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    Home » Economia » UE-Mercosur, non è ancora detta l’ultima parola. Lollobrigida: “Diciamo sì se c’è la reciprocità”

    UE-Mercosur, non è ancora detta l’ultima parola. Lollobrigida: “Diciamo sì se c’è la reciprocità”

    Tra pochi giorni, in Brasile, von der Leyen punta a chiudere una volta per tutte un accordo lungo 25 anni. Polonia e Ungheria si oppongono, Francia e Italia guidano ancora il fronte degli scettici

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    12 Dicembre 2025
    in Economia
    carne coltivata

    Francesco Lollobrigida

    Bruxelles – E’ interesse di tutti arrivare ad un esito positivo sull’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur. A dirlo è il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a margine del Consiglio Agricoltura e Pesca dell’Unione europea in vista dell’apertura di una settimana – la prossima – che sarà cruciale per il dossier: la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, punta a volare in Brasile sabato 20 dicembre per firmare l’accordo nel contesto del Summit degli Stati del Mercosur, ma il sostegno tra i Paesi membri dell’Ue è ancora incerto.

    “Per quanto riguarda il Mercosur, le discussioni sono in corso e speriamo di avere tutte le condizioni per una firma il prossimo fine settimana“, ha dichiarato la capo portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa rispondendo a una richiesta di conferma del viaggio di von der Leyen il prossimo fine settimana, dato che l’appuntamento non compare ancora nell’agenda ufficiale della leader UE. “Io credo che sia nell’interesse di tutti” arrivare ad un esito positivo “e, quindi, che non ci debbano essere preclusioni ideologiche”, ha sintetizzato il ministro Lollobrigida, in un punto stampa a margine del Consiglio Agricoltura e Pesca dell’Unione europea. “Se i tempi lo consentono, prima si fa e meglio è. Se i tempi non lo consentiranno, significherà che ci sarà più tempo” per arrivare alla conclusione del percorso. “Ma l’obiettivo tendenziale per l’Italia resta proteggere il sistema produttivo europeo e, nell’ambito del sistema produttivo europeo, quello italiano”, ha evidenziato.

    L’Italia è, insieme alla Francia, tra i Paesi più dubbiosi rispetto all’accordo con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. E che più ha chiesto garanzie. Una storia, quella del Mercosur, lunga 25 anni, con negoziati che si sono conclusi due volte – la seconda a dicembre dell’anno scorso – ma senza che abbiano mai portato all’avvio reale dell’accordo per forti opposizioni interne all’Ue, tra cui in particolare quelle del settore agricolo. L’obiettivo dell’accordo politico portato a casa nel dicembre 2024 da der Leyen – che a Bruxelles hanno ripetutamente definito come “diverso” da quello del 2019 – è creare una zona di libero scambio che, soprattutto in tempi di dazi, necessità di diversificazione delle catene di approvvigionamento e rapporti complicati con Cina e Stati Uniti, assume i contorni della necessità per l’Unione.

    Mercosur
    I presidenti di Argentina, Uruguay, Brasile e Paraguay insieme a Ursula von der Leyen a Montevideo, il 6 dicembre 2024

    Alcuni numeri: l’accordo aprirebbe alle aziende europee le porte di un mercato di 270 milioni di persone, taglierebbe gli attuali dazi (35% sui ricambi di auto, 20% sui macchinari, 18% sulla chimica, 18% sulla farmaceutica) permettendo un risparmio annuo di oltre 4 miliardi di euro agli esportatori. Per quanto riguarda il settore agricolo e alimentare, l’accordo rimuoverebbe i dazi attuali (28% sui latticini, 20% su cioccolato; 35% sui liquori, 25% sui vini). Inoltre, sarebbero 340 le indicazioni geografiche protette dell’Ue riconosciute dall’accordo. Dall’altro lato, viene concesso un accesso “molto limitato” al mercato dell’Ue per prodotti agroalimentari sensibili provenienti da oltre oceano, come carne bovina, pollame o zucchero.

    L’esecutivo Ue ha lavorato per andare incontro alle richieste di garanzie dei Paesi e dei settori. In particolare, ha introdotto un fondo nel prossimo bilancio a lungo termine dell’Ue per aiutare gli agricoltori in caso di perturbazioni di mercato e delle salvaguardie per i prodotti sensibili – carni bovine, pollame, prodotti lattiero-caseari, zucchero ed etanolo – in caso di variazione dei prezzi. “Molti settori industriali, ma anche del mondo agricolo – penso al settore vitivinicolo, ai produttori di formaggio, quindi alle filiere collegate – ne avranno con ogni probabilità un oggettivo vantaggio. Altri invece potrebbero esserne penalizzati. Qual è stato l’obiettivo dell’Italia dal 2024 con puntualità? Quello di cercare di salvaguardare tutti”, ha puntualizzato Lollobrigida.

    “Per farlo abbiamo richiesto e ottenuto che ci fosse un fondo di garanzia per riequilibrare eventuali criticità” e “abbiamo ottenuto anche il cosiddetto freno a mano, la possibilità nel caso ci sia una riduzione del valore di alcune produzioni, anche in una singola nazione, di riattivare delle clausole di protezione legate al sistema tariffario”, ha ricordato. Ma “ancora non ci siamo del tutto, perché il terzo argomento che per noi vale sul Mercosur, ma anche in linea di principio per gli accordi futuri, è il principio della reciprocità: se imponi ai tuoi produttori delle regole, non puoi permettere che entrino prodotti che vengono realizzati con modalità totalmente distoniche rispetto a questo tipo di processi virtuosi”, ha osservato il ministro.

    La prossima settimana è, dunque, cruciale. Martedì il Parlamento voterà sulle clausole di salvaguardia per rafforzare le tutele degli agricoltori dell’Ue nel contesto dell’accordo di partenariato Ue-Mercosur. Di fatto, la proposta prevede che la Commissione avvii delle indagini nei casi di variazioni dei prezzi e se concluderà che esiste “un grave pregiudizio”, l’Ue potrà revocare temporaneamente le preferenze tariffarie sui prodotti che causano pregiudizio. Tradotto, ripartirebbero i dazi.

    In settimana, è atteso anche il posizionamento dei Paesi membri. E qui si registrano i no netti di Ungheria e Polonia e le astensioni di Belgio e Austria. Mentre altri Paesi – Francia, Italia, Paesi Bassi, Irlanda e Romania – non hanno ancora sciolto le riserve. “Come si posizionerà il nostro Paese lo deciderà il governo nella sua interezza”, ha sintetizzato Lollobrigida. “L’Italia, a differenza anche di altre nazioni importanti, non ha avuto una posizione ideologica, ma semplicemente pratica: noi diciamo sì a Mercosur e a qualsiasi accordo di carattere commerciale, purché non si pensi di avvantaggiare alcune economie o alcuni settori devastandone altri. Si può, lo abbiamo dimostrato nei fatti, ottenere un risultato pieno”, ha ricordato Lollobrigida.

    Tags: agricolturafrancesco lollobrigidaue-mercosurursula von der leyen

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