Bruxelles – Difendere la Corte Penale Internazionale (CPI) dai tentativi di indebolirla e minarne l’indipendenza compiuti dagli Stati Uniti e dalla Russia e chiedere alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, di prendere misure urgenti in tal senso. È questa la causa per la quale nella giornata di oggi (14 aprile) si è svolta di fronte a Palazzo Berlaymont, il quartier generale dell’esecutivo UE, una manifestazione promossa dagli attivisti di Eumans, il movimento paneuropeo di iniziativa popolare e nonviolenta fondato dall’ex europarlamentare radicale Marco Cappato, e di Non c’è pace senza giustizia (NPWJ), ONG attiva nell’ambito della difesa dei diritti umani e dello Stato di diritto.
L’iniziativa rappresenta il punto di partenza della mobilitazione “Difendi la Corte Penale Internazionale – Difendi lo Stato di diritto internazionale“, che le due organizzazioni hanno deciso di avviare in risposta alle pressioni e alle sanzioni che gli Stati Uniti e la Russia starebbero esercitando contro il tribunale internazionale permanente che dal 2002 giudica gli individui accusati dei più gravi crimini internazionali.
I tentativi di indebolimento della CPI da parte di Mosca e Washington si sono notevolmente intensificati nel corso degli ultimi anni, soprattutto a seguito di alcune decisioni politicamente molto sensibili prese dai giudici de L’Aia. Ad esempio, quando nel 2023 la Corte ha emesso un mandato di arresto nei confronti del presidente russo, Vladimir Putin, nel contesto della guerra di aggressione all’Ucraina, un tribunale di Mosca ha aperto un processo nei confronti del Procuratore Capo, Karim Khan, e altri giudici della CPI. Due anni dopo, nel 2025, gli imputati sono stati condannati – seppur in contumacia – per “ingiusta azione penale contro cittadini russi“.
Gli Stati Uniti del presidente Donald Trump si sono comportati in maniera analoga quando nel 2024 la Corte ha emanato il medesimo provvedimento contro il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in relazione alla azioni dell’esercito di Tel Aviv nella Striscia di Gaza. Pochi mesi dopo, nel febbraio del 2025, la Casa Bianca ha risposto con un ordine esecutivo che imponeva una serie di sanzioni contro i membri della CPI, tra cui il congelamento dei beni in territorio americano, il divieto di ingresso negli Stati Uniti e una serie di misure contro chi collabora con la Corte.
Di fronte a quelli che definiscono come tentativi di compromettere l’operatività della CPI e di minarne l’indipendenza, gli organizzatori della mobilitazione chiedono alla Commissione Europea di far sentire le propria voce attraverso tre misure concrete. La prima è l’attivazione del cosiddetto Blocking Statute (o Regolamento di Blocco), una sorta di scudo legale progettato per proteggere soggetti e entità europei dagli effetti extraterritoriali di sanzioni imposte da Paesi terzi: il Regolamento UE 2271 del 1996, base legale del meccanismo, sarebbe applicabile anche alla CPI poiché la stessa ha la propria sede in uno Stato membro dell’Unione (i Paesi Bassi). La seconda richiesta di Eumans e NPWJ è quella di imporre un divieto esplicito di applicazione di applicazione di sanzioni straniere in Europa nei confronti della Corte e dei suoi funzionari. Infine, una misura più simbolica: la candidatura della CPI al Premio Nobel per la pace 2026 per dare – come si legge nel comunicato ufficiale di Eumans – “un segnale politico forte a sostegno della sua indipendenza”.
A margine della manifestazione di oggi, Cappato ha anche annunciato l’inizio di uno sciopero della fame a staffetta, sostenuto da oltre 3.400 cittadini europei e con 117 partecipanti già selezionati. “Iniziamo questo digiuno di dialogo nei confronti di Ursula von der Leyen per chiedere di difendere la CPI, come è in suo potere”, ha spiegato l’ex eurodeputato. “Non ci sono più scuse, è una questione di volontà politica. Non serve un esercito europeo per difendere la Corte, si può fare subito ed è quello che chiediamo alla Presidente della Commissione e a tutti i capi di Stato e di governo dell’UE”.
Le ha fatto eco l’europarlamentare indipendente eletta nelle liste del Partito Democratico, Cecilia Strada, che, presente all’iniziativa di fronte a Palazzo Berlaymont, ha definito “vergognoso” il fatto che la Commissione non abbia ancora attivato il Regolamento di Blocco, invitandola a farlo il prima possibile. “Non ci arrendiamo alla legge del più forte che vuole piegare il diritto internazionale e la CPI. Noi crediamo nella forza della legge e nella giustizia per tutte e per tutti”, ha chiosato Strada.



![La sede della Corte penale internazionale a l'Aia [foto: Wikimedia Commons]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/04/corte-penale-internazionale-350x250.png)










