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    Home » Editoriali » Draghi ripete una ricetta nota da anni. Perché è quella giusta

    Draghi ripete una ricetta nota da anni. Perché è quella giusta

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    27 Ottobre 2025
    in Editoriali
    Mario Draghi

    Mario Draghi

    Il “federalismo pragmatico” rilanciato da Mario Draghi alla fine della scorsa settimana non è un’idea nuova o originale. Però è un’idea giusta e probabilmente indispensabile per dare un futuro all’Unione europea. Come ricordava il Mattinale di questa mattina, “Il disegno ricorda quello dell’Europa a cerchi concentrici o a più velocità”, tema sul quale nelle università europee si discute da anni, se ne discusse, con tanto di grafici, anche in un convegno organizzato a Roma dal nostro giornale con una presentazione del professor Giampaolo Rossi.

    L’idea di Draghi non è che questo, nella sostanza, “‘coalizioni di volenterosi’ – ha detto l’ex presidente della BCE – attorno a interessi strategici condivisi, riconoscendo che le diverse forze dell’Europa non richiedono che ogni paese si muova allo stesso ritmo”. Secondo l’ex premier, come riporta il Mattinale, “questo federalismo pragmatico permetterebbe a chi ha maggiore ambizione di agire con la velocità, la scala e l’intensità delle altre potenze globali. E, fatto altrettanto importante, potrebbe contribuire a rinnovare lo slancio democratico dell’Europa stessa, perché aderire richiederebbe ai governi nazionali di ottenere il sostegno democratico per obiettivi condivisi specifici”.

    Bene ha fatto la newsletter brussellese a dedicare un paragrafo a questo discorso, come bene ha fatto Draghi ad insistere. Perché se è vero, come è vero, che con i leader europei che abbiamo ora non si arriverà mai a realizzare questo ragionevole progetto (che tanto più ragionevole diventa di fronte ad un allargamento dell’Unione a ben oltre trenta membri) è anche vero che l’idea, il progetto, va in qualche modo tenuto vivo perché prima o poi tornerà utile, se ne frattempo l’Unione non si sarà spappolata, cosa in realtà possibile, anche se non probabile.

    E’ dunque importante parlarne, è importante che abbia sostenitori di indiscutibile prestigio, è importante che i “tecnici” ne continuino a studiare i possibili meccanismi di funzionamento.

    E’ però anche importante che il dibattito esca dalle accademie e raggiunga i cittadini, e che questi, se concordi, facciano del loro meglio per sostenerlo. Mesi fa in Italia si tenne una inconcludente, perché senza programma, manifestazione in sostegno all’Unione europea. E’ stata una bella cosa, molto naive, ma comunque positiva, come a mio giudizio sono positive le tante iniziative, anche minuscole, che ogni giorno si svolgono per sostenere il progetto dell’Unione europea.

    L’Unione sta andando a sbattere, si fanno salti mortali per evitare gli ostacoli che ogni giorno Paesi come l’Ungheria, la Slovacchia, l’Italia e altri mettono sul cammino, ma continuando così prima o poi si arriverà a un impasse (anzi forse già ci siamo). Si decide sempre meno, in maniera direi proporzionalmente contraria ai proclami altisonanti che vengono lanciati dalla Commissione. Di fatto il progetto, necessario, sulla difesa europea sta pian piano riportando le decisioni a livello nazionale, pur in un progetto ufficialmente unitario, e non sembra essere il solo settore che sta facendo questo ripiegamento.

    E’ necessario che noi cittadini la prendiamo in mano questa storia, che non ci facciamo gabbare da leader nazionalisti, alle volte autoritari, in generale miopi  e in alcuni casi forse anche incapaci. La “nuova Europa” (termine che si usa da decenni per dire un po’ di tutto, ma comunque il senso lo chiarisce) dobbiamo pretenderla noi cittadini, spingendo in questo senso, e pretendendo che, come anche Draghi accenna, i governi ci ascoltino.

    Tags: federalismomario draghi

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