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    Home » Politica » Meloni-Merz, i nuovi migliori amici d’Europa vogliono abolire la burocrazia UE

    Meloni-Merz, i nuovi migliori amici d’Europa vogliono abolire la burocrazia UE

    Nel bilaterale romano i due leader si mostrano moderati con Trump ma duri con l'Unione. La coppia Merz-Meloni dichiara guerra ai dazi interni. Il cancelliere: "Vogliamo smantellare la burocrazia per essere più competitivi"

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    23 Gennaio 2026
    in Politica
    Meloni

    Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l'incontro a Villa Doria Pamphilj (Fonte: Imagoeconomica)

    Bruxelles – Meloni e Merz sono i nuovi migliori amici tra i leader dell’Unione. I premier d’Italia e Germania si sono incontrati oggi, 23 gennaio, nella sfarzosa cornice romana di Villa Doria Pamphilj. Il bilaterale ha allineato le due democrazie su diversi temi: dalla difesa all’economia, passando per una visione dell’Unione Europea a cui è necessario “un cambio di passo sulla competitività”, ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa dopo la sigla degli accordi.

    I documenti firmati oggi, sono stati ben tre, tutti dall’interessante valore strategico. Il primo è un protocollo di collaborazione su economia, cultura e migrazione. Il secondo un accordo sulla cooperazione in materia di sicurezza e difesa. Il terzo è stato un documento informale sulla semplificazione della burocrazia europea. A chi prospetta per i due leader il ruolo di motori dell’Unione loro rispondono glissando. Merz però non nega: “La convergenza è fortissima”.

    Le immagini di #Meloni che accoglie #Merz pic.twitter.com/ZJvkT7OVHE

    — askanews (@askanews_ita) January 23, 2026

    Sforbiciata alle barriere economiche

    L’impegno in ambito europeo dei due leader è verso riforme per armonizzare i mercati e togliere le barriere interne. “Vogliamo smantellare la burocrazia in Europa per essere più competitivi” ha dichiarato senza mezze misure il cancelliere Merz, ricordando che sarà questo uno dei temi principali per il 2026. L’obiettivo segue la traccia dettata dall’agenda Draghi e piace anche a Roma.

    Il Mercosur s’ha da fare

    Ritornando all’intesa italo-tedesca, la maggiore prova d’amicizia si è vista a dicembre Bruxelles sulla questione Mercosur. L’Italia dopo mesi di riflessione ha deciso di votare a favore dell’accordo commerciale UE-Mercosur caro a Berlino. Merz ha ringraziato l’Italia per il su impegno e insistito sul fatto che l’intesa “dovrà entrare in vigore” anche dopo lo stop voluto dall’Eurocamera. Merz non ha nascosto, infatti, un certo “rammarico” per la decisione del Parlamento. Meloni invece non si è espressa nel merito, ricordando però che per l’Italia l’accordo sà da fare anche dopo i tentennamenti degli eurodeputati.

    A chi allude che l’Italia possa essere la sostituta della Francia nella relazione privilegiata con la Germania, Meloni risponde: “Non mi interessa sostituire nessuno, mi interessa che l’Italia possa giocare il suo ruolo in campo internazionale“. Anche se una frecciata al presidente francese Macron non è mancata: “Noi non siamo in un’epoca storica in cui possiamo permetterci infantilismi nella lettura della politica estera“. Riferendosi all’aggressività macroniana nei confronti delle minacce di Trump su Groenlandia e Unione.

    Il presidente francese Emmanuel Macron (a sin.) e la prima ministra italiana Giorgia Meloni (a des.) reagiscono mentre si incontrano a palazzo Chigi a Roma il 3 giugno 2025 (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

    Con Trump bisogna essere gentili

    È proprio il presidente americano e le sue minacce a richiamare alla moderazione i due amici. Berlino e Roma, infatti, sono stati i più accondiscendenti nei confronti di Washington nelle ultime settimane, lasciando passare numerose sparate del leader MAGA. Per Meloni, l’intesa con gli americani “rimane salda” e il rapporto deve mantenere “un approccio pragmatico e non istintivo”. Merz invece svia, affermando che gli europei “si devono concentrare sulle minacce che arrivano fuori dalla NATO“, archiviando di fatto la questione groenlandese.

    In ogni caso, non tutto quello che esce dalla bocca del tycoon è oro colato: per il tedesco sono “inaccettabili” le strutture di governance per il Board of Peace per Gaza. Questa volta è Meloni a temporeggiare: “Ho chiesto a Trump di riconfigurare l’organizzazione. Per noi, così com’è, ci sarebbero problemi costituzionali“.

    Viktor Orban e Donald Trump alla cerimonia per il lancio del Board of Peace [Ph: Account X Viktor Orban]

    Kiev e il nobel per la pace

    Dato il frastuono che ha sconvolto l’Alleanza Atlantica nelle ultime settimane è andato in secondo piano il conflitto in Ucraina. Ieri, a Davos, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha richiamato gli europei, denunciando la mancanza di “volontà politica” nel sostenere la causa di Kiev. Il cancelliere tedesco, intervenuto oggi, ci ha tenuto così a chiarire che “noi stiamo aumentando i nostri aiuti ma allo stesso tempo sosteniamo i negoziati di pace”.

    La sensazione è però sempre quella che si speri che qualcuno tiri fuori il coniglio dal cilindro e ponga fine al conflitto. La coppia Merz-Meloni, infatti, sul dossier non ha svelato una grande strategia se non la solita litania della “pace giusta e duratura”. L’unico scatto in avanti lo fa Giorgia Meloni ma è tra il serio e il disperato: “Confido che Donald Trump possa fare la differenza per la pace”; in quel caso, “noi potremo candidarlo al Nobel per la pace“.

    Tags: bilateraleburocraziagermaniaitaliameloniMerz

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