cieca alla geografia”, denuncia la presidente dell’istituzione, Kata Tüttő. A suo giudizio si va verso uno scenario di indebolimento, “concentrando le risorse nelle aree più forti e costringendo al contempo le regioni europee a una competizione più aspra per accaparrarsi ciò che resta”.
Per Berlino i tagli non bastano, vertice dei leader infuocato
Se il Parlamento minaccia di andare allo scontro, in Consiglio i Paesi sembrano pronti ad accogliere la sfida e addirittura la Germania rilancia con altri tagli. In una nota ufficiale il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, boccia la proposta irlandese perché non sforbicia abbastanza il bilancio pluriennale. “L‘entità della nuova proposta non costituisce una base per un’intesa“, fa sapere il capo del governo federale, contrariato perché 108 miliardi di tagli sono pochi. “Il bilancio dell’UE deve essere sostenibile per coloro che ne sostengono l’onere finanziario principale”, spiega. Tradotto: Berlino non intende mettere soldi per il funzionamento dell’Unione europea.
Queste posizioni rischiano di compromettere il vertice dei capi di Stato e di governo di questa settimana (15 e 16 ottobre), dedicato proprio al bilancio comune. Quasi due terzi degli Stati membri, 16 su 27, Italia compresa, sono contrari a tagli per politiche agricola e di coesione, e la linea che arriva da presidenza irlandese e Germania, capofila dei Paesi cosiddetti ‘frugali’ attenti a spendere il meno possibile, rischia di alimentare tensioni e conflitti utili solo a far saltare il tavolo.
Agricoltori pronti a riportare i trattori in strada
La presidenza irlandese incontra anche le minacce di nuove proteste del settore primario, già capace di mettere a ferro e fuoco la capitale dell’UE: “Il mondo agricolo europeo respinge la proposta di bilancio del Consiglio“, il commento diramato da Copa-Cogeca, il sindacato unitario di agricoltori e cooperative agricole europei, subito dopo la presentazione del nego-box della ‘presidenza di turno. Il taglio da 27,2 miliardi di euro a coesione e PAC all’interno del complessivo taglio da 108 miliardi viene considerato come un vero e proprio ‘scippo’. “Siamo scesi in piazza a Bruxelles e nelle capitali nazionali per difendere una linea rossa fondamentale: una PAC forte, comune e adeguatamente finanziata”, ricorda Copa-Cogega. Il risultato di tutto questo? “Due anni di avvertimenti ignorati”.
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