Bruxelles – La proposta di riforma della legge della caccia in Italia, così come presentata dai partiti di maggioranza, potrebbe essere in violazione delle normativa europee. Lo fa sapere la commissaria UE per l’Ambiente, Jessika Roswall, che con tutte le cautele del caso, ammette che qualcosa non quadra: “La Commissione ha ricevuto denunce relative al disegno di legge 1552” che rimette mano all’attività venatoria nel Paese, e, riconosce la commissaria, “in seguito alla valutazione preliminare dei progetti di disposizioni accessibili al pubblico alla luce degli obblighi di cui alla direttiva Uccelli e alla direttiva Habitat, sono stati individuati alcuni aspetti che potrebbero non essere compatibili con le norme dell’UE”.
Normativa italiana dunque nel mirino dell’esecutivo comunitario, che però non si pronuncia né su eventuali provvedimenti sanzionatori, né sugli sviluppi di una vicenda ancora tutta nazionale. Per procedure d’infrazione contro l’Italia in sostanza è presto, lascia intendere Roswall. Intanto, “al momento la Commissione sta valutando in dettaglio la risposta delle autorità italiane”, e poi c’è un dialogo in corso con Roma. A seguito delle denunce presentate a Bruxelles, “sono state contattate le autorità italiane competenti” e le stesse “hanno comunicato che stanno considerando la possibilità di proporre modifiche ai legislatori alla luce delle osservazioni della Commissione”.
Tutto potrebbe cambiare, dunque. I correttivi del caso sarebbero il frutto di censure e pressioni delle associazioni ecologiste e anche dei partiti di opposizione. In particolare è la delegazione del PD in Parlamento europeo a sollevare il caso della riforma della legge sulla caccia con l’interrogazione che permette all’esecutivo comunitario di far sapere che il disegno di legge non sarebbe a prova di normative UE. Da parte della Commissione, assicura Roswall, c’è “impegno a sostenere le autorità nazionali nel garantire precocemente la conformità alle norme dell’UE e prevenire eventuali violazioni“. Insomma, l’UE viene incontro al governo Meloni per evitare brutte figure e nuovi contenziosi con l’Europa.
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