Bruxelles – Nel primo quadrimestre del 2026 la migrazione irregolare verso l’Unione europea registra un calo, ma il prezzo in vite umane resta drammaticamente alto. Secondo i dati preliminari diffusi oggi (15 maggio) da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, nei primi quattro mesi del 2026, il numero di attraversamenti irregolari delle frontiere verso l’Unione europea ha riportato una flessione significativa del 40 per cento (con 28.500 ingressi), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è attribuito a una combinazione di fattori, tra cui la cooperazione con i Paesi partner, misure preventive negli Stati di partenza e condizioni meteorologiche avverse all’inizio dell’anno.
Il dato più eclatante riguarda la rotta dell’Africa occidentale, dove i rilevamenti parlano di 2.331 arrivi di persone soprattutto di nazionalità maliana, senegalese e mauritana: una diminuzione del 78 per cento, in gran parte dovuto alle misure preventive attuate da Mauritania, Senegal e Gambia in collaborazione con la Spagna e l’UE. Tuttavia, Frontex avverte che le reti di trafficanti rimangono adattabili e che l’attività su questa rotta può cambiare rapidamente.
Anche la rotta del Mediterraneo centrale, pur rimanendo la più trafficata con 8.489 arrivi, ha visto una diminuzione del 46 per cento rispetto al primo quadrimestre del 2025. La Libia resta il principale punto di partenza, con flussi composti principalmente da cittadini bangladesi, somali e sudanesi. Un calo leggermente più moderato (-32 per cento) è stato registrato nel Mediterraneo orientale, con 8.427 attraversamenti: qui, i flussi principali sono composti da cittadini di Siria, Turchia ed Egitto.
Spostandoci sulla frontiera terrestre orientale, Frontex riporta che, nonostante una flessione complessiva del 49 per cento, con 1.122 attraversamenti irregolari, la pressione dalla Bielorussia è ripresa bruscamente a marzo grazie al miglioramento del meteo. A varcare il confine sono stati principalmente uomini ucraini che cercavano di evitare la coscrizione militare. La rotta dei Balcani occidentali ha registrato 2.829 rilevamenti, in calo del 19 per cento: le nazionalità più presenti sono siriana, turca e afghana e il confine croato con la Bosnia-Erzegovina continua ad essere il principale punto di uscita dalla regione. Per quanto riguarda invece i tentativi di uscita verso il Regno Unito, questi sono praticamente dimezzati (-51 per cento) scendendo a circa 9.900 persone, principalmente vietnamiti, afghani e siriani.
In controtendenza rispetto al quadro generale, il percorso del Mediterraneo occidentale è stato l’unico corridoio migratorio a registrare un aumento significativo, con rilevamenti cresciuti del 50 per cento (con 5.184 casi). Questa crescita è trainata principalmente dalle partenze dall’Algeria, dalla Siria e dal Mali. Gli esperti ritengono che i controlli più severi in Marocco e sulle rotte dell’Africa occidentale e del Mediterraneo centrale, abbiano spinto i trafficanti verso le coste algerine.
Nonostante il calo degli ingressi, il costo in vite umane rimane altissimo. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) riferisce che oltre 1.200 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno: i trafficanti continuano a utilizzare imbarcazioni sovraccariche e non idonee alla navigazione, ignorando i pericoli per le persone migranti. Frontex segnala inoltre che la volatile situazione di sicurezza in Medio Oriente, in particolare l’instabilità in Libano, continua a rappresentare un rischio per il panorama migratorio europeo, con potenziali partenze via mare verso Cipro e altre destinazioni mediterranee.














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