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    Home » Economia » Gas ammesso tra i progetti finanziabili nei piani nazionali di ripresa, ma “deve contribuire alla decarbonizzazione dell’UE”

    Gas ammesso tra i progetti finanziabili nei piani nazionali di ripresa, ma “deve contribuire alla decarbonizzazione dell’UE”

    Le linee guida di Bruxelles per valutare la 'sostenibilità' dei piani di ripresa e resilienza secondo il principio di 'Do no significant harm' ("non arrecare danni significativi all'ambiente")

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    12 Febbraio 2021
    in Economia

    Bruxelles – ‘Do no significant harm’, non arrecare danno significativo all’ambiente. È questo il principio che guida la Commissione Europea nel valutare la sostenibilità dei piani nazionali di ripresa che permetteranno agli Stati membri di accedere alle risorse del fondo di ripresa da 672,5 miliardi di euro in prestiti e sovvenzioni, la Recovery and Resilience facility (RRF). L’Esecutivo comunitario ha pubblicato le linee guida agli Stati per l’attuazione del principio “non arrecare danni significativi” alla protezione dell’ambiente, per orientare gli investimenti e le riforme attraverso i fondi europei nel quadro della ripresa dalla pandemia. Ricordando, inoltre, che il via libera di Bruxelles ai piani nazionali è un requisito fondamentale per accedere ai fondi europei, che dunque dovranno essere coerenti con gli obiettivi Ue. 

    Tra i finanziamenti ammissibili nei piani di ripresa nazionali non saranno esclusi a prescindere quelli per progetti che includono l’utilizzo del gas – produzione di energia, riscaldamento, o trasporto di gas – a condizione che facciano parte di una strategia nazionale che contribuisca alla decarbonizzazione del Continente europeo. Per gli Stati membri, si legge, “che si trovano di fronte a considerevoli sfide nell’abbandono delle fonti energetiche ad alta intensità di carbonio è ammesso il sostegno a misure di produzione di energia elettrica e/o di calore a partire dal gas naturale”, purché i progetti finanziati concorrano al “conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione che l’UE si è fissata per il 2030 e il 2050”. 

    Se in linea generale Bruxelles non considera il gas coerente con il principio di innocuità, prevede sostanziali eccezioni che intende valutare “caso per caso”, Stato membro per Stato membro. Le condizioni di accettabilità di queste spese di stimolo sono dettagliate nell’appendice al documento, ma in ogni caso la produzione di emissioni di gas a effetto serra deve rimanere inferiore a 250 gCO2e/kWh. Tra questi, ammesso il sostegno agli impianti di produzione di energia elettrica a partire dal gas naturale nei sistemi di teleriscaldamento e teleraffreddamento; alle infrastrutture di trasporto e distribuzione di combustibili gassosi; alle misure riguardanti le caldaie e gli impianti di riscaldamento alimentati a gas naturale (e la relativa infrastruttura di distribuzione).

    Nonostante le critiche di ONG e ambientalisti, la Commissione Europea non ha mai nascosto di considerare il gas la fonte energetica più utile alla transizione climatica al 2050, convinta che non possa imporsi “da un giorno all’altro” un modello di economia completamente privo di ricorso alle fonti fossili. Soprattutto perché ci sono Stati membri ancora molto indietro con la decarbonizzazione. Spera inoltre di poter sfruttare le nuove infrastrutture anche per il trasporto dell’idrogeno pulito.

    Per arrivare a spendere i finanziamenti in arrivo da Bruxelles in maniera corretta, la Commissione invita gli Stati a considerare dunque il criterio di ‘non arrecare danno significativo’ ai sei obiettivi ambientali stabiliti dall’Ue nel quadro della Tassonomia, il sistema di classificazione degli investimenti verdi. Ovvero: la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici; l‘uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine; la transizione verso un’economia circolare; la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento; la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Secondo le linee guida di Bruxelles tutti gli Stati membri devono fornire una valutazione sul principio di ‘no harm’ per ciascuna delle misure che devono essere attuate. 

    Secondo l’accordo raggiunto a Bruxelles, è previsto che il 37 per cento dei finanziamenti del fondo di ripresa sia speso per rendere l’economia europea “climaticamente neutra” entro il 2050 e lo stesso dovranno fare gli Stati membri orientando a questo scopo i loro piani nazionali. Fonti del Berlaymont spiegano che ad oggi sono 19 gli Stati membri – Italia compresa – ad aver presentato a Bruxelles il proprio piano nazionale di ripresa e resilienza, che dovrà superare il vaglio della Commissione europea. La scadenza per presentare i piani è fissata al 30 aprile 2021.

    Tags: commissione europeagaspiani nazionali di ripresa e resilienzatassonomia verde

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