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    Home » Opinioni » Il negoziato sul bilancio pluriennale mostra sempre più l’arretramento del PPE sull’Europa

    Il negoziato sul bilancio pluriennale mostra sempre più l’arretramento del PPE sull’Europa

    La proposta di compromesso sul budget di lungo termine (MFF 2028-2034) è il risultato di un Partito popolare europeo senza più visione e spirito europeisti, che porta a rafforzare le spinte euro-scettiche e sovraniste

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    12 Ottobre 2026
    in Opinioni, Economia
    Il presidente del Partito popolare europeo (PPE) e del gruppo PPE al Parlamento europeo, Manfred Weber [foto: EPP. https://www.flickr.com/photos/eppofficial/albums/]

    Il presidente del Partito popolare europeo (PPE) e del gruppo PPE al Parlamento europeo, Manfred Weber [foto: EPP. https://www.flickr.com/photos/eppofficial/albums/]

    Bruxelles – La proposta per il bilancio pluriennale dell’UE (MFF 2028-2034) messa a punto dalla presidenza irlandese di turno del Consiglio dell’UE è un manifesto politico del Partito popolare europeo (PPE). Nell’incertezza del negoziato inter-istituzionale con il Parlamento europeo molto può ancora accadere, ma quanto emerge fin qui è un PPE di retroguardia, che dopo aver fatto l’Europa sceglie di disfarla.

    C’è un’evidente, riconosciuta e anche comprensibile esigenza di sostenibilità delle finanze pubbliche, di controllo della spesa e di rientro da deficit e debito che hanno raggiunto livelli certamente elevati. Una necessità emersa e concordata già nella passata legislatura. Ma ci sono anche sfide non più rinviabili per cui serve un coraggio che il compromesso negoziale irlandese non mostra. Il governo di Dublino è presieduto da Micheal Martin, un liberale. La sua non appartenenza al PPE rende certamente più difficile il compito di fiaccare le resistenze dei popolari europei a limitare il bilancio, ed è comprensibile che la proposta vada verso chi, in seno al Consiglio, detiene il maggior numero di capi di Stato e di governo.

    È qui che si registra il passo indietro di un PPE con tanti leader e poca leadership. Dodici governi su 27 a guida popolare (Austria, Cipro, Croazia, Germania, Grecia, Finlandia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia, Ungheria) dovrebbero rappresentare un numero sufficiente per dare un impulso pro-europeo, che nella questione finanziaria si traduce in più risorse.

    Il principio di fondo non è poi così complicato da capire: più risorse gli Stati mettono per il bilancio comune e più si permette all’UE di funzionare e finanziare ciò che serve per essere competitiva e influenta su scala internazionale. Viceversa, meno si mobilita e più si rende l’UE debole e incapace di incidere.

    Nelle scelte del PPE per un bilancio più austero si registra assenza di visione, carenza di prospettiva, mancanza di europeismo, che – indipendentemente della sua natura, sia una scelta politica consapevole, una paura per la sostenibilità di bilancio, governi traballanti in alcuni casi e campagne elettorali alle porte per  altri – produce un allineamento sulle posizioni delle forze euro-scettiche e sovraniste che reclamano più poteri ai Parlamenti nazionali e meno centralità di Bruxelles.

    Il PPE opera in sostanza una scelta che rompe con il suo passato, e che rompe anche la sua stessa famiglia. Perché le posizioni intransigenti sul bilancio hanno già prodotto lo scollamento tra PPE partito e PPE gruppo, con i popolari europei in Parlamento contro i popolari europei del Consiglio. Una vera e propria ‘guerra civile’ tutta interna alla principale forza politica UE che rischia di far esplodere l’intero funzionamento dell’Unione. In un momento in cui andrebbe rilanciata e rafforzata, il PPE di oggi, consapevolmente o meno, contribuisce a distruggerla.

    Tags: bilancio pluriennalemff 2028-2034popolari europeippeue

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