Bruxelles – Il tasso di fecondità più basso dal 2001: è quello registrato dall’Unione europea nel 2024, pari a 1,34 nati vivi per donna. Sono i dati di Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’UE, secondo cui non ci sono sorprese nella fotografia scattata perché, negli ultimi 20 anni, il tasso di fecondità ha oscillato tra 1,34 e 1,57 nati vivi per donna, il che significa che è rimasto costantemente al di sotto della soglia di ricambio generazionale di 2,10. In Italia, il tasso è sceso da 1,25 nel 2021 a 1,24 nel 2022, da 1,21 nel 2023 a 1,18 nel 2024. Lo Stivale è nel fondo della classifica, dove all’ultimo posto si posizione Malta (1,01) seguita da Spagna (1,10), Lituania (1,11), Polonia (1,14), Estonia (1,18 come l’Italia).
Tra le 1.165 regioni dell’UE classificate al livello 3 della nomenclatura delle unità territoriali per la statistica (NUTS) per le quali sono disponibili dati, 439 (37,7 per cento) hanno registrato nel 2024 un tasso di fecondità totale inferiore alla media dell’UE, 714 (61,3 per cento) un tasso superiore a tale media, mentre 12 regioni si sono attestate esattamente sulla media dell’UE.
Tassi pari o superiori a 1,75 nati vivi per donna sono stati rilevati in 14 regioni sia in Bulgaria che in Francia, in 6 regioni in Germania, in 3 regioni in Slovenia, in 2 regioni in Ungheria, nei Paesi Bassi e in Romania, nonché in una regione ciascuna in Irlanda, Grecia, Croazia e Slovacchia.
Per contro, i tassi di fecondità totale sono risultati particolarmente bassi in Spagna (in particolare nel nord-ovest e in alcune regioni insulari) e in gran parte dell’Italia (specialmente in Sardegna, dove il dato scende sotto una nascita per donna). I tassi più bassi, inferiori a 1,00 nato vivo per donna, sono stati osservati in 16 regioni spagnole, 7 polacche, 5 italiane, 3 greche, nonché in 2 regioni in Germania e in Lituania.










