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    Home » Agrifood » PAC e clima, la Corte dei Conti UE boccia la politica agricola comune: “Non riduce le emissioni”

    PAC e clima, la Corte dei Conti UE boccia la politica agricola comune: “Non riduce le emissioni”

    Mentre a Bruxelles si negozia su quanto debba essere 'verde' la prossima PAC (2021-2027), i revisori di Lussemburgo concludono in una relazione che tra 2014 e 2020 i finanziamenti agricoli dell'UE per l'azione per il clima non hanno contribuito a ridurre le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall'agricoltura, circa il 10% di quelle totali. La Commissione dovrebbe chiedere agli Stati obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni dal proprio settore agricolo

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    21 Giugno 2021
    in Agrifood

    Bruxelles – Ridurre con la PAC l’impatto dell’agricoltura sul cambiamento climatico? Non ci siamo. Nonostante l’azione per il clima sia uno degli obiettivi della Politica agricola comune con oltre 100 miliardi di euro per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico distribuiti tra 2014 e 2020, è dal 2010 che le emissioni di gas a effetto serra prodotte dal settore primario non diminuiscono e dunque i finanziamenti agricoli dell’UE per l’azione per il clima non fanno quello che dovrebbero.

    Il monito arriva da Lussemburgo, nell’ultima relazione speciale della Corte dei conti europea sul legame tra PAC e cambiamento climatico (ovvero sulla riduzione delle emissioni di gas serra), pubblicata oggi (21 giugno), che denuncia “limitate potenzialità” delle misure finanziate dalla PAC ai fini della mitigazione dei cambiamenti climatici. La PAC – sentenziano i revisori di Lussemburgo – non incentiva l’adozione di pratiche efficaci rispettose dell’ambiente.

    L’agricoltura produce circa il 10 per cento delle emissioni di gas serra in Unione Europea e il tempismo della pubblicazione è significativo. A Bruxelles si si sta negoziando la futura Politica agricola comune per il periodo 2021-2027, che dovrebbe entrare in vigore da gennaio 2023 e che disporrà di una dotazione di circa 387 miliardi di euro. Parlamento e Stati “litigano” proprio su quanto debba essere ‘verde’ e in linea con il Green Deal europeo la nuova politica comunitaria. La grande novità di questo nuovo esercizio sono i “piani strategici” che gli Stati devono elaborare a livello nazionale su come il proprio comparto agricolo possa contribuire alla riduzione delle emissioni prodotte dall’agricoltura in UE. Prima non erano tenuti a farlo.

    Quanto all’esercizio precedente preso in esame, la PAC ha finanziato raramente misure con un alto potenziale di mitigazione del clima. Quasi la metà delle emissioni dell’agricoltura derivano dal comparto zootecnico, ovvero l’allevamento del bestiame. E secondo la Corte di Lussemburgo sono rimaste stabili dal 2010, senza che la PAC aiuti a limitare la produzione di CO2: “non cerca di limitare il numero di capi di bestiame, né fornisce incentivi per ridurli”, denuncia la Corte. Un altro quarto di emissioni provengono dall’uso di fertilizzanti chimici e letame, che hanno registrato anche un aumento tra il 2010 e il 2018. La PAC sostiene pratiche che possono ridurre l’uso di fertilizzanti, come l’agricoltura biologica, ma la Corte non è sicura che queste pratiche abbiano un impatto sulla riduzione di emissioni di gas serra. Altre pratiche che hanno una efficacia provata contro le emissioni di CO2, come l’agricoltura di precisione, “ricevono invece meno finanziamenti”.

    Tra le raccomandazioni che la Corte fa alla Commissione europea c’è “fare in modo che la PAC riduca le emissioni da bestiame e fertilizzanti invece di aumentarle”, spiega Viorel Ștefan, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione, in un briefing con la stampa. L’esecutivo comunitario dovrebbe invitare gli Stati membri a stabilire un obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra dal loro settore agricolo. E monitorare poi che le promesse fatte dagli Stati membri nei piani strategici siano mantenute in termini di riduzione delle emissioni di gas serra dall’agricoltura.

    La lente dei revisori di Lussemburgo si sofferma anche sulle emissioni prodotte da letame e uso dei terreni (terre coltivate e pascoli). Viene osservato che se da un lato ci sono pochi finanziamenti alle pratiche di mitigazione, dall’altro la PAC finanzia pratiche non rispettose dell’ambiente: viene fatto l’esempio delle sovvenzioni agli agricoltori che coltivano le torbiere drenate, fonti di carbonio, che rappresentano meno del 2 per cento delle superfici agricole dell’UE ma rilasciano il 20 per cento delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE prodotte dall’agricoltura. Secondo la Corte di Lussemburgo i fondi per lo sviluppo rurale (secondo pilastro della PAC) dovevano essere utilizzati per il ripristino di queste torbiere, ma “ciò è avvenuto di rado”. Il recupero delle zone umide può infatti contribuire a ridurre le emissioni di gas serra, per cui tra le raccomandazioni la Commissione UE dovrebbe incentivare il drenaggio dei suoli organici.

    Di contro, tutte le pratiche agricole per il sequestro del carbonio non hanno visto un aumento dei finanziamenti rispetto al periodo precedente, 2007-2013. “Le nostre constatazioni dovrebbero essere utili per raggiungere l’obiettivo UE della neutralità climatica entro il 2050. La nuova politica agricola comune deve concentrarsi di più sulla riduzione delle emissioni prodotte dall’agricoltura, deve essere più trasparente e rendere meglio conto del contributo fornito alla mitigazione dei cambiamenti climatici”, ha aggiunto Ștefan. La Corte raccomanda alla Commissione di riferire regolarmente sul contributo della PAC alla mitigazione del clima, di impostare degli indicatori di monitoraggio che consentano una valutazione annuale dell’effetto delle misure di mitigazione del clima finanziate dalla PAC.

    Tags: Capcorte dei conti europeigreen dealpacpolitica agricola comunePolitica agricola comune (2021-2027)

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