Bruxelles – “Stop ad armi e a soldi all’Ucraina“. Matteo Salvini conquista così la sua platea, che anche sulla base di questo impegno lo conferma segretario della Lega Nord. Certo, in politica non è raro dire una cosa e poi farne un’altra, ma la dichiarazione pubblica del leader del Carroccio prima uscente e poi rieletto, non è di quelle che si possono ignorare facilmente, perché il dossier ucraino è sensibile a Roma come in Europa. Salvini rischia di aprire uno strappo con Bruxelles, le altre capitali, oltre una frattura difficilmente sanabile con la maggioranza di governo di cui fa parte.
Perché Matteo Salvini resta comunque vicepremier, all’interno di una coalizione dove le posizioni di Fratelli d’Italia e Forza Italia sul sostegno a Kiev, militare e finanziario, è stato fin qui incrollabile e neppure la campagna elettorale in cui vive il Paese, ancora, sembra aver smorzato. Il congresso della Lega vede invece prese di posizioni in aperto contrasto con l’agenda di governo nazionale al pari di quella a dodici stelle.
Le sue esternazioni sull’Ucraina gli valgono sostegno e apprezzamento di Luca Zaia, uomo forte della Lega in Veneto: “Questa guerra sta durando da quasi più anni della seconda guerra mondiale, si sta radicalizzando e rischia di diventare il nostro Afghanistan“, commenta a margine dei lavori del congresso. In sostanza, ha ragione Salvini, sostiene Zaia: “Certo, sono anche obiettore di coscienza…”
È alla sua base che guarda, Salvini, e alle fronde interne. Già, la Lega è animata da malumori per gestione e scelte non condivise. Pesa il calo dei consensi, su cui gioca un ruolo la figura del generale Vannacci, portato alla Lega da Salvini in persona per rimpinguare il bacino di voti e poi dallo stesso Vannacci scaricato. L’europarlamentare ha usato la Lega per crearsi un percorso politico tutto suo, che fa concorrenza al partito di Salvini.
È stato rieletto per la quarta volta, Salvini. Ha ottenuto circa il 76 per cento di voti rispetto a Massimo Garavaglia, sfidante solo sulla carta. Resterà in carica fino al 2030, ma dovrà lavorare sin da subito per tenere le redini di un partito che già registra defezioni: la deputata romana Simonetta Matone esce ed entra in Forza Italia, in protesta per la gestione Salvini e un corso che non c’è stato.
Adesso il rebus è come continuare la legislatura e come gestire un file che sì, anche l’UE vorrebbe chiudere, come dimostrano i ragionamenti sulla pace in corso e la necessità di avere un rappresentante, ma su cui oltre i confini italiani nessuno ha dubbi.
![Matteo Salvini, segretario della Lega, ministro delle Infrastrutture e vicepremier [Milano, 25 ottobre 2026. Foto: Roby Bettolini/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_2835876-750x375.jpg)
![Da sinistra: il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa; il presidente dell'Ucraina, Volodymir Zelensky: la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen [Bruxelles, 18 giugno 2024. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/euco_ua260618-e1792173682649-350x250.jpg)

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