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    Home » Difesa e Sicurezza » Difesa, nel 2024 cresce il fatturato. L’industria: “L’UE risolva le sfide strutturali per il settore”

    Difesa, nel 2024 cresce il fatturato. L’industria: “L’UE risolva le sfide strutturali per il settore”

    ASD presenta la relazione annuale. In un anno il giro di affari è cresciuto del 13,8 per cento, a 183,4 miliardi. Johansson: "UE nella giusta direzione, ora occorre agire e in fretta"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    2 Dicembre 2025
    in Difesa e Sicurezza
    difesa cannone cannoni 76mm incrociatore nave navi [foto: Imago economica via LCPL Penny Surdukan, USMC - W]

    difesa cannone cannoni 76mm incrociatore nave navi [foto: Imago economica via LCPL Penny Surdukan, USMC - W]

    Bruxelles – L’industria europea della difesa cresce, e non potrebbe essere altrimenti. La guerra russo-ucraina che continua, i nuovi impegni assunti in sede NATO e le tensioni geopolitiche spingono domanda, commesse e investimenti. Nel 2024 il fatturato dell’industria della difesa ha raggiunto i 183,4 miliardi di euro, un incremento di 22,3 miliardi rispetto al 2023 (+13,8 per cento), con aumenti in tutti i tre principali settori, aeronautica (74,9 miliardi, +13,6 per cento), navale (43,2 miliardi, +13,6 per cento), terrestre (65,3 miliardi, +14,3 per cento). Questo lo stato dell’industria secondo i numeri aggiornati da ASD Europe, l’associazione dei produttori di cui fanno parte, tra gli altri, Saab, Leonardo e Rolls Royce.

    “I numeri confermano un forte slancio” per il comparto, sottolinea Micael Johannson, presidente di ASD e amministratore delegato di Saab. Non è tutto oro ciò che luccica, però. L’industria del settore saluta con favore le iniziative della Commissione europea, quali la strategia per il 2030, ma serve tradurle in pratica quanto prima. “L’aumento di bilancio per la difesa e iniziative collaborative europee sono un passo nella giusta direzione ma occorre accelerarne l’attuazione“, sottolinea Johannson, che invoca una cambio di passo più ampio respiro.

    La relazione annuale che accompagna i numeri sul fatturato industriale contengono analisi, valutazioni e considerazioni. ASD considera che ci siano ancora due grandi problemi per il comparto: da una parte persistono “carenze di materie prime critiche e componenti elettronici”, e dall’altra “una parte significativa di appalti europei continuano ad essere forniti da fornitori extraeuropei”. L’industria europea della difesa è dunque ancora fortemente dipendente da Cina e Stati Uniti.

    Da qui la richiesta di “risolvere queste sfide strutturali”, la cui soluzione potrà consentire “la piena capacità dell’industria, permettendo di assicurare la fornitura delle soluzioni di difesa essenziale”. Vuol dire innanzitutto, come sottolineato nella relazione, “assicurare che il bilancio per appalti europei sia usato nella base industriale europea”, cosa che “ancora non avviene, minando la competitività europea”. Per Johannson, questo si traduce sempre nello stesso imperativo: agire, e agire in fretta. “In questo panorama geopolitico e tecnologico imprevedibile l’Europa deve agire in modo strategico e rapidamente”. Inoltre deve investire di più in Europa, tra europei, e non solo.

    Si avverte anche la necessità di riequilibrare il contesto di business con il partner transatlantico. “C’è una sorta di contraddizione quando parliamo di dipendenza dagli Stati Uniti”, rileva il presidente di ASD. “Certamente abbiamo bisogno di concorrenza, ma anche reciprocità: il mercato europeo è più aperto. Ci sono differenze tra lo stabilire industria negli Stati Uniti e stabilire l’industria negli Stati Uniti“.

    Da sinistra: Camille Grand, segretario generale di ASD, e Micael Johannson, presidente di ASD [Bruxelles, 2 dicembre 2025. Foto: Emanuele Bonini]
    A livello di strategia politico-industriale, si avverte poi la necessità di lavorare insieme malgrado tutto. “Qualunque cosa accada in Ucraina, non ci sono scenari in cui la sicurezza europea si risolverà per magia“, sottolinea Camille Grand, segretario generale di ASD Europe, convinto che “la prospettiva al 2030 ha senso da un punto di vista industriale”.

    “Tutti vogliamo la pace e che l’Ucraina continui a essere un Paese sovrano, ma anche con una pace come industria vogliamo continuare a costruire la sicurezza“, gli fa eco Johannson. Tradotto: continuare a investire nella difesa, qualunque cosa succeda. Puntare sulla difesa vuol dire investire sulla competitività dell’UE, e il presidente di ASD lo ricorda quando scandisce che “c’è ancora molta strada da fare per la realizzazione del rapporto Draghi“, come peraltro già sottolineato in altri ambiti.

    Questo lavoro da fare risente probabilmente delle diverse percezioni della realtà. “Ho l’impressione che in certi Paesi – come i baltici, la Polonia e la Germania – ci sia un senso di urgenza, mentre in altri Paesi non c’è questo senso di urgenza“.

    Dalla parte della Commissione invece questo senso di urgenze c’è, e il commissario per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, garantisce il sostegno dell’intero collegio: “Oggi l’aumento di spesa nella difesa dimostra la serietà che abbiamo nella modernizzazione dei nostri sistemi”, premette partecipando alla conferenza annuale organizzata dall’industria del settore. “Vogliamo lavorare con voi. Abbiamo molto lavora da fare insieme“, enfatizza, per poi garantire che “ci sarà un posto al tavolo per voi, per il lavoro che si rende necessario per gli anni a venire”.

    Tags: Apostolos Tzitzikostasappaltiasd europedifesaindustriamaterie prime criticheue

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