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    Home » Politica » Polonia e Ungheria ricorrono a Corte UE. “No” al legame tra stato di diritto e fondi europei

    Polonia e Ungheria ricorrono a Corte UE. “No” al legame tra stato di diritto e fondi europei

    La Commissione attenderà gli orientamenti del giudice di Lussemburgo. La Ministra della Giustizia ungherese Varga: "Vince il buon senso"

    Gianluca Martucci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@GianMartucci" target="_blank">@GianMartucci</a> di Gianluca Martucci @GianMartucci
    11 Marzo 2021
    in Politica
    A sinistra e a destra: Viktor Orbán e Mateusz Morawiecki, rispettivamente primo ministro di Ungheria e Polonia

    A sinistra e a destra: Viktor Orbán e Mateusz Morawiecki, rispettivamente primo ministro di Ungheria e Polonia

    Bruxelles – Ungheria e Polonia hanno impugnato davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il regolamento europeo approvato a dicembre 2020 che condiziona l’erogazione dei fondi europei al rispetto delle regole sullo stato di diritto. Il nuovo meccanismo, entrato in vigore il 1° gennaio 2021, era stato salutato con entusiasmo in sede di approvazione del nuovo bilancio pluriennale (MFF 2021-2027) e ha l’obiettivo di punire le violazioni dei diritti fondamentali che producono “conseguenze negative sugli interessi finanziari dell’Unione”.

    Per la piena applicazione delle nuove regole la Commissione aveva deciso di attendere il vaglio della Corte di Giustizia dell’Unione europea alla quale gli Stati membri avrebbero potuto ricorrere fino a lunedì 15 marzo. Un’occasione che Ungheria e Polonia, due Paesi più volte finiti nella lente di Bruxelles per le continue violazioni dei diritti fondamentali, non si sono fatte sfuggire. Ma la Commissione aveva definito gli orientamenti della Corte di Lussemburgo essenziali per poter definire successivamente le linee guida in base alle quali stabilire la procedura con la quale sospendere i fondi in caso di accertata violazione dello stato di diritto.

    Proprio oggi (11 marzo) il Parlamento europeo si è riunito in dibattito per chiamare la Commissione europea all’azione e rispettare la posizione espressa insieme al Consiglio a dicembre. Sul commissario al BIlancio, Johannes Hahn, sono piovute le dure critiche dirette soprattutto dai Verdi e dal gruppo della Sinistra. “Perché ci sono tante parole ma nessuna azione?”, ha chiesto l’eurodeputata dell’estrema sinistra Malin Björk. A incalzarla Terry Reintke dei Verdi: “Aspettiamo da tre mesi le linee guida”, ha detto rivolgendosi ad Hahn. “Se la Commissione non difende lo stato di diritto fa crescere i sentimenti ant-ieuropei e li alimenta non tra i soliti sospetti ma tra i normali cittadini, gli avvocati, i procuratori e le Ong che hanno difeso i trattati e la democrazia europea e che credono al fatto che l’UE sia un’area di libertà e sicurezza. Utilizzate tutti gli strumenti disponibili, ora!”.

    Sul tavolo per il momento c’è intanto l’azione di annullamento che Ungheria e Polonia hanno avanzato alla Corte UE. Prima della conferma ufficiale da parte di Lussemburgo la ministra della Giustizia ungherese Judit Varga ha scritto un post su Facebook con cui ha motivato la mossa intrapresa con l’alleato polacco. “Non possiamo permettere che la legislazione dell’UE che mina la certezza del diritto resti in vigore. Per questo, come avevamo promesso, contestiamo il regolamento sulla condizionalità dei fondi europei davanti alla Corte di Giustizia europea”, ha scritto. “Abbiamo respinto questo attacco della sinistra e abbiamo difeso gli interessi ungheresi nel bilancio europeo. Vince il buon senso”.

    Tags: bilancio uecommissione europeacorte di giustizia ueJohannes Hahnjudit vargaMalin BjörkMateusz Morawieckimeccanismo di condizionalitàmff 2021-2027parlamento europeoPoloniastato di dirittoTerry Reintkeungheriaviktor orban

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