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    Home » Difesa e Sicurezza » Il nodo per la difesa dell’UE è l’energia, ed è un problema serio

    Il nodo per la difesa dell’UE è l’energia, ed è un problema serio

    I sistemi di sicurezza di nuova generazione richiedono sempre più elettricità, con i rischi che ne derivano per le bollette e le nuove dipendenze. La difesa inoltre è alimentata a petrolio, e l'agenda sostenibile europea si scontra con quella NATO e degli Stati Uniti. Il clean-tech può aiutare, ma servono risorse su cui la Cina ha un vantaggio

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    5 Gennaio 2026
    in Difesa e Sicurezza, Energia

    Bruxelles – La difesa europea rischia di essere un’impresa davvero titanica. Tra ‘visioni’ diverse e necessità crescenti di energia, la strategia per la sicurezza e la preparazione alle sfide messo sul tavolo dalla Commissione con il suo libro bianco ha come principili effetti collaterali l‘incompatibilità con il modello NATO, nuovi attriti con gli Stati Uniti, e il rischio di nuovi aumenti delle bollette. A fare la lista delle criticità della strategia a dodici stelle il centro studi e ricerche del Parlamento europeo, in uno studio richiesto dalla commissione Industria.

    Allo stato attuale, viene sottolineato nel documento, “il settore della difesa europeo opera in un panorama energetico sempre più complesso, caratterizzato da interdipendenze“. Questa situazuone di dipendenza “espone l’Europa a molteplici rischi, tra cui interruzioni della catena di approvvigionamento, calo delle capacità di raffinazione nazionali e pressioni geopolitiche”. Per l’UE un cambio di passo si rende dunque indispensabile, ma il percorso non sarà di quelli semplici.

    Il nodo dell’energia

    L’energia, se non è l’aspetto principale, è certamente uno dei nodi più complessi da dover sciogliere. Attualmente l’energia elettrica vale appena il 17 per cento dei consumi totali del settore. Tuttavia “Le moderne operazioni di difesa e la produzione industriale richiedono sempre più energia, rendendo la sicurezza energetica un fattore centrale per la prontezza della difesa europea e l’autonomia strategica”, scrivono gli esperti del centro studi e ricerche del Parlamento europeo.
    difesa europea
    Sullo sfondo c’è dunque un aumento della domanda di elettricità e dell’elettrificazione, indispensabili per armamenti avanzati, droni, infrastrutture digitali e mobilità elettrificata. Da una parte tutto questo sta “creando nuove interdipendenze tra prontezza operativa e resilienza delle infrastrutture”, e dall’altra parte all’aumento della domanda si accompagna inevitabilmente un aumento dei prezzi, quindi servirà un aumento dell’offerta commissurato a quello della domanda per evitare nuovi aumenti delle bollette energetiche.

    La difesa si fa col petrolio. Il Green Deal impossibile, specie alla NATO

    Secondo aspetto della dipendenza tra energia e difesa, quello delle fonti. Come si alimenta la sicurezza? Con il petrolio, che pesa per il 52 per cento della domanda complessiva del settre. “La difesa dell’UE continua a dipendere fortemente dai combustibili liquidi fossili, in particolare per l’aviazione e i processi industriali, creando vulnerabilità strutturali a causa del calo della capacità di raffinazione e della dipendenza dalle importazioni”, ravvisa ancora lo studio. Tutto questo fa sì che si abbia una “asimmetria fondamentale tra gli Stati Uniti“, in quanto importante produttore di idrocarburi, e l’Europa, che è fortemente dipendente dalle importazioni in questo campo. 
    https://www.eunews.it/2025/10/16/al-lavoro-da-inizio-2026-per-essere-pronti-nel-2030-lue-svela-la-sua-roadmap-per-la-difesa/
    Queste differenze determinano priorità energetiche divergenti per la difesa. L’Europa sta promuovendo le energie rinnovabili per raggiungere l’autonomia strategica, mentre gli Stati Uniti potrebbero rimanere ancorati ai combustibili fossili – come suggerisce anche l’invasione del Venezuela – e utilizzare le energie rinnovabili solo come complemento strategico. “Sotto l’egida della NATO, conciliare questi interessi contrastanti diventerà progressivamente più difficile“, avverte lo studio. Certamente finché alla Casa Bianca siederà Donald Trump immaginare forze armate ‘green’ è da escludere e ora a livello politico occorre capire come investire nell’industria le risorse promesse proprio in sede di Alleanza atlantica dagli europei.

    Le alternative al greggio e i rischi di nuove dipendenze dalla Cina

    Microreti pronte all’uso, sistemi portatili eolici e a batterie solari, insieme ai combustibili alternativi come i carburanti sostenibili per l’aviazione “possono sostenere la flessibilità operativa, ridurre le vulnerabilità logistiche e integrare le fonti energetiche convenzionali”, suggerisce lo studio richiesto dalla commissione Industria. Certo, si tratta di soluzioni da sviluppare, ma viene riconosciuto il valore in divenire. “Sebbene queste tecnologie presentino attualmente limiti in termini di densità energetica, affidabilità e integrazione, progetti pilota e iniziative istituzionali ne evidenziano il potenziale sia per l’uso militare che per applicazioni civili a duplice uso”.
    L’Unione europea e i suoi Stai membri restano però profondamente dipendenti dalle materie prime critiche, di cui sono poveri, e per cui devono affidarsi a importazioni. La Cina è uno dei principali produttori mondiali di tutta una seria di materie prime necessarie per le tecnologie fotovoltaiche e le batterie (terre rare, tantalio, litio, tra le varie). La difesa sostenibile, dunque, rischia di essere insostenibile.
    Tags: difesaenergiagreen dealnatoparlamento europeosicurezzasostenibilitàue

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