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    Home » Politica Estera » Via libera definitivo UE agli aiuti a Kiev e alle sanzioni a Mosca, Zelensky: “Un giorno importante”

    Via libera definitivo UE agli aiuti a Kiev e alle sanzioni a Mosca, Zelensky: “Un giorno importante”

    Entro l'anno saranno messi a disposizione dell'Ucraina 45 miliardi di euro a supporto del suo bilancio e delle sue capacità industriali nel settore della difesa. Costa: "L'Europa resta ferma, unita e incrollabile nel suo sostegno"

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    23 Aprile 2026
    in Politica Estera, Difesa e Sicurezza, Energia, Non categorizzato
    I presidenti di Commissione europea, Ursula von der Leyen, Consiglio europeo, Antonio Costa, Ucraina, Volodymyr Zelensky, nella commemorazione dei 4 anni dell'inizio della guerra su larga scala della Russia. Foto: Alexandros Michailidis via Imagoeconomica

    I presidenti di Commissione europea, Ursula von der Leyen, Consiglio europeo, Antonio Costa, Ucraina, Volodymyr Zelensky, nella commemorazione dei 4 anni dell'inizio della guerra su larga scala della Russia. Foto: Alexandros Michailidis via Imagoeconomica

    Bruxelles – Via libera finale agli aiuti dell’Unione Europea all’Ucraina da 90 miliardi di euro per il 2026 e il 2027 e al ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Il prestito a Kiev era stato concordato nel Consiglio europeo di dicembre dai capi di Stato e di governo dei Ventisette e oggi (23 aprile), dopo la caduta del veto ungherese legato alle interruzioni di petrolio dall’oleodotto Druzbha, il Consiglio ha adottato l’ultimo atto legislativo. In questo modo, la Commissione europea potrà avviare le erogazioni delle risorse a Kiev il prima possibile, in questo secondo semestre dell’anno.

    “Le procedure scritte per la modifica del regolamento sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) a sostegno del prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina e del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia si sono concluse con successo. Entrambi i documenti sono stati adottati all’unanimità”, ha annunciato alle 13.44 un portavoce della presidenza di turno cipriota del Consiglio dell’UE. Mentre il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha esultato: “Promesso, realizzato, attuato. La strategia dell’UE per raggiungere una pace giusta e duratura in Ucraina si basa su due pilastri: rafforzare l’Ucraina e aumentare la pressione sulla Russia. Oggi abbiamo fatto progressi su entrambi”.

    L’ex premier portoghese ora alla guida dell’istituzione UE che raccoglie i capi di Stato o di governo dei Ventisette, oltre alla presidente della Commissione europea, e che definisce le priorità e gli orientamenti politici generali dell’UE, ha precisato che si è trattato di “sbloccare il prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina, garantendo sostegno finanziario e militare per il 2026–2027″ e di “adottare il 20esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, riducendone la capacità di condurre la guerra”. E ciò dimostra che “l’Europa resta ferma, unita e incrollabile nel suo sostegno all’Ucraina“.

    Mentre il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha sottolineato che “oggi è un giorno importante per la nostra difesa e per i nostri rapporti con l’Unione Europea”. Su X ha precisato che “il prestito di sostegno europeo per l’Ucraina è stato sbloccato: 90 miliardi di euro in due anni. Questo pacchetto rafforzerà il nostro esercito, renderà l’Ucraina più resiliente e ci consentirà di adempiere ai nostri obblighi sociali verso gli ucraini, come previsto dalla legge. È importante che l’Ucraina stia ottenendo questo livello di certezza finanziaria, dopo più di quattro anni di guerra su vasta scala”.

    Per quanto riguarda gli aiuti economici, il Consiglio aveva già adottato il 24 febbraio il regolamento che istituisce il prestito di sostegno all’Ucraina, concordato con la cooperazione rafforzata a 24 – senza Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, come stabilito a dicembre –, e il regolamento che modifica lo Strumento per l’Ucraina, il fondo attraverso cui verrà erogato il prestito.

    Restava da portare a casa il risultato di oggi, cioè il via libera alla proposta di modifica del budget pluriennale: una misura necessaria per coprire l’indebitamento UE sui mercati, ma sulla cui adozione, per cui era necessaria l’unanimità dei Paesi UE, si è imposto fino all’inizio di questa settimana il veto di Budapest.

    Il finanziamento è composto da 30 miliardi di euro destinati al sostegno macroeconomico all’Ucraina – saranno erogati a Kiev tramite assistenza macrofinanziaria o attraverso il Fondo per l’Ucraina e potranno essere utilizzati per far fronte alle esigenze di bilancio più urgenti dell’Ucraina – e da 60 miliardi di euro per potenziare la capacità dell’Ucraina di investire nell’industria della difesa, compreso l’approvvigionamento di prodotti per la difesa. In base alle decisioni adottate, quest’anno saranno messi a disposizione dell’Ucraina 45 miliardi di euro: 16,7 miliardi di euro per l’assistenza al bilancio (8,35 miliardi di euro erogati tramite assistenza macrofinanziaria e 8,35 miliardi di euro tramite il Fondo per l’Ucraina) e 28,3 miliardi di euro a sostegno delle capacità industriali ucraine nel settore della difesa.

    Con i fondi, l’Ucraina avrà accesso a prodotti per la difesa provenienti dalle industrie ucraine, dell’UE, dei Paesi SEE-EFTA e di altri Paesi terzi, come il Canada, che avranno stipulato un accordo bilaterale con l’UE nell’ambito del regolamento SAFE – lo Strumento per la sicurezza europea che permetterà di raccogliere fino a 150 miliardi di euro di prestiti da destinare agli investimenti in difesa degli Stati membri – o aver dimostrato di aver soddisfatto specifiche condizioni e impegni, come aver concluso un partenariato in materia di sicurezza e difesa con l’UE, si sono impegnati a fornire un contributo finanziario equo e proporzionato agli oneri derivanti dall’assunzione di un prestito e forniscono un sostegno finanziario e militare significativo all’Ucraina. Sono inoltre previste delle deroghe nei casi in cui le esigenze militari ucraine richiedano la fornitura urgente di un prodotto per la difesa non disponibile nel perimetro previsto.

    Il ventesimo pacchetto di sanzioni UE alla Russia

    Anche il ventesimo pacchetto di sanzioni a Mosca, presentato i 6 febbraio scorso, era rimasto bloccato dal veto ungherese e oggi ha avuto il via libera dei Paesi. Colpisce i settori russi energetico, finanziario, commerciale, dell’industria della difesa e amplia le misure anti-elusione. In particolare, “include le basi per un futuro divieto di utilizzo dei servizi marittimi per il petrolio russo”, spiegano fonti europee che sottolineano che “ciò avverrà in pieno coordinamento e discussione con il G7 e la Coalizione per il tetto massimo dei prezzi, composta dai membri del G7 e dagli altri paesi partecipanti”.

    Più nel dettaglio, il ventesimo pacchetto inserisce nella lista delle sanzioni 36 designazioni che comprendono sia il segmento a monte che quello a valle del settore energetico russo, inclusi l’esplorazione, l’estrazione, la raffinazione e il trasporto del petrolio. Altre 46 navi della ‘flotta ombra’ vengono sottoposte al divieto di accesso ai porti e di fornitura di un’ampia gamma di servizi legati al trasporto marittimo, portando il numero totale delle navi designate a 632. Allo stesso tempo, 11 navi vengono rimosse dall’elenco in questo ventesimo pacchetto in quanto sono tornate a essere conformi. Inoltre, vengono introdotte salvaguardie sulle vendite di petroliere dall’UE per impedire l’utilizzo finale in Russia – un controllo obbligatorio di due diligence specifica da parte dei venditori UE, nonché una clausola obbligatoria ‘no Russia’ da inserire nei contratti di vendita – e, a partire da gennaio 2027, sarà illegale fornire servizi di terminali GNL a entità russe o a entità possedute o controllate da cittadini o operatori russi.

    Vengono vietate anche le transazioni con due porti russi – Murmansk e Tuapse – e, per la prima volta, con il terminal petrolifero di un Paese terzo – si tratta del porto di Karimun in Indonesia – utilizzati per aggirare il tetto massimo sul prezzo del petrolio.

    Sul piano finanziario, le nuove misure estendono il divieto agli operatori UE di intrattenere rapporti commerciali con altre 20 banche russe, con limitate eccezioni, come ad esempio le transazioni umanitarie. Ciò porta a 70 il numero di banche russe escluse dall’accesso al mercato interno dell’UE.

    Inoltre, l’UE sta estendendo il divieto di transazione a quattro banche in Kirghizistan, Laos e Azerbaigian “che contribuiscono allo sforzo bellico russo eludendo significativamente le sanzioni o collegandosi al Sistema russo per il trasferimento di messaggi finanziari, la rete di messaggistica bancaria russa”, spiega la Commissione. Il pacchetto odierno include il divieto totale di effettuare scambi con qualsiasi fornitore di servizi di criptovalute russo, nonché con qualsiasi piattaforma decentralizzata che consenta il trading di criptovalute, a causa del loro utilizzo per eludere le sanzioni. Di fatto, Bruxelles prende atto che, a causa delle sanzioni imposte al settore finanziario, “la Russia sta diventando sempre più dipendente dalle criptovalute per le transazioni internazionali“. Perciò, inserisce nell’elenco delle entità soggette a sanzioni un’entità kirghisa che gestisce una piattaforma di scambio sulla quale vengono negoziati ingenti volumi della stablecoin A7A5, sostenuta dal governo, e proibisce l’uso e il supporto della criptovaluta RUBx, una stablecoin ancorata al rublo, e del rublo digitale, una valuta digitale in fase di sviluppo da parte della Banca Centrale Russa, creata per consentire l’elusione delle sanzioni. Allo stesso tempo, il pacchetto rimuove dall’elenco dei sanzionati 5 entità finanziarie di Paesi terzi sulla base degli impegni da loro assunti assunti non svolgere le attività incriminate.

    Per la prima volta in assoluto, l’UE sta attivando il proprio strumento anti-elusione, vietando l’esportazione di qualsiasi macchina a controllo numerico e di apparecchi radio verso il Kirghizistan, dove esiste “un elevato rischio che tali prodotti vengano riesportati in Russia”. Una decisione che, spiegano dal Consiglio, “fa seguito a un’analisi approfondita dei dati commerciali che evidenziano un significativo aumento delle riesportazioni di articoli comuni ad alta priorità attraverso il Kirghizistan verso la Russia”. Sempre su questo fronte, il pacchetto aggiunge 60 entità all’elenco di coloro che forniscono supporto diretto o indiretto al complesso militare-industriale russo o che sono coinvolti nell’elusione delle sanzioni. Tra queste, 32 entità hanno sede in Russia e 28 in paesi terzi (Cina, inclusa Hong Kong, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Thailandia).

    A livello commerciale, poi, l’UE ha deciso di estendere il divieto di esportazione su vetreria da laboratorio, alcuni lubrificanti ad alte prestazioni e i relativi additivi, materiali energetici, sostanze chimiche, gomma e articoli in gomma vulcanizzata, articoli in acciaio, utensili per la lavorazione dei metalli e trattori industriali, per un valore superiore a 360 milioni di euro. Inoltre, vengono inserite ulteriori restrizioni all’importazione di merci che generano entrate significative per la Russia: determinate materie prime, metalli, determinati minerali, rottami di acciaio e altri metalli, prodotti chimici, articoli in gomma vulcanizzata e pelli conciate, per un valore superiore a 570 milioni di euro. E viene introdotta una quota per le importazioni di ammoniaca.

    Sul piano militare, il ventesimo pacchetto designa 58 aziende e persone fisiche coinvolte nello sviluppo e nella produzione di beni militari, come i droni. Inoltre, l’UE ha ora designato 16 entità con sede in Cina, negli Emirati Arabi Uniti, in Uzbekistan, in Kazakistan e in Bielorussia che hanno fornito beni a duplice uso o sistemi d’arma al complesso militare-industriale russo. Mentre 60 nuove entità saranno soggette a restrizioni più severe in materia di esportazione di prodotti che contribuiscono al potenziamento tecnologico del settore della difesa russo. Alcune di queste entità hanno sede anche in Paesi terzi diversi dalla Russia, quali la Cina (compresa Hong Kong), la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti.

    Infine, il pacchetto odierno contiene 120 ulteriori elenchi, tra cui 33 persone fisiche e 83 entità, con conseguente congelamento dei beni e divieto di mettere a loro disposizione fondi e risorse economiche e, nel caso delle persone fisiche, anche divieti di viaggio; introduce un’ulteriore tutela legale per le imprese dell’UE contro le ritorsioni del governo russo, consentendo ai tribunali degli Stati membri di multare i cittadini russi che intentano cause abusive presso i tribunali russi; prevede un divieto di transazione nei confronti dei concorrenti russi che si avvalgono delle espropriazioni illegittime di fatto degli operatori dell’UE da parte del governo della Federazione Russa e include un divieto di transazione nei confronti dei cittadini russi che rubano e utilizzano i diritti di proprietà intellettuale degli operatori dell’UE in Russia senza il loro consenso.

    Misure contro la propaganda del Cremlino, inoltre, contano il contrasto alle piattaforme mirror che eludono il divieto di trasmissione diffondendo online gli stessi contenuti dei media di propaganda (come Russia Today, Sputnik, ecc.) inseriti nell’elenco e il divieto dell’accettazione di finanziamenti, inclusi donazioni o sovvenzioni, da parte del governo russo nel settore della ricerca e dell’innovazione.

    Tags: 90miliardiaiuticommercioenergiafinanzaKievmoscapacchettosanzioniue

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