Bruxelles – Gli sforzi della Commissione Europea per rilanciare la competitività industriale e l’autonomia strategica del Vecchio Continente proseguono verso l’infinito e oltre. Nella giornata di oggi (27 maggio), l’esecutivo comunitario ha finalizzato la propria proposta per un nuovo regolamento europeo sui servizi satellitari mobili (Mobile Satellite Services, MSS), con l’obiettivo di incrementare la presenza di operatori europei e ridurre la dipendenza dalle compagnie statunitensi, storicamente dominanti in questo mercato strategico.
“Oggi più che mai, una connettività satellitare ad alta capacità e ampiamente disponibile è essenziale per rafforzare la resilienza delle reti di comunicazione dell’Unione europea”, ha sottolineato la commissaria per le Tecnologie digitali, Henna Virkunnen, durante la conferenza stampa di presentazione del provvedimento. La politica finlandese ha anche aggiunto che “la nostra proposta consentirà di fornire connettività satellitare e terrestre direttamente ai dispositivi mobili, in particolare in quelle aree dove le reti terrestri non sono disponibili”.
Cosa sono i servizi satellitari mobili
I servizi satellitari mobili sono i sistemi che permettono ai satelliti di ‘comunicare’, ovvero di trasmettere voce, dati e connessioni Internet al posto delle tradizionali infrastrutture terrestri basate su antenne e cavi. Le frequenze necessarie per far funzionare gli MSS sono una risorsa particolarmente preziosa e limitata, dunque le aziende che ne ottengono i diritti d’uso si trovano in una posizione di grande potere.
Se fino a poco tempo fa l’utilizzo di questi sistemi era limitato a contesti particolarmente di nicchia (le comunicazioni marittime e aeree alle zone prive di copertura telefonica, ad esempio), l’avvento dei cosiddetti satelliti ‘a basso orbitaggio’ ha prodotto una vera e propria rivoluzione. Grazie alla maggior vicinanza con la Terra, questi sistemi – di cui l’esempio più noto è la rete di Starlink, controllata da Elon Musk – permettono una trasmissione del segnale assai più rapida e quindi connessioni Internet molto più veloci e stabili.
Il perimetro di impiego di questi satelliti, dunque, si sta espandendo molto rapidamente. Ad esempio, vengono sempre più utilizzati per garantire la copertura Internet in zone particolarmente isolate oppure per offrire collegamenti in caso di blackout o disastro ambientale.
Anche il settore della difesa è coinvolto dall’evoluzione delle costellazioni a basso orbitaggio e lo si è visto molto chiaramente nel contesto del conflitto russo-ucraino. Quando le infrastrutture terrestri di Kiev sono state colpite dai bombardamenti di Mosca, proprio i satelliti di Starlink hanno garantito la prosecuzione delle comunicazioni militari e assicurato il coordinamento operativo.
Allo stesso tempo, la dipendenza dell’Ucraina da Starlink ha messo nelle mani di Musk un’arma del ricatto potenzialmente letale: più volte l’imprenditore di origine sudafricana ha minacciato di interrompere il funzionamento dei suoi satelliti nel tentativo di spingere Kiev su posizioni più concilianti nei confronti dell’aggressore russo.
La proposta della Commissione
Proprio con l’inizio del conflitto in Ucraina, in effetti, l’UE ha iniziato a ragionare più concretamente della necessità di raggiungere un sufficiente livello di sovranità tecnologica nel campo dei satelliti.
La situazione attuale è di assoluta subordinazione a fornitori extra-europei. Da quando, nel 2008, gli Stati membri hanno assegnato alla Commissione il potere di concedere in licenza una specifica banda di spettro satellitare per l’intera UE (la cosiddetta banda 2GHz), il settore è dominato da due sole compagnie: la Viasat e la Echostar, entrambe di proprietà statunitense.
Nel maggio del 2027, tuttavia, queste autorizzazioni scadranno e la Commissione vorrebbe cogliere l’occasione per liberarsi almeno in parte dalla dipendenza a stelle e strisce e neutralizzare il ruolo di attori politicamente ostili a Bruxelles, Musk in testa (Starlink ha recentemente acquistato per 17 milioni di dollari le preziose licenze di spettro wireless da Echostar).
“Abbiamo la rara opportunità di scegliere cosa fare per il nostro futuro – ha scandito Virkunnen davanti ai giornalisti – e vogliamo dare un nuovo impulso alla competitività dell’Europa, rafforzarne la sicurezza e accogliere nuove possibilità tecnologiche”.
Più concretamente, la proposta dell’esecutivo UE per incrementare la presenza di operatori satellitari europei prevede una divisione della banda 2GHz in tre blocchi da 10 megahertz (MHz) ciascuno.
Il primo blocco sarà dedicato ad usi esclusivamente governativi, come la sicurezza, le comunicazioni critiche e la difesa militare. In questo caso, il servizio di comunicazione satellitare potrà essere fornito soltanto tramite un operatore europeo che – in base al comunicato ufficiale diffuso dal Berlaymont – “dovrà integrarsi con le capacità attuali e future del programma IRIS2″. Il riferimento è all’Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite, il progetto europeo da circa 290 satelliti che Bruxelles ha elaborato proprio in risposta a Starlink.
Quanto agli altri due terzi della banda UE, questi saranno destinati ad usi più puramente commerciali (ad esempio, i servizi di monitoraggio energetico, i dispositivi per le emergenze e la copertura Internet di zone remote). In questo caso – spiega ancora la Commissione – “lo spettro sarà suddiviso equamente tra un terzo per operatori europei e un terzo per operatori sia europei che non”.
Per Virkunnen, l’obiettivo resta quello di “incoraggiare la diversificazione dei fornitori e incentivare l’ingresso sul mercato di aziende UE” ed esiste la possibilità che nell’elenco delle imprese europee possano rientrare anche realtà di Stati confinanti, come Regno Unito e Norvegia: “potrebbero essere inclusi attraverso un atto delegato, ma questi Paesi dovranno armonizzare le loro regole con questa nuova proposta di legislazione”, ha spiegato l’ex Ministra dell’Istruzione della Finlandia.
Proprio la definizione dei parametri attraverso cui determinare quando un operatore è europeo e quando non lo è rappresenta una delle questioni più delicate della proposta.
Interrogata più volte sull’argomento, Virkunnen è rimasta vaga. Pur sottolineando che “il testo prevede criteri molto precisi per definire cosa significa essere una società dell’UE”, la commissaria si è limitata a ribadire l’ovvio: “Le entità europee devono essere controllate da Stati membri o da privati europei”, ha detto.
Il timore della reazione USA divide l’UE
In vista dell’incontro odierno, la newsletter quotidiana Il Mattinale Europeo scriveva all’alba di oggi che diversi funzionari si attendevano “un dibattito animato” durante la riunione del collegio su questa proposta.
In effetti, la divisione tra due terzi della banda appannaggio esclusivo dell’UE e un terzo aperto a tutti appare come una soluzione di compromesso tra due posizioni opposte e inconciliabili sul grado di apertura che il mercato satellitare europeo dovrebbe avere in futuro.
Da un lato, ci sarebbero coloro che avrebbero voluto chiudere completamente il settore a operatori di Paesi terzi (il principio del cosiddetto Buy european nelle procedure d’appalto pubbliche che paesi come Francia e Spagna vorrebbero applicare a una varietà di ambiti industriali ben più ampia del solo settore dei satelliti). Dall’altro, chi avrebbe preferito un’applicazione meno limitata del principio della libera concorrenza. Di questo secondo gruppo – in base a quanto riferisce l’agenzia di stampa britannica Reuters – farebbe parte la stessa Virkunnen. Proprio per questo, lei stessa avrebbe spinto perché si arrivasse a questo compromesso nel timore di una reazione negativa da parte degli Stati Uniti.
“Vogliamo potenziare le capacità europee nel settore, ma restiamo aperti allocando un blocco anche ad attori extra-UE”, ha ribadito la commissaria in conferenza stampa, sottolineando anche che “gli stessi USA hanno recentemente deciso che la loro banda MSS dovesse continuare ad essere gestita da un operatore domestico”. “Un’azienda europea era interessata, ma le è stato negato l’accesso”, ha concluso.
In ogni caso, che questa e molte altre questioni (ad esempio, Bruxelles sarà davvero disposta ad aprire parte della sua banda a Starlink?) siano tutt’altro che chiuse lo ha fatto involontariamente intuire la stessa Virkunnen. Prevedendo che i negoziati tra Parlamento e Consiglio sul testo proposto oggi dal Berlaymont possano richiedere lungo tempo, la commissaria ha proposto di “prorogare per due anni le attuali licenze di Echostar e Viasat, così da essere certi che il nuovo regolamento venga adottato in questo lasso di tempo”.
Almeno fino al 2028, dunque, i cieli UE resteranno saldamente nelle mani degli Stati Uniti.


![Satelliti in orbita [foto: imagoeconomica, via IA]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/10/Imagoeconomica_2146814-350x250.jpg)






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