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    Home » Economia » Lavoro, nell’Ue per gli extracomunitari l’impiego è part-time

    Lavoro, nell’Ue per gli extracomunitari l’impiego è part-time

    Eurostat certifica una tendenza al tempo parziale per i lavoratori dei Paesi terzi che conferma anche una disuguaglianza di genere uomo-donna

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    23 Luglio 2025
    in Economia, Cronaca
    Lavoratori stranieri [foto: Alex Sergeev/Wikimedia Commons]

    Lavoratori stranieri [foto: Alex Sergeev/Wikimedia Commons]

    Bruxelles – Nell’Ue i cittadini extracomunitari hanno maggiori probabilità di lavorare part-time. E’ quanto emerge dai dati diffusi da Eurostat, e relativi a immigrazione e integrazione. Tra il 2014 e il 2024, sottolinea l’istituto di statistica europeo, uomini e donne di Paesi terzi hanno registrato “costantemente” la quota più elevata di dipendenti di età compresa tra 20 e 64 anni con un  lavoro a tempo parziale. C’è comunque una tendenza volta all’assorbimento, nel senso di una diminuzione dell’indice occupazionale di cittadini extracomunitari a prestazione ridotta, sceso dal 28,6 per cento del 2014 al 22,2 per cento alla fine del 2024.  

    Al netto di ciò il lavoro part-time è la regola per le donne. Alla fine del 2024 più di due donne su tre provenienti da Paesi extra-Ue risultava impiegata a tempo ridotto (36,8 per cento), rispetto al diverso trattamento riservato ai colleghi maschi, per i quali il contratto a mezza giornata risultava praticamente l’eccezione (11,8 per cento). Non è una questione di discriminazione, quanto un problema strutturale tutto europeo: Eurostat sottolinea che “indipendentemente dalla cittadinanza, a livello Ue, le donne presentavano quote di occupazione part-time più elevate rispetto agli uomini“. 

    Questo ultimo aspetto conferma una situazione mai sanata. Già nel 2015 Eurostat denunciava una disuguaglianza di genere tutta contrattuale che penalizza del donne, e nello specifico per il loro ruolo di madre. C’è un aspetto culturale per cui la maternità distoglierebbe troppo dalle mansioni d’ufficio, che a quanto pare non è superato. Resta inoltre una cultura del lavoro proprio votata a contratti diversi da quelli a tempo pieno e indeterminato, fenomeno anche questo non nuovo. Gli immigrati provenienti da Paesi terzi non fanno eccezione e finiscono con l’essere tenuti in disparte, nonostante possano anche offrire valide alternative alle esigenze del mercato del lavoro.

    In tal senso Eurostat rileva come gli extracomunitari siano maggiormente soggetti a contratto a tempo determinato. Tra il 2014 e il 2024, i cittadini extracomunitari hanno registrato costantemente la quota più elevata di dipendenti di età compresa tra 20 e 64 anni con un contratto a tempo determinato, raggiungendo il picco del 27,1 per cento nel 2018 prima di scendere al 22,5 per cento nel 2024.

    Tags: dati eurostateurostatimmigrazioneintegrazionelavorolavoro stranierioccupazioneue

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