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    Home » Economia » Debito elevato e scarsa competitività, i problemi dell’Italia secondo l’Ue

    Debito elevato e scarsa competitività, i problemi dell’Italia secondo l’Ue

    Pubblicato il rapporto annuale della Commissione europea con l'analisi sugli squilibri economici. Criticità ovunque, contestati i ritardi su spending review e privatizzazioni

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    26 Febbraio 2015
    in Economia

    La legge di stabilità non è stata bocciata e procedure per disavanzi eccessivi non sono state aperte, ma a leggere le carte l’Italia è tutt’altro che promossa. Oggi la Commissione europea ha reso disponibile la relazione annuale sul nostro Paese comprendente l’analisi approfondita degli elementi di prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici, dove si rilevano criticità praticamente ovunque. Pubblica amministrazione, giustizia, istruzione, fisco, mercato del lavoro, economia, ritardi legislativi: tutto è indice di preoccupazione, persino le riforme che solo ieri sono state promosse destano qualche preoccupazione. Tanto che il nostro Paese è visto come “fonte potenzialmente importante” di contagi per l’intera Eurozona. Ecco, in estrema sintesi, i rilievi mossi al nostro Paese nel documento dell’esecutivo comunitario.

    Conti pubblici. Il debito pubblico molto elevato “rimane un pesante fardello” per l’economia italiana e “una grande fonte di vulnerabilità”, soprattutto in un contesto di crescita debole prolungata. Il risanamento dei conti pubblici e un allentamento delle condizioni di mercato hanno contribuito ad evitare rischi immediati di sostenibilità. Le valutazioni d’impatto del debito pubblico mostrano che un forte consolidamento orientato alla crescita e ambiziose riforme strutturali sono fondamentali per una riduzione del debito sostanziale.

    Economia. La dimensione dell’economia italiana rende il nostro Paese “una fonte potenzialmente importante di ricadute in altri Stati membri”, con la ripresa che “dipende dalle condizioni esterne favorevoli” più che dal sistema interno.

    Competitività. La competitività in Italia non è ancora migliorata in modo significativo. La lenta crescita della produttività continua a spingere verso l’alto i costi unitari del lavoro, mentre i fattori non economici restano sfavorevoli. Più in generale la scarsa performance di tutti i fattori di produttività è alla base della competitività in declino in Italia, mentre la bassa crescita pesa sulla sostenibilità del debito pubblico. Sul fronte delle esportazioni la competitività italiana “rimane debole”.

    Concorrenza. La mancanza di concorrenza nei mercati dei prodotti, le carenze infrastrutturali e la bassa spesa per la ricerca sullo sviluppo, in particolare nel settore delle imprese, frenano la crescita della produttività. Permangono restrizioni della concorrenza e delle infrastrutture strozzature in importanti settori dell’economia, mentre un numero molto elevato di aziende inefficienti di proprietà degli enti locali pesano sul paese del finanze pubbliche e performance economica.

    Fisco. Il sistema fiscale ostacola l’efficienza economica. L’onere fiscale sul lavoro è stato ridotto sensibilmente nel corso dell’anno passato, ma rimane elevato. L’adempimento fiscale è basso e per i contribuenti italiani, che presentano rischi per la concorrenza leale sul mercato e l’equa condivisione degli oneri.

    Banche. La crisi prolungata ha esposto i rischi insiti nella stretta relazione tra settore bancario italiano, imprese e Stato. Si prevede che l’esposizione del settore bancario ai titoli di Stato nazionali “resti elevata”, così come la sua vulnerabilità agli sviluppi sfavorevoli nel mercato del debito soaccordo nell’affermare che c’è una “corruzione elevata, che danneggia l’economia”.

    Mercato del lavoro. La partecipazione al mercato del lavoro rimane bassa, mentre le politiche attive del mercato del lavoro sono deboli. La partecipazione delle donne, anche se in crescita, rimane tra i più bassi dell’Unione europea. La disoccupazione giovanile è aumentata drammaticamente con la crisi. I servizi per l’impiego, frammentati in tutto il paese, sono “inadeguati” a far incontrare domanda e offerta di lavoro.

    Pubblica amministrazione e giustizia. “Carenze” nel sistema di amministrazione e della giustizia pubblica ostacolano la qualità del contesto economico e riducono la capacità di attuare efficacemente le riforme. Nonostante i “miglioramenti marginali”, permangono le inefficienze della pubblica amministrazione e della giustizia. Inoltre più fonti nazionali e internazionali sono d’accordo nell’affermare che c’è una “corruzione elevata, che danneggia l’economia”.

    Istruzione. Il sistema scolastico italiano continua a soffrire di problemi di lunga data.
    Il tasso di abbandono scolastico precoce è ben al di sopra l’educazione e la scuola media UE in Italia produce risultati contrastanti in termini di creazione di competenze.

    Nel complesso per la Commissione europea è stato intrapreso “un significativo” spostamento del carico fiscale, l’attuale riforma del mercato del lavoro (Job Act) “ha un potenziale per affrontare le rigidità di lunga data e di migliorare l’allocazione delle risorse di lavoro”, sul fronte dell’istruzione sono stati compiuti “alcuni progressi” per migliorare il sistema, e lo stesso vale per la gestione e la resilienza del settore bancario. Inoltre sono state prese le prime misure per snellire le istituzioni e l’amministrazione. Tuttavia, ci viene contestato, “i progressi sono stati molto più limitati, e, a volte in ritardo, in alcuni settori importanti”. Ad esempio la spending review non è ancora parte di procedure di bilancio regolari, e il programma di privatizzazione anche sostenuti ritardi nel 2014. “Limitati” i progressi compiuti per affrontare la corruzione e le inefficienze infrastrutturali.

    Tags: analisi uecommissione europeaitaliariforme

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