Bruxelles – “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta”. Il titolo dell’ultimo report della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni unite sul Territorio Palestinese Occupato e Israele parla da solo. Il documento, pubblicato a giugno 2026, riconosce l’assassinio deliberato dei bambini palestinesi da parte di Israele dal 7 ottobre 2023 e arriva dopo il rapporto di settembre 2025, dove si affermava che quello commesso da Israele è un genocidio.
In quanto potenza occupante, “Israele è giuridicamente tenuta a garantire la protezione, la cura e la sopravvivenza dei bambini palestinesi”, si legge nell’analisi della Commissione indipendente. Tuttavia, “attraverso la natura, la portata e l’estensione delle proprie operazioni militari a Gaza, il governo israeliano e le sue forze di sicurezza hanno deliberatamente compiuto atti che hanno causato la morte e gravi danni fisici e psicologici a centinaia di migliaia di bambini palestinesi”, distruggendo “irreparabilmente la sacralità dell’infanzia, compresi i legami familiari, l’identità, l’innocenza, la sicurezza e il futuro”. Inoltre, la Commissione ha riscontrato che “gran parte dei danni subiti dai bambini palestinesi non era accidentale, ma intenzionalmente volta a distruggere l’esistenza dei palestinesi a Gaza in quanto gruppo”. I bambini “incarnano la continuità biologica e sociale” e la Commissione “ha fondati motivi per concludere che questi atti fanno parte di una strategia deliberata volta a distruggere il futuro dei palestinesi a Gaza colpendo i loro bambini”.
Chris Sidoti è un avvocato specializzato in diritti umani e fa parte della Commissione indipendente dell’Onu dalla sua istituzione, nel 2021. In un’intervista concessa a Eunews, ha raccontato il lavoro della Commissione e l’importanza di raccogliere prove per una futura “attribuzione di responsabilità”.
Eunews: Di che cosa si occupa questo rapporto e quali aspetti sono stati presi in considerazione dalla Commissione?
Chris Sidoti: “Esamina le violazioni e i crimini commessi contro i bambini palestinesi, inclusi i gravi danni fisici e psicologici inflitti dalle forze israeliane. Abbiamo analizzato il numero di bambini uccisi, le lesioni gravi riportate, e la sofferenza causata dal trauma di una guerra intensa e prolungata. Abbiamo preso in esame le ripercussioni degli eventi su Gaza: la distruzione delle infrastrutture, la mancanza di acqua potabile, il collasso del sistema sanitario e scolastico. Ma il rapporto non si limita a Gaza. Esamina in modo approfondito anche ciò che accade in Cisgiordania, con particolare attenzione alle operazioni condotte dalle forze militari israeliane.”
E.: Quali sono le principali forme di violenza che avete registrato nei confronti dei minori?
C.S.: “In primo luogo, l’uccisione intenzionale e diretta di bambini. L’abbiamo riscontrata sia a Gaza che in Cisgiordania, con un numero significativo di minori morti per essere stati colpiti da cecchini e droni israeliani, o durante combattimenti tra soldati israeliani e militanti di Hamas o di altri gruppi palestinesi. L’uccisione intenzionale è, quindi, la prima forma di violenza.
La seconda è la morte di un numero molto elevato di bambini come conseguenza della strategia militare complessiva di Israele. Abbiamo visto edifici residenziali rasi al suolo, il che ha causato numerosi decessi. Poi, abbiamo visto distruggere gli elementi fondamentali per la vita e la salute dei minori: ospedali, cliniche e scuole sono stati demoliti o gravemente danneggiati, e poi spesso riconvertiti in rifugi d’emergenza per chi aveva perso la propria abitazione. I bambini di Gaza non vanno a scuola da tre anni, tre anni interi di istruzione formale perduti.
In Cisgiordania, invece, abbiamo indagato casi in cui bambini erano stati chiaramente presi di mira da soldati israeliani, morendo o riportando ferite molto gravi. In Cisgiordania non abbiamo riscontrato l’uso della fame come arma, come invece accade a Gaza, né la distruzione totale degli ospedali, sebbene vi siano stati alcuni danni a strutture sanitarie e scolastiche. Ovviamente, la situazione in Cisgiordania resta grave e anche qui il numero di palestinesi – inclusi i bambini – uccisi dal 7 ottobre 2023 è di gran lunga superiore rispetto al passato.”
E.: Nel rapporto si citano anche i giocattoli dei bambini. Può raccontarci qualcosa in proposito?
C.S.: “La Commissione ha documentato numerosi casi in cui soldati israeliani si sono filmati mentre deridevano e profanavano simboli dell’infanzia a Gaza, come giocattoli o vestiti. Abbiamo avuto accesso a un’enorme quantità di fotografie e video che questi soldati hanno pubblicato online, vantandosi di ciò che facevano. Non è come ucciderli, ma è altrettanto grave. Riflettono un atto di disumanizzazione. I bambini non vengono percepiti come esseri umani e vengono privati dei loro oggetti più preziosi, che vengono usati come strumento di umiliazione. Non si tratta di comportamenti individuali e isolati, ma di qualcosa che la Commissione definisce una vera e propria cultura militare di degradazione dei palestinesi come gruppo.”
E.: Può spiegarci brevemente la metodologia utilizzata? Visto che è impossibile entrare nella Striscia di Gaza, come sono stati raccolti i dati?
C.S.: “Non aver potuto accedere fisicamente ai territori ha reso il lavoro più difficile, ma non ha compromesso le nostre indagini. Abbiamo intervistato vittime e testimoni da remoto e abbiamo raccolto testimonianze da operatori sanitari, accademici, giornalisti e avvocati in contatto con le vittime e le loro famiglie. Abbiamo avuto accesso a referti medici, radiografie, fotografie, video e dichiarazioni audio di pazienti che avevano dato il consenso a condividere le informazioni con la Commissione. Abbiamo consultato due patologi forensi indipendenti, che hanno analizzato le prove – incluse TAC, referti medici, fotografie e video – relative ai bambini colpiti, uccisi o mutilati. Il materiale open source è stato raccolto e verificato secondo gli standard internazionali, con tecniche di autenticazione visiva, geolocalizzazione, estrazione di metadati e riconoscimento facciale.
Abbiamo avuto accesso a migliaia di elementi documentali, molti dei quali ripresi e pubblicati online dagli stessi soldati israeliani. Non abbiamo mai avuto, quindi, una carenza di prove tale da ostacolare le nostre indagini.”
E.: L’ultimo rapporto della Commissione è stato pubblicato a settembre 2025, e poi a ottobre c’è stato il cessate il fuoco. Sulla base dei dati che avete raccolto, è corretto chiamarlo così?
C.S.: “Ho sentito usare l’espressione “fuoco ridotto”, e mi sembra una descrizione molto più accurata. I combattimenti sono certamente meno intensi, ma le uccisioni continuano. I soldati israeliani continuano a sparare su civili palestinesi, inclusi i bambini.
Le forze israeliane occupano almeno il 60 per cento di Gaza, e il Primo Ministro ha dichiarato di voler espandere tale controllo fino al 70 per cento. La superficie totale di Gaza all’inizio degli ultimi combattimenti nel 2023 era di 365 chilometri quadrati: se gli israeliani occupano il 70 per cento di quel territorio, significa che solo il 30 per cento, ovvero circa 100-110 chilometri quadrati, rimane a disposizione di due milioni di persone. È una situazione gravissima.
Non è un cessate il fuoco, è un fuoco ridotto. I bambini continuano a essere uccisi, e non si sta facendo nulla – assolutamente nulla – per avviare il lavoro di ricostruzione di Gaza, che richiederà decenni.”
E: Può spiegarci qual è la ragione alla base della scelta di dedicare questo rapporto ai bambini?
C.S.: “La motivazione principale è, naturalmente, il materiale che abbiamo raccolto nel corso degli ultimi due anni e mezzo, e l’impatto devastante che questa guerra sta avendo sui bambini mentre crescono.
I bambini stanno soffrendo enormemente. I bambini sono sempre i più vulnerabili nei conflitti, e non sorprende che la loro sofferenza sia spesso peggiore di quella degli adulti. Sono più fragili, accumulano traumi profondi. Il numero di bambini uccisi, il numero di bambini che hanno perso braccia o gambe, sono cifre che non si possono ignorare. Sono stati identificati quasi 22mila corpi di bambini. Non è il numero totale, ma sono solo quelli riconosciuti.
La situazione a Gaza non è semplice da affrontare. Ma è stata proprio questa sofferenza dei bambini a giustificare la scelta di dedicarvi un rapporto specifico. Dobbiamo concentrare l’attenzione sulla loro condizione.”
E.: Quando è uscito il rapporto di settembre, aveva dichiarato di non aspettarsi alcun cambiamento nelle politiche dello Stato di Israele, nemmeno dopo la pubblicazione di un rapporto che lo accusava di genocidio. Conferma questa posizione?
C.S.: “Certamente, non ho alcuna aspettativa che le politiche dell’attuale governo israeliano cambino. La nostra attenzione è rivolta principalmente al sistema delle Nazioni unite, ai singoli governi e ai gruppi di Paesi. Inoltre, un punto fondamentale è la responsabilità e la sua attribuzione. I dati che abbiamo raccolto saranno sicuramente utili per le indagini della Corte penale internazionale e la corte internazionale di giustizia.”
E.: Ha menzionato i gruppi di Stati. L’Unione Europea ha mostrato interesse per il vostro lavoro? Avete ricevuto qualche reazione?
C.S.: “Sì, abbiamo riscontrato un interesse considerevole. Qualche giorno fa abbiamo presentato il rapporto agli Stati membri a Ginevra e discusso le sue conclusioni. Diverse delegazioni hanno voluto sapere quali azioni concrete potessero scaturire dal rapporto, e le abbiamo indirizzate alle raccomandazioni che abbiamo formulato.”
E.: Quali sono queste raccomandazioni?
C.S.: “È necessaria un’azione coordinata da parte dei singoli Stati e dei gruppi di Stati. In primo luogo, occorre interrompere ogni fornitura di armi e materiale militare a Israele e imporre sanzioni mirate contro ministri, funzionari e militari israeliani responsabili di violenze contro i bambini. Gli Stati devono inoltre arrestare i funzionari israeliani colpiti da mandati di arresto della Corte Penale Internazionale e consegnarli alla CPI. Bisogna indagare sugli israeliani – inclusi quelli con doppia o multipla nazionalità -sospettati di aver compiuto atti illeciti di violenza contro i bambini palestinesi. È necessario porre fine all’assedio di Gaza e garantire l’accesso umanitario senza ostacoli. E, infine, occorre sostenere soluzioni politiche fondate sul diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, dando voce anche ai bambini.”
![[Foto: Unsplash]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/jakob-rubner-oqCRCYUiJpw-unsplash-750x375.jpg)
![[Foto: EC - Audiovisual service]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/P-061606_00-43_01-ORIGINAL-867353-350x250.jpg)
![Kaja Kallas, Alta rappresentante dell'UE per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza [Foto: Imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/Imagoeconomica_2746484-350x250.jpg)
![Riunione del consiglio Affari esteri [Lussemburgo, 15 giugno 2026. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/fac-council-250615-350x250.jpg)






![[Foto: Imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/Imagoeconomica_1543420-e1782475083519-120x86.jpg)
![[Foto: Unsplash]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/jakob-rubner-oqCRCYUiJpw-unsplash-120x86.jpg)
