Bruxelles – Allentare le regole comuni di spesa per far fronte al caro-energia: l’Italia torna a insistere su un tema che diventa di fondamentale importanza per Giorgia Meloni, con la presidente del Consiglio che ammette di avere difficoltà sul piano interno e chiede aiuto direttamente alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Meloni scrive di proprio pugno una lettera indirizzata al capo dell’esecutivo comunitario in cui chiede di estendere il concetto di sicurezza, da non intendere solo in senso militare. Di fronte all’aumento dei prezzi dell’energia e a bollette nuovamente salate, sostiene Meloni, “non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l’UE consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa strettamente intese e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale”.
Data la situazione, l’Italia “ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National Escape Clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica in corso, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti”, la richiesta esplicita di Meloni, che quindi avverte: “In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il governo italiano spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma SAFE alle condizioni attualmente previste”. Tradotto: Roma è in difficoltà.
Il programma SAFE da 150 miliardi di euro mette a disposizione risorse, in forma di prestiti da rimborsare, per spendere soldi pubblici a sostegno dell’industria della difesa. Adesso Meloni guarda con attenzione ai consensi, erosi da quando la maggioranza di governo ha perso il referendum sulla riforma della giustizia. Da lì in poi per Meloni si è aperta una stagione di problematiche continue, tutte di politica interna (a cominciare dalle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e della ministra del Turismo, Daniela Santanché, per vicende giudiziarie), che hanno inciso sull’indice di gradimento di una premier consapevole del momento di difficoltà e che, ora, sembra quasi minacciare, sottolineando l’eventualità di un uso dei fondi SAFE, di non tenere fede agli impegni per ragioni nazionali.
Da Bruxelles per il momento pochi commenti e qualche timida apertura: “Cercheremo nel quadro della flessibilità esistente delle regole di bilancio dell’UE“, si limita a dire Paula Pinho, capo del servizio dei portavoce della Commissione europea. Le regole non si cambieranno, né l’Italia sarà motivo per rimetterle in discussione. Balazs Ujvari, portavoce responsabile per questioni di bilancio, ricorda al governo come tra tutti i vari fondi e programma dell’Unione europea “restano ancora 95 miliardi di euro disponibili” da usare per finanziare misure di contrasto al caro-energia e al caro-bollette. Si può fare tesoro delle risorse avanzate, insomma. “L’attenzione in questa fase è rivolta al pieno utilizzo delle ingenti risorse UE già disponibili, come ha ricordato la presidente stessa dopo il Consiglio europeo informale a Cipro: sono già stati messi a disposizione circa 300 miliardi di euro per investimenti energetici attraverso strumenti come NextGenerationEU, la Politica di Coesione e anche il Fondo per la modernizzazione, con circa 95 miliardi ancora da utilizzare”, ha dettagliato Ujvari. “L’obiettivo principale ora è garantire che gli Stati membri utilizzino effettivamente i fondi rimanenti. Oltre ai finanziamenti pubblici, stiamo anche lavorando per mobilitare investimenti privati”, ha aggiunto ricordando che la Commissione ha “recentemente reso più flessibile anche il quadro degli aiuti di Stato, proprio per sostenere questo tipo di investimenti, anche nel contesto della scarsità energetica e degli alti prezzi”.


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