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    Home » Economia » Dalla migrazione per lavoro un ‘triplice vantaggio’: a migranti, Paesi di origine e Stati ospitanti

    Dalla migrazione per lavoro un ‘triplice vantaggio’: a migranti, Paesi di origine e Stati ospitanti

    Per la Fondazione europea per la formazione (EFT), le competenze dei lavoratori migranti rappresentano una risorsa fondamentale per affrontare le trasformazioni delle economie e delle società contemporanee

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    9 Giugno 2026
    in Economia, Industria e Mercati
    Allestimento Salone del Mobile via Ufficio Stampa Imagoeconomica

    Allestimento Salone del Mobile via Ufficio Stampa Imagoeconomica

    Bruxelles – Tre benefici da una sola persona: le migrazioni per lavoro possono offrire vantaggi a migranti, Paesi di origine e di destinazione, ma solo se accompagnate da politiche valide. È questa la conclusione principale dei due rapporti “Competenze per una migrazione di manodopera equa ed efficiente” e “Competenze e migrazione in mercati del lavoro in evoluzione”, pubblicati dalla Fondazione europea per la formazione (ETF). 

    Di fatto, con l’aumento della mobilità globale, secondo la Fondazione i benefici restano distribuiti in modo diseguale e spesso disallineati sono lo sviluppo delle competenze, le esigenze del mercato del lavoro e le politiche migratorie. Allo stesso tempo, la carenza di manodopera in diversi settori e il declino demografico continuano ad acuirsi nel Vecchio Continente, mentre cresce la domanda di talenti stranieri qualificati. Perciò, “sistemi di competenze coerenti, informazioni affidabili sul mercato del lavoro e una governance efficace sono fondamentali per favorire una mobilità reciprocamente vantaggiosa”, precisa EFT.

    Secondo la fondazione – che è un’agenzia dell’UE che da oltre 30 anni aiuta le persone a sviluppare competenze per la vita e il lavoro -, le competenze dei lavoratori migranti rappresentano una risorsa fondamentale per affrontare le trasformazioni delle economie e delle società contemporanee. In un’ottica di reciproco vantaggio, l’ETF ritiene però necessario creare dei benefici simultanei per quello che viene definito il “paradigma della ‘triplice vittoria’”: cioè per i Paesi di origine, quelli di destinazione e i migranti. Ciò richiede quadri politici lungimiranti e partenariati che includano autorità pubbliche, istituti di formazione professionale e scolastica, datori di lavoro del settore privato e società civile. Una soluzione vincente solo se accompagnata da “un allineamento strategico tra sviluppo delle competenze, riconoscimento delle qualifiche e governance della migrazione”. 

    In questo contesto, sono soprattutto le imprese a trovarsi in difficoltà. “Come sottolineano due aziende europee su tre, abbiamo bisogno di manodopera qualificata anche da Paesi extra-UE. L’agenzia ETF, con sede a Torino, lavora in questa direzione, per aiutare i Paesi a noi vicini nell’identificare, sviluppare e riconoscere le competenze richieste dal mondo del lavoro”, ha spiegato il direttore generale per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione della Commissione europea, nonché presidente del Consiglio di amministrazione dell’ETF, Mario Nava. I dati – confermati anche dall’Eurobarometro – attestano che le piccole e medie imprese (PMI) europee non riescono ad assumere cittadini provenienti da Paesi terzi e che il 46 per cento delle PMI ha difficoltà a reclutare lavoratori con competenze adeguate.

    Su questo punto, i due rapporti evidenziano che le competenze dei lavoratori migranti sono aumentate insieme alla domanda di manodopera, ma che lo scarso riconoscimento delle loro qualifiche ostacola la loro integrazione nel mercato del lavoro. Ciò significa che molti migranti si ritrovano ad essere impiegati al di sotto delle proprie qualifiche, alimentando quello che viene ‘spreco di competenze’. Questo non solo “frena la produttività nei Paesi di destinazione”, ma “riduce i benefici per quelli di origine” e “limita le opportunità di crescita professionale e personale dei migranti”. Gli studi allora suggeriscono un passaggio verso “una governance delle competenze di lungo periodo”, dove ancora una volta diventano necessari i ruoli delle scuole e degli strumenti di analisi del mercato del lavoro.

    La fondazione sottolinea inoltre che per avere politiche migratorie efficaci, bisogna disporre di dati di qualità e che le lacune sulle competenze dei migranti ostacolano l’elaborazione di politiche adeguate e limitano il pieno utilizzo dei talenti disponibili. 

    Nei Paesi di provenienza – soprattutto se segnati da crisi e da un’elevata emigrazione – si è riscontrato invece un grave calo della manodopera. Per porre una soluzione, l’ETF suggerisce ecosistemi istituzionali coerenti che colleghino il riconoscimento delle competenze, il coinvolgimento della diaspora, il reinserimento nel mercato del lavoro e il sostegno ai rimpatriati, affinché si faciliti la migrazione di ritorno e si generino benefici sostenibili per i Paesi di origine.

    Tags: ETFeurobarometrolavoromigrantipmipolitiche socialiue

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