Bruxelles – L’Italia crei un’Istituzione Nazionale per i Diritti Umani (INDU) “pienamente indipendente e dotata di un ampio mandato”. È la richiesta del commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, contenuta in una lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato a fine febbraio e resa pubblica oggi (4 marzo). A Strasburgo, l’organismo internazionale per la promozione dei diritti fondamentali non vede di buon occhio i ritardi italiani in materia di tutela delle persone, e si chiede un cambio di rotta.
“Sebbene in Italia esistano diversi organismi per i diritti umani con competenze settoriali e diversi gradi di indipendenza, l’Italia è uno dei pochi Stati membri del Consiglio d’Europa rimasti senza un’INDU, nonostante i ripetuti impegni a istituirne una in linea con i Principi di Parigi delle Nazioni Unite”, si legge nella nota di accompagnamento alla lettera recapitata a Roma. Sono possibili diversi modelli di istituzioni nazionali per i diritti umani, ma, viene rilevato, “il nuovo organismo dovrebbe essere in linea con gli standard pertinenti, in particolare per quanto riguarda il suo mandato, la sua autonomia e le sue risorse”.
Nel Paese, invece, “sebbene gli organismi per i diritti umani esistenti siano stati in grado di intraprendere azioni significative, i loro quadri giuridici e istituzionali non sempre sono favorevoli a garantire indipendenza ed efficacia“. Da qui l’invito del commissario O’Flaherty al Parlamento italiano e ai presidenti dei due rami di “garantire che questi principi siano applicati anche a tali organismi”.
L’Italia, scrive O’Flaherty a Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, sconta due ordini di problemi: in primo luogo l’assenza di un’Istituzione Nazionale per i Diritti Umani dotata di un mandato ampio e pienamente indipendente “lascia molti ambiti settoriali non coperti da alcuna istituzione per i diritti umani“; in secondo luogo procedure di nomina e caratteristiche organizzative degli enti esistenti “non sono sempre state sufficientemente solide da garantirne l’indipendenza e l’efficacia”.
La creazione di una Istituzione nazionale per i diritti umani “efficace, indipendente e dotata di risorse adeguate”, continua, rappresenterebbe “un importante progresso nella tutela dei diritti umani”. È convinzione del Consiglio d’Europa che questa istituzione unica non solo aumenterebbe le capacità di monitoraggio e rendicontazione, ma promuoverebbe anche il dibattito, migliorerebbe la responsabilità e fornirebbe competenze tempestive in settori – dalla governance dell’intelligenza artificiale a quella delle migrazioni, dalla violenza contro le donne al controllo delle assemblee pubbliche – in cui le autorità si trovano a dover affrontare scelte complesse con significative implicazioni per i diritti umani.
Il richiamo del commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa arriva all’indomani della pubblicazione sulla relazione annuale della stessa organizzazione sulla libertà di stampa, dove non mancano le critiche per come i giornalisti si ritrovino sotto pressione anche in Italia.
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