- L'Europa come non l'avete mai letta -
domenica, 18 Gennaio 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Net & Tech
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Salute
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Net & Tech
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Salute
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Politica Estera » Allargamento Ue, Frattini: “Ingresso Serbia può creare ponte con la Russia” INTERVISTA

    Allargamento Ue, Frattini: “Ingresso Serbia può creare ponte con la Russia” INTERVISTA

    Secondo l’ex commissario europeo, consigliere di Belgrado per l’adesione all’Ue, è possibile aprire i primi capitoli negoziali a ottobre, incluso quello sulla questione Kosovo che però è destinato a chiudersi solo per ultimo

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    17 Luglio 2015
    in Politica Estera

    Roma – Il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz, in visita a Belgrado, l’altro ieri auspicava l’apertura entro l’anno dei capitoli negoziali per l’adesione serba all’Ue, dichiarando che il Paese “ha un ruolo chiave nei Balcani” per “costruire ponti e instaurare valori comuni”. Uno di questi ponti è certamente verso la Russia, che varrebbe la distensione dei rapporti tra Mosca e Bruxelles. E’ uno dei motivi per i quali si dovrebbe spingere sull’acceleratore per portare l’ex capitale jugoslava nell’Unione. La pensa così Franco Frattini, ex commissario europeo e vice presidente della Commissione, a lungo ministro degli Esteri, attualmente presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale e consigliere di Belgrado per l’adesione all’Ue. In questa sua seconda veste è rientrato appena due giorni fa da una serie di incontri con le autorità serbe per fare il punto sul percorso di integrazione europea. Eunews lo ha incontrato per approfondire le motivazioni dell’ingresso serbo e conoscere gli ultimi aggiornamenti sullo stato dei lavori.

    Eunews: Presidente Frattini, partiamo dal perché sia così strategico far entrare la Serbia nell’Ue.

    Frattini: Due fattori rendono questa possibilità una necessità per l’Unione europea. Il primo è che si tratta del più grande e prospero Paese della regione balcanica, un fattore di sicurezza e stabilità regionale che l’Europa non può permettersi di lasciare ai margini. Tanto più che confina con diversi Stati membri (Croazia, Ungheria, Romania e Bulgaria), quindi si creerebbe una enclave di frustrazione e instabilità molto pericolosa per gli interessi europei.

    E.:Il secondo fattore?

    F.: La Serbia è area di integrazione per i mercati e per lo sviluppo delle infrastrutture. I corridoi orientali, quelli individuati nel programma Ten-T (Rete di trasporti transeuropea), vedono nella Serbia un paese di transito indispensabile. A questo, sempre per l’economia, aggiungiamo che Belgrado guarda a due macroregioni europee di interesse fondamentale: quella danubiana e quella adriatico-ionica. Riassumendo: c’è una ragione di tipo geostrategico riguardante sicurezza e stabilità, e un’altra riguardante infrastrutture ed economia.

    E.: La Serbia ha storicamente un’amicizia forte con la Russia. Che effetto può avere l’accelerazione del suo ingresso nell’Ue sulle già difficili relazioni tra l’Europa e il Cremlino?

    F.: Questo è un terzo fattore che aggiungerei ai precedenti sull’importanza dell’adesione serba all’Unione. La Serbia può svolgere un ruolo di ponte tra l’Europa e la Russia, con cui ha rapporti storici di amicizia che il premier, Aleksandar Vučić, molto giustamente non vuole rallentare. Sottolineo: molto giustamente. L’errore più grande sarebbe dire alla Serbia che deve fare già ora quello che facciamo noi, quando poi entrerà tra sei o sette anni. Su questo, Vučić ha risposto chiaramente all’Alto rappresentante Ue (Federica Mogherini): “quando noi saremo nell’Unione europea voteremo come Paese dell’Ue, ma non potete chiederci una prova d’amore adesso e poi farci entrare tra sei o sette anni”. Ha pienamente ragione.

    E.: Non lo si può chiedere a Belgrado e aumenterebbe gli attriti con Mosca. Non trova?

    F.: Sì. Uno degli errori che ha portato al disastro con l’Ucraina, al di-sas-tro, è stato porre Kiev davanti alla scelta: firmare l’accordo di associazione con l’Europa o rimanere amica della Russia. Se si fosse detto, come sempre si era fatto, che l’Ucraina poteva ben firmare l’accordo con l’Ue rimanendo un Paese storicamente legato alla Russia, oggi non avremmo il disastro che abbiamo. Cerchiamo di non ripetere questo errore con la Serbia.

    E.: Dopo il viaggio a Belgrado che ha appena concluso, vuol raccontarci a che punto è il lavoro sui capitoli negoziali per l’adesione?

    F.: Credo che siamo pronti per l’apertura di più capitoli. A ottobre ci sarà un rapporto della Commissione europea e mi auguro suggerisca l’apertura non solo del capitolo 35 – quello della normalizzazione con il Kosovo – come chiede soprattutto la Germania. Credo che altri capitoli siano più maturi, come il 32 sulla trasparenza finanziaria, e che entro l’anno, magari in una seconda fase che può partire a dicembre, saranno maturi anche il 23 e 24 che riguardano giustizia, affari interni e diritti fondamentali. Questa sarebbe una prospettiva di compromesso che alla fine accontenta tutti. Si possono aprire contemporaneamente più capitoli, con la certezza però che il capitolo 35 rimarrà aperto fino alla chiusura di tutti gli altri.

    E.: Quali sono invece gli aspetti più semplici e quelli più problematici del negoziato?

    Le questioni più semplici, negli ‘action plan’ già esaminati con buoni risultati a Bruxelles, sono l’organizzazione giudiziaria, già ampiamente riformata, e le riforme sul piano della lotta al crimine organizzato. Il ministro della Giustizia sta presentando in Parlamento un pacchetto che modifica il codice penale introducendo i reati di criminalità economica e finanziaria. Inoltre, sono già state introdotte norme antiterrorismo molto aggiornate. I temi più complessi riguardano il capitolo ‘minority rights’, sui diritti in giudizio per le minoranze. In Serbia ci sono ungheresi, bulgari, romeni. Molti hanno già il diritto, come in Italia i tirolesi, di andare a giudizio parlando la propria lingua. Manca ancora per alcune minoranze più piccole, come quella romena. L’altro aspetto sollevato da Bruxelles riguarda la libertà di stampa e informazione, tema affrontato in due capitoli: il 10 sui media e il 23 sui diritti fondamentali. Proprio ieri il capo negoziatore per l’adesione all’Ue, Tanja Miščević, mi diceva che combinando i due capitoli introdurranno un pacchetto di misure che venga incontro alle attese europee.

    E.: I sassi contro Vučić a Srebrenica mostrano che le ferite delle guerre balcaniche sono ancora aperte. Come sanarle e riconciliare il popolo serbo con le altre popolazioni dell’ex Jugoslavia?

    F.: Il partito del premier Vučić e del presidente Tomislav Nikolić, che nasce come un partito nazionalista, è quello che ha avviato con più forza la normalizzazione con il Kosovo. Questo dimostra che la leadership politica di Vučić sta pagando. Proprio all’indomani dell’attacco –indecente, perché si è violato da parte di mussulmani il principio caro all’Islam per cui l’ospite è sacro – ha compiuto un gesto politico straordinariamente importante: l’invito ai tre presidenti di Bosnia Erzegovina, che la settimana prossima saranno nella capitale serba. È un gesto di distensione importante. Penso che il futuro della regione non lo dovranno giocare le potenze straniere. L’Europa avrà un effetto di calamita, ma la stabilizzazione per superare cose come questa la devono giocare le leadership territoriali. È questo l’unico antidoto contro il nazionalismo.

    E.: La Serbia ha un altro problema con i suoi vicini: la decisione ungherese di costruire un muro al confine tra i due paesi. Come è vissuta a Belgrado?

    F.: È un problema che lì vivono in maniera meno drammatica che a Bruxelles. Credo che l’Ungheria abbia voluto dare un segnale molto forte rispetto al problema del flusso di immigrati. Come noi ci siamo lamentati – ma muri non ne possiamo fare perché abbiamo il mare – l’Ungheria invece fa il muro. È lo stesso segnale. Budapest ha voluto lanciarlo in modi diversi, forse un po’ troppo forti, ma è un segnale verso il disinteresse a seguire in modo veramente europeo i problemi dei paesi di confine. La Serbia comunque ha fatto una cosa importante. Avevo suggerito al ministro degli Interni, ad aprile, di promuovere i pattugliamenti congiunti alla frontiera. Mi hanno detto ieri che sono già iniziati con successo. È una collaborazione che purtroppo non è europea ma è bilaterale. Il pattugliamento ai confini lo dovrebbe prendere in carico Frontex. Quando io creai l’agenzia l’obiettivo era questo: fare una guardia di frontiera europea integrata, con le divise e con la bandierina europea sulle divise. Alcuni paesi non hanno voluto farlo e ancora non c’è.

    E.: Tra i candidati all’ingresso nell’Ue – Albania, Macedonia, Montenegro, Serbia e Turchia – qual è quello con le più rapide prospettive di adesione?

    F.: Quello che corre di più è sicuramente il Montenegro, che ha già aperto 18 capitoli negoziali. Ma questo si spiega col fatto che è un paese più piccolo, ha un impatto geostrategico minore e quindi le riforme, in un paese come il Montenegro, riguardano meno di un milione di persone, è ben più facile. Il Montenegro è ben determinato. Mi auguro entri nella Nato già quest’anno, perché se lo merita, e che faccia progressi in tutti e 18 i capitoli negoziali. Però non c’è dubbio che l’avanzamento della Serbia è un fattore di stabilità per l’intera regione. E poi, se uno guarda all’esercito serbo, all’intelligence serba al ruolo della polizia serba, vede un paese robusto.

    Tags: allargamentoallargamento Uecapitoli negozialiFranco Frattinirussiaserbia

    Ti potrebbe piacere anche

    Donald Trump
    Editoriali

    Il rapimento di Maduro, prova generale per vedere dove si può arrivare

    5 Gennaio 2026
    Politica

    Il 2025 dell’UE dalla A alla Z

    22 Dicembre 2025
    (Photo by Angelos Tzortzinis / AFP)
    Cronaca

    L’Ue aggiunge altre 41 navi della flotta ombra russa alla lista delle sanzioni

    18 Dicembre 2025
    Energia

    Russia, il Parlamento conferma lo stop al gas dal 2027. “Ora fare lo stesso col nucleare”

    17 Dicembre 2025
    Montenegro UE
    Politica Estera

    Il Montenegro avanza verso l’UE. Pronta la chiusura di cinque nuovi capitoli negoziali

    15 Dicembre 2025
    Fatih Birol, Ursula von der Leyen and Dan Jørgensen
    Energia

    L’UE “chiuderà i rubinetti” di gas dalla Russia entro settembre 2027

    3 Dicembre 2025

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    TikTok

    Tik Tok: nuovo meccanismo per limitare il social agli under 18

    di Enrico Pascarella
    16 Gennaio 2026

    Il social network implementa una procedura interna per controllare e sospendere i profili degli under 13. La pressione politica inizia...

    Il Consiglio UE apre la strada alla creazione di gigafactory per l’Intelligenza artificiale

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Gennaio 2026

    Approvato un emendamento al regolamento sul calcolo ad alte prestazioni per consentire un maggiore sviluppo tecnologico e industriale. Le norme...

    In Europa gli italiani cambiano alleanze per il Mercosur: il Pd con FdI e FI, Lega con M5S

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Gennaio 2026

    La sessione plenaria del Parlamento europeo ha nell'accordo di libero scambio con i Paesi del sud America il piatto forte...

    Difesa, la Commissione propone primi esborsi SAFE per otto Paesi membri

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Gennaio 2026

    Chiesto al Consiglio di autorizzare l'erogazione per Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Portogallo, Romania e Spagna. Von der Leyen: "Fare...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Lettere al direttore
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Net & Tech
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Agenda europea
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Lettere al direttore
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • News
      • Opinioni
      • Sport
      • Salute
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Net & Tech
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Agenda europea
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Lettere al direttore
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • News
      • Opinioni
      • Sport
      • Salute
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione