Bruxelles – Ceuta, oltre i migranti c’è di più. C’è un complesso e delicato quadro geopolitico fatto di relazioni ed equilibri instabili, mai davvero definiti, con logiche storiche e regionali mai superate. In questo quadro il Marocco dispone nella questione del Sahara occidentale di una leva su cui fare pressione, e tanta, sull’Unione europea e i suoi membri, a cominciare dalla Spagna.
Nel quadrante africano di nord-ovest Marocco e Algeria giocano un ruolo fondamentale per l’UE: il primo rappresenta per l’Europa un mercato importante per i settori agricolo, tessile, tecnologico e trasporti, mentre dalla seconda si prende energia, in particolare gas. In entrambi i casi si tratta però di dipendenze critiche: Algeri può usare l’energia come arma, cosa che sta facendo, e Rabat può usare l’arma dei migranti, visto che è ormai palesato come i richiedenti asilo, regolari e non, siano il vero tallone d’Achille di questa Unione divisa e litigiosa sul tema.
Sullo sfondo resta la questione del Sahara occidentale, territorio che rivendica l’indipendenza e che il Marocco rivendica come proprio. Nonostante l’auto-proclamazione di indipendenza risalga al 1976, a oggi la Repubblica araba democratica di Saharawi ha la capitale El Aaiun controllata in gran parte dal Marocco e col Marocco contesa. La Repubblica resta inoltre non riconosciuta a livello internazionale. Sono comunque circa 80 le Nazioni che hanno riconosciuto il Paese come indipendente e sovrano, appena 20 ad avere un’ambasciata, mentre l’ONU include il Sahara occidentale nella lista dei territori non autonomi.
Tra i pochi a riconoscere pienamente il Sahara occidentale figura l’Algeria, Paese confinante con il Marocco e che sostiene da sempre il popolo Saharawi. Ne è la riprova Tindouf, città algerina a pochi chilometri dalle frontiere con Marocco e Sahara occidentale, che ospita profughi Saharawi e soprattutto il governo saharawi in esilio, rendendo così di fatto l’Algeria un campo base per le attività politiche anti-marocchine per le dispute e le tensioni tutte nord-africane.
In sede ONU si sostiene la proposta presentata dal Marocco nel 2007 per la creazione di una regione autonoma del Sahara occidentale all’interno del regno marocchino. Il 31 ottobre 2025 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione che invita a procedere in tal senso, con l’Unione europea che la sostiene: “L’UE continua a sostenere pienamente il processo guidato dalle Nazioni Unite, in linea con la risoluzione 2797(2025) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, quella di ottobre 2025, ricorda l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas.
Kallas risponde a un’interrogazione presentata all’indomani di attacchi mirati marocchini contro Lehbib Mohamed Abdelaziz, comandante del Fronte Polisario, la principale organizzazione indipendentista del Sahara occidentale. L’alto ufficiale sarebbe stato ucciso da un drone lanciato dal governo del Marocco, con l’UE che non condanna apertamente: “L’UE ricorda che ora è il momento del dialogo e dei negoziati e che qualsiasi escalation militare è contraria a questo sforzo e dovrebbe essere evitata”, la risposta di Kallas.
La questione di Ceuta di questi giorni si inserisce in tutto questo complesso quadro di relazioni, alleanze e interessi. Già nel 2021 lo stesso possedimenti spagnolo in nord Africa venne preso d’assalto quando il governo Sanchez decise di fornire cure mediche a Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, nemico giurato del Marocco per le rivendicazioni di indipendenza. Per tutta risposta il Marocco fece arrivare migranti a Ceuta. Lo stesso sembra essersi ripetuto a distanza di cinque anni: il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez si è recato ad Algeri per rilanciare le relazioni bilaterali tra Spagna e Algeria, Paese africano che sostiene la causa del popolo saharawi in aperto contrasto con gli interessi del Marocco.
Rabat sembra dunque disporre di una leva di pressione importante, e l’UE ne è consapevole. E’ così che si spiegherebbe la timida condanna – se tale può definirsi – di Kallas di fronte alle operazioni marocchine contro la leadership politica saharawi, e tanto altro ancora.
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