Bruxelles – “Dati solidi e coerenti dimostrano che l’intero sistema climatico continua a riscaldarsi, determinando un rapido riscaldamento globale. Le attività umane hanno portato il riscaldamento globale a 1,37 °C nel 2025 e si prevede che tale livello superi 1,5 °C tra circa quattro anni”. È questa una delle principali conclusioni dell’ultimo rapporto sugli indicatori del cambiamento climatico globale (in inglese Indicators of Global Climate Change – IGCC), pubblicato oggi (11 giugno) sulla rivista Earth System Science Data. Da quest’anno l’elaborazione degli IGCC è stata appaltata al servizio Copernicus sui cambiamenti climatici della Commissione europea e lo studio è stato condotto da un team internazionale composto da oltre 70 scienziati provenienti da 56 istituzioni e 17 Paesi diversi.
L’autore principale dello studio, nonché il direttore del Priestley Centre for climate futures dell’Università di Leeds, Piers Forster, ha definito gli indicatori come “lo squilibrio energetico della Terra, che misura la velocità con cui il calore si accumula nel sistema climatico” e fornisce indicazioni sul ritmo del cambiamento. Sugli esiti preoccupanti emersi dal rapporto, Forster ha avvertito: “Senza l’influenza umana, (gli IGCC) dovrebbero essere prossimi allo zero, ma aumentano dagli anni Settanta, raggiungendo livelli record e addirittura raddoppiando negli ultimi decenni”.
I dati mostrano che le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto un massimo storico: nel 2024 si sono rilevati 56,8 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica nell’aria, presenti soprattutto a causa della combustione di combustibili fossili, mentre il 2025 è stato inoltre il terzo anno più caldo mai registrato. Lo studio evidenzia inoltre che il tasso di riscaldamento di origine antropica rimane anch’esso al massimo storico di circa 0,27 °C per decennio. Di conseguenza, le temperature oceaniche aumentano, i ghiacciai terrestri si sciolgono e il tasso di innalzamento del livello del mare a livello globale accelera.
In merito, la responsabile della ricerca presso il Royal Netherlands Institute for Sea Research, Aimée Slangen, ha osservato che “nel 2025, l’innalzamento globale del livello del mare ha raggiunto un nuovo record di 23 cm dal 1901, a un tasso di circa 1,8 mm all’anno“. A prima vista, “può sembrare un valore modesto, ma anche un cambiamento di questa portata sta aumentando le inondazioni costiere nelle aree pianeggianti di tutto il mondo”, ha avvisato.
Nel rapporto è stato introdotto un nuovo indicatore, ovvero il numero di giorni di “ondate di calore marine“. Nel 2025, sono stati segnati da queste ondate 65 giorni e, secondo quanto chiarisce il professore presso il centro di ricerca per le scienze climatiche dell’università nazionale di Pusan, June-Yi Lee, il numero “è più che triplicato tra il 1991 e il 2025“. Ciò è allarmante perché “questi eventi danneggiano gli ecosistemi marini, minacciano la produzione alimentare, l’economia e la protezione costiera” e intensificano “gli eventi meteorologici estremi sulla terraferma”, ha spiegato Lee.
In questo contesto, il budget di carbonio rimanente, cioè la quantità totale di anidride carbonica che può ancora essere emessa se si intende mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C come previsto dagli Accordi di Parigi, è stimato a 130 miliardi di tonnellate di CO2, una quantità che secondo gli studiosi si esaurirà in circa tre anni.
“Nonostante le emissioni di gas serra non stiano aumentando con la stessa rapidità degli anni 2000, i risultati di quest’anno continuano a mostrare quanto e con quanta rapidità il clima stia cambiando a causa dell’attività umana, evidenziando la necessità per la società di intensificare massicciamente gli sforzi di decarbonizzazione durante questo decennio critico”, hanno scandito i relatori. In particolare, il ricercatore senior dell’istituto internazionale di analisi dei sistemi applicati, Chris Smith, ha ammonito: “L’edizione di quest’anno gli IGCC ha coinvolto oltre 40 set di dati globali, molti dei quali sono ora a rischio a causa di decisioni sui finanziamenti” e per questo ha invitato a “un’azione e a un coordinamento internazionali per garantire la continuità delle osservazioni sul clima”. Altrimenti, “senza questo, le valutazioni future saranno molto più difficili in un momento in cui è urgente agire per il clima”, ha concluso.











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