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    Home » Economia » Cinque miliardi di fondi per l’efficienza energetica sprecati, l’Italia tra i peggiori

    Cinque miliardi di fondi per l’efficienza energetica sprecati, l’Italia tra i peggiori

    La Corte dei Conti Ue punta il dito contro i progetti sbagliati: fatti solo per incassare soldi. Secondo i calcoli gli investimenti della Provincia di Matera rientreranno tra un secolo

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    14 Gennaio 2013
    in Economia

    La Corte dei Conti Ue punta il dito contro i progetti sbagliati: fatti solo per incassare soldi
    Secondo i calcoli gli investimenti della Provincia di Matera rientreranno tra un secolo

    Che quella dei fondi di coesione europei non fosse propriamente una storia di successo, soprattutto in Italia, lo si sapeva già. E ora anche la Corte dei Conti dell’Ue ha sentenziato che gran parte di quei soldi, che dovrebbero contribuire allo sviluppo delle regioni meno ricche d’Europa, sono stati spesi male a causa di progetti fatti male. Secondo la magistratura contabile dal 2000 l’Ue attraverso i fondi della politica di coesione ha speso quasi cinque miliardi di euro per il cofinanziamento di misure di efficienza energetica negli Stati membri ma, secondo il relatore della sentenza Harald Wögerbauer: “Le nazioni hanno fondamentalmente utilizzato questi fondi per rinnovare edifici pubblici, mentre il risparmio energetico era, nel migliore dei casi, una finalità secondaria”.

    La Corte ha rilevato che i progetti selezionati per il finanziamento dalle autorità nazionali non avevano obiettivi ragionevoli in termini di rapporti tra i costi e l’efficacia, ovvero la quantità di energia risparmiata. Questo perché “pur perseguendo obiettivi di risparmio energetico e di miglioramento del confort, essi non erano selezionati ai fini del finanziamento in base alla potenziale capacità di produrre benefici finanziari attraverso il risparmio energetico, bensì in base al fatto che gli edifici erano considerati “pronti” a ricevere i finanziamenti se necessitavano di una ristrutturazione e se la relativa documentazione era conforme ai requisiti”. Cioè i soldi venivano spesi dove era possibile (probabilmente per non perderli) ma non dove era necessario, in questo modo gli obiettivi di investimento non sono stati raggiunti e il periodo medio dei loro rimborsi supera i 50 anni, e in casi estremi i 150.

    Se infatti si installa in un edificio un sistema di energetico innovativo, questa installazione ha dei costi che però si ammortizzano grazie ai risparmi che lo stesso sistema garantisce. Ma se il progetto è fatto male, o nel posto sbagliato, i vantaggi si perdono perché se si impiegheranno 50 anni per recuperare l’investimento (o addirittura 150), e l’investimento sarà stato a perdere perché dopo tutti quel tempo il guadagno è poco e in compenso la tecnologia utilizzata per conseguirlo sarà diventata obsoleta e quindi da sostituire.

    L’indagine della Corte è stata fatta in tre Paesi: Italia, Repubblica ceca e Lituania, le nazioni che avevano ricevuto i contributi più consistenti dal Fondo di coesione e dal Fondo europeo di sviluppo regionale per le misure di efficienza energetica nel periodo 2007-2013, per l’Italia parliamo di 838 milioni e mezzo di euro. Ma i progetti finanziati con questi soldi sono stati fatti in maniera tanto superficiale che Wögerbauer ha dichiarato: “Nessuno di questi è stato oggetto di una valutazione del fabbisogno e neppure di una analisi delle potenzialità di risparmio energetico in relazione agli investimenti”. In Italia, ad esempio, “i progetti non sono stati preceduti da una diagnosi energetica. Il beneficiario del progetto non era tenuta a monitorare il consumo di energia prima che il progetto e dopo il suo completamento” si legge nella relazione della Corte.

    Solo uno di questi poi è stato ultimato nei tempi previsti: quello dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Nella domanda i benefici stimati erano stati di 1 milione di euro l’anno, che avrebbe portato un pareggio dell’investimento nel giro di 10 anni. Ma per la magistratura contabile invece le previsioni erano doppie rispetto alla realtà e quindi i tempi di recupero dimezzati. E questo è un esempio di successo.

    Il progetto di sostituzione delle finestre degli edifici della Provincia di Matera, investimento che sarebbe dovuto essere ammortizzato, secondo i piani presentati a Bruxelles, entro 42 anni, verrà invece recuperato secondo la Corte dei Conti tra ben 104 anni. Considerando la velocità con cui il processo di smantellamento delle Province italiane sta andando avanti, possiamo essere sicuri che la Provincia di Matera esisterà ancora tra un secolo, ma questo non vuol dire certo che quei soldi siano stati ben spesi.

    Alfonso Bianchi

    Per saperne di più:
    Guarda le tabelle della Corte dei Conti dell’Ue con i soldi destinati all’Italia e i tempi di recupero degli investimenti di alcuni progetti (clicca sull’immagine per ingrandire)

    Tags: coesioneenergia

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