Bruxelles – “L’UE ha necessità urgente di aumentare la pressione su Israele per fermare la sua politica degli insediamenti“. Firmato: Francia e Svezia. I due Paesi chiedono sanzioni contro colonie e coloni, attraverso un documento che invita la Commissione europea a “considerare con urgenza la fattibilità giuridica e pratica dell’introduzione di misure quali dazi sui prodotti delle colonie e restrizioni all’importazione attraverso licenze di vendita”. Il contenuto del non-paper messo a punto dalle due delegazioni in occasione della riunione del Consiglio Affari esteri dell’UE di Lussemburgo mostra un’Unione europea decisa finalmente a prendere azioni contro Israele. Il non-paper è per sua natura un documento informale, non vincolante, ma comunque un testo dal valore politico e che in questo caso serve tutti i membri UE all’azione.
“La Svezia è molto preoccupata per gli sviluppi in Cisgiordania e l’espansione degli insediamenti” israeliani, riconosce la ministra degli Esteri di Stoccolma, Maria Malmer Stenergard. “Per questo, insieme alla Francia, abbiamo presentato questo documento”. L’obiettivo è quello di “limitare” i flussi commerciali con le aree israeliane che l’UE non riconosce e che, al contrario, vengono ufficialmente considerati “illegali”.
L’Unione europea continua a sostenere un processo di pace tra israeliani e palestinesi attraverso una soluzione a due Stati, ma “la politica israeliana degli insediamenti in Cisgiordania compromette gravemente questa visione”, recita il preambolo del documento franco-svedese, che finisce col rappresentate un’accusa diretta al primo ministro dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu.
La classica goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo sono stati gli ultimi annunci sull’intenzione di procedere alla realizzazione di oltre 30 nuove colonie in Cisgiordania. Per Francia e Svezia “la situazione, in continuo e rapido deterioramento, richiede un’azione di questo tipo“, vale a dire sanzionatoria e decisa. Da qui l’invito a procedere. “Ci piacerebbe vedere proposte concrete per discussioni nelle prossime settimane“, la richiesta condivisa agli altri ministri degli Esteri. Almeno sulla politica degli insediamenti l’UE prova a fare ad alzare la voce.
![An Israeli soldier tries to prevent Palestinians from reaching their houses in Nur Shams refugee camp in the West Bank city of Tulkarm, Nov. 18, 2025. Palestinians took part in a demonstration demanding the right to return to their houses at the entrance of Nur Shams refugee camp, while Israeli soldiers assaulted the crowd and forced them to leave the area. [Photo by Nidal Eshtayeh/Xinhua/ABACAPRESS.COM, via IPA agency]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA68161671-750x375.jpg)









![Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, in versione LGBTQI+ [©Nicolas Liponne/MAXPPP - IPA agency]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA59725095-120x86.jpg)

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