Bruxelles – Israele, l’Unione Europea continua a non trovare forza, numeri e coraggio per sanzioni. “Non ho visto cambio di posizioni attorno al tavolo”, riconosce l’Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, al termine del consiglio Affari esteri di Lussemburgo. Nessun passo avanti, dunque, per un’Unione che sconfessa il suo nome. “Alcuni Stati membri hanno chiesto di sospendere l’accordo di associazione UE-Israele, alcuni altri si sono opposti“, spiega Kallas, ammettendo che il problema non è l’Ungheria.
Il gruppo di chi avrebbe voluto mandare un messaggio politico forte nei confronti dello Stato ebraico per la sua condotta nei territori palestinesi annovera Spagna, Irlanda e Slovenia. Dall’altra parte, il gruppo dei contrari vede Germania e Italia. La posizione del governo di Roma è la seguente: “Meglio sanzionare individualmente i responsabili, penso ai coloni violenti, e rafforzare le sanzioni” contro di loro, spiega il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Non credo che bloccare uno strumento commerciale sia uno strumento utile perché si va a colpire la popolazione israeliana che non ha nulla a che vedere, spesso, con i fatti che commettono i militari e vengono addossati al governo”, osserva.
Parole e scelte che producono le reazioni dell’opposizione: “La scelta della premier Meloni di collocarsi fra i governi che non vogliono nessuna sanzione per Israele è una grave responsabilità che, anche in questo caso, mortifica il ruolo del nostro Paese nello scenario internazionale”, accusano gli europarlamentari del Partito democratico Nicola Zingaretti e Lucia Annunziata, rispettivamente capo delegazione PD al Parlamento europeo e membro della commissione Affari esteri. Per i due esponenti S&D “la scelta che stanno compiendo i governi europei di non sospendere l’accordo commerciale Ue-Israele e non fare nulla nei confronti del governo Netanyahu è un errore grave e complice“.
Ancora più netta Kathleen van Brempt (S&D), vicepresidente della commissione Commercio internazionale: “Lasciando inalterato l’accordo di associazione UE-Israele, l’Unione Europea sta inviando il segnale che le clausole sui diritti umani possono essere ignorate senza conseguenze”.
Sulla stessa linea del PD anche la delegazione del Movimento 5 Stelle: “Questo governo era e resta complice dei crimini di Netanyahu“, attacca il pentastellato Danilo Della Valle, membro della commissione Affari esteri del Parlamento europeo. A suo giudizio sospendere l’accordo di associazione Ue-Israele è “il minimo sindacale che l’UE avesse potuto fare davanti a un genocidio”, ma a suo giudizio la decisione del governo italiano di non rinnovare in automatico il memorandum di difesa con Israele “è stata solo un fuoco di paglia” mentre “la verità è che nulla è cambiato”.
Qualcosa potrebbe muoversi sul fronte delle misure da prendere contro i coloni israeliani in Cisgiordania. Francia e Svezia hanno proposto restrizioni agli scambi commerciali provenienti dagli insediamenti, e l’esecutivo comunitario non intende lasciar cadere l’iniziativa. “Prometto di inoltrare la proposta al commissario per il Commercio“, assicura Kallas. Dunque Maros Sefcovic (il commissario per il Commercio, appunto), verrà incaricato di studiare la fattibilità pratica e giuridica di eventuali misure restrittive, e poi, qualcosa sia possibile, la Commissione studierà misure.
![Un momento del consiglio Affari esteri [Lussemburgo, 21 aprile 2026. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/fac-260421-750x375.jpg)






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