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Riforma PAC, la presidenza di Lisbona pronta a un ultimo tentativo di accordo entro giugno

Riforma PAC, la presidenza di Lisbona pronta a un ultimo tentativo di accordo entro giugno

La ministra portoghese Maria do Ceu Antunes raduna a Lisbona gli omologhi europei per tentare il tutto per tutto in vista del trilogo della prossima settimana (24 e 25 giugno) e dell'ultimo Consiglio Agricoltura sotto la sua presidenza (28 e 29 giugno). La Commissione Europea mette sul tavolo una nuova proposta di compromesso su come allineare la politica agricola al Green Deal

Bruxelles – Lisbona tenta il tutto per tutto. A due settimane dalla scadenza della presidenza del Consiglio UE (che dal primo luglio sarà nelle mani della Slovenia), la ministra portoghese per l’Agricoltura Maria do Ceu Antunes raduna (ieri e oggi 15 giugno) a Lisbona tutti gli omologhi europei in un vertice informale sui sistemi alimentari innovativi che in realtà è un modo per discutere a margine di riforma della Politica agricola comune dopo il tentativo di accordo sfumato a fine maggio. Presente anche il commissario europeo Janusz Wojciechiwski, che da quanto emerge dalla conferenza stampa finale di oggi (15 giugno) avrebbe messo sul tavolo una nuova proposta di compromesso su come legare la PAC agli obiettivi climatici del Green Deal.

Commissione e Consiglio non entrano nel dettaglio. “Non è il momento ora, siamo in una fase cruciale delle trattative, ed è con il pieno impegno della presidenza portoghese che siamo arrivati a questo stadio”, ha detto la ministra. Il vertice informale fa da premessa al prossimo trilogo con il Parlamento europeo del 24 e 25 giugno, ultimo step prima del Consiglio Agricoltura e Pesca che si riunirà il 28 e 29 giugno a Lussemburgo, l’ultimo per la presidenza di Lisbona. “Speriamo di essere in grado di concludere un accordo in quel momento”, riconosce la ministra portoghese. Sarà l’ultimo tentativo per legare la presidenza del Portogallo all’accordo sulla PAC.

Il nodo centrale riguarda le diverse ambizioni che hanno Parlamento e Consiglio sul come legare la nuova PAC agli obiettivi climatici del Green Deal europeo, sul primo e secondo pilastro della nuova politica agricola comunitaria che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2023, al netto di un accordo politico. La PAC incorpora circa il 30 per cento del bilancio 2021-2027 dell’UE per 387 miliardi di euro per i pagamenti agli agricoltori e il sostegno allo sviluppo rurale (primo e secondo pilastro). Lo stallo dei negoziati riguarda soprattutto quanto denaro del primo e del secondo pilastro allocare a politiche verdi e ai cosiddetti “eco-schemi“ per quanto riguarda il primo pilastro, una delle novità della riforma che prevede di mobilitare sostegno economico agli agricoltori che scelgono di essere più ambiziosi in termini di tutela dell’ambiente e azione per il clima, come l’agricoltura biologica o pratiche agricole in grado di assorbire CO2.

Nonostante punti di partenza molto distanti tra Parlamento e Consiglio, all’ultimo ciclo di negoziato l’Europarlamento ha accettato di scendere al 37 per cento sul bilancio verde del secondo pilastro della PAC (la sua proposta originaria era del 38 per cento) e sugli eco-schemi, invece, ha fissato la soglia di spesa obbligatoria al 22 per cento solo per il 2023, per poi salire al 23 per cento per il 2024, l’obiettivo è del 25 per cento nel periodo finale. Dal canto suo, il Consiglio ha accettato una quota di partenza del 20 per cento del primo pilastro per arrivare al 2026 con una quota del 25 per cento, che fino ad ora aveva sempre rifiutato. 35 per cento del budget verde per quanto riguarda il secondo pilastro, come ha confermato anche oggi in conferenza stampa la ministra portoghese. Ma per il commissario europeo le differenze sono minime e sottili, dunque è ottimista che si possa trovare un accordo per la fine della presidenza del Portogallo.

Ancora dettagli da chiarire sui pagamenti ridistributivi, con cui i Paesi dell’UE possono scegliere di sostenere gli agricoltori più piccoli. All’ultimo ciclo di negoziati, i co-legislatori si sono accordati per un pagamento obbligatorio, ma a quanto apprendiamo, per rispondere alle preoccupazioni espresse da alcuni Paesi, la Presidenza portoghese del Consiglio dell’UE propone una deroga per gli Stati in grado di dimostrare nei loro piani strategici “che stanno affrontando le esigenze di redistribuzione in modo pertinente attraverso altri interventi”, come il limite o la diminuzione degli aiuti. Il commissario europeo ha tenuto a precisare che con la nuova PAC l’UE deve “fare in modo di sostenere maggiormente le piccole e medie imprese agricole”.

Forse non è un caso che lo riconosca in conferenza stampa. Ieri, infatti, la riunione dei ministri è stata accompagna da una manifestazione a Lisbona dei membri del Coordinamento europeo Via Campesina di CNA (Portogallo), COAG, EHNE Bizkaia, SLG, SOC-SAT (Spagna) e La Confédération paysanne (Francia) per difendere gli interessi e i diritti delle piccole e medie aziende agricole e dar voce alle loro richieste. Erano migliaia di piccoli e medi agricoltori – che costituiscono la stragrande maggioranza degli agricoltori dell’Unione europea (UE) – che lamentano di essere stati gravemente penalizzati dalla PAC e da varie decisioni politiche nazionali negli Stati membri e questa tendenza sembra destinata a continuare, con il corso dei negoziati sulla PAC che suggerisce maggiori difficoltà per l’agricoltura contadina e più soldi per attori della grande industria.

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