Bruxelles – “La difesa è un bene pubblico di base”. Di questo Andrius Kubiulius è certo, e su questo il commissario europeo per la Difesa non ha dubbi. Bisogna andare avanti, e farlo in maniera davvero europea, perché neanche più troppo sulla NATO si può fare affidamento, spiega nell’intervista concessa a Eunews.
Eunews: Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato di ritirarsi dall’Alleanza atlantica, usando anche un linguaggio duro nei confronti degli alleati. Non crede che questo indebolisce la NATO, anche agli occhi dell’opinione pubblica?
Andrius Kubilius: “Gli Stati Uniti stanno dicendo chiaramente che gli europei si devono assumere la responsabilità per la propria difesa. Quanto a Trump, a volte con le sue dichiarazioni vuole ottenere qualcosa, ma le sue dichiarazioni creano confusione e fraintendimenti. Il tema di fondo è che la NATO non ha solo problemi di difesa, ma di fiducia politica reciproca”.
E: A tal proposito: la Danimarca, in parte anche per la posizione USA sulla Groenlandia, ha deciso di acquistare i sistema di difesa aerea Samp-T, di produzione franco-italiana, invece dei Patriots americani. E’ l’inizio di una spaccatura tra Unione europea e Stati Uniti?
A.K: “Qui ci sono diverse ragioni e diverse decisioni. Per partecipare alle guerre gli Stati Uniti stanno esaurendo le loro riserve di missili e intercettori, incluse quelle di Patriots, perché intercettori vuol dire Patriots. Questo vuol dire che nei prossimi anni l’industria statunitense produrrà per rifornire gli arsenali americani, e questa è una sfida per l’Europa, perché adesso ci procuriamo il 40 per cento di armi dagli Stati Uniti. Non si comprano le tecnologie americane non perché non piacciono più, ma perché inizia a mancare la produzione disponibile all’acquisto. In secondo luogo c’è un altro problema, per noi europei, e voglio farlo notare alla controparte americana: il regolamento AECA per l’export di prodotti di difesa. In pratica gli Stati Uniti non permettono di usarle in un certo modo, come visto con l’Ucraina”.
E: Quindi, alla luce di questo, fino a che punto gli Stati membri saranno in grado di lanciare appalti comuni?
A.K: “Stiamo spingendo per questo, ma abbiamo un’eredità fatta di industrie delle difesa frammentate. Abbiamo politiche nazionali, e l’UE ha un ruolo limitato, ma abbiamo comunque un ruolo nel senso di sviluppare un’industria europea. Ci stiamo muovendo con i nostri strumenti, come SAFE e sostegno a grandi progetti pan-europei. Dal mio punto di vista queste iniziative potrebbero non essere sufficienti per superare queste grandi frammentazioni. Occorrono più passi politico-istituzionali. Personalmente invito i Paesi con le industrie più grandi del settore a sedersi al tavolo e predisporre approcci strategici”.
E: Ha fiducia che questo succederà?
A.K: “Non abbiamo alternative. Ci sono diverse idee per una difesa più europea, come trattati inter-governativi. Adesso è il tempo delle grandi discussioni”.
E: Gli eventi degli ultimi mesi e anni come incidono? Vi preoccupano? O, al contrario, sono uno stimolo?
A.K: “Ci sono sfide molto chiare: sappiamo che la Russia sta producendo più di noi e che c’è la possibilità di un’aggressione russa, sappiamo che gli alleati hanno smesso di assumersi la responsabilità primaria delle difesa dell’Europa per assumersi una responsabilità secondaria. Gli Stati Uniti adesso hanno rivolto l’attenzione sull’Indo-Pacifico. E la terza sfida è la guerra in Iran”.
E: A tal proposito: il settore della difesa rimane dipendente dai combustibili fossili. Come mettere l’Europa della difesa al riparo da crisi come quella prodotta dalla chiusura dello stretto di Hormuz?
A.K: “I prezzi sono una grande preoccupazione. Dal punto di vista delle forniture energetiche c’è un problema specifico per i carburanti dei jet. Sappiamo che la strategia di lungo periodo è una produzione europea, fatta di rinnovabili e nucleare, ma ci vorrà tempo. Per il momento serve il coordinamento a livello”.
E: I cittadini, invece, come si convincono ad accettare più spese nella difesa che vuol dire, da un punto di vista di spesa pubblica, tagli in altri settori?
A.K: “La difesa costa tanto, è vero. Ma non investire costa molto di più. Se arriva la guerra si perdono tutte le possibilità di istruzione o di altre cose. Questa è una scelta che va fatta, ed responsabilità della politica. Non direi che i cittadini non sono preoccupati per la difesa: se guardiamo i sondaggi adesso la difesa è considerata dagli europei una priorità strategica. Un europeo vuole vedere più difesa europea, anche più di quella nazionale e di quella della NATO, e ora spetta a noi andare avanti in tal senso. Ora dobbiamo ascoltare dai leader europei cosa vogliono e cosa intendono ottenere”.



![Attacco con droni [foto: Carlo Carino/imagoeconomica via IA]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/10/Imagoeconomica_2228066-350x250.jpg)





![Sala riunione della BCE [foto: Carlo Carino/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/12/Imagoeconomica_258360-120x86.jpg)


